RICHARD MATHESON.
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TUTTI I RACCONTI. 1950 - 1959.
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Parte 6.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Indice dei racconti di questa parte.
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La magnifica fonte.
Una visita a Babbo Natale.
Lemming.
Antichi fantasmi.
I figli di No.
L'uomo dei giorni di festa.
Il nuovo vicino di casa.
L'orlo.
Una grossa sorpresa.
Scadenza.
Montaggio.
Nulla  come un vampiro.
Il terrore strisciante.
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Fine Indice.
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La magnifica fonte.
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Titolo originale: The Splendid Source. 1956.
Traduzione di: Maurizio Nati.
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Allora risparmiatemi le vostre maldicenze e leggete questo, meglio di notte che di giorno, ed evitate che lo leggano le fanciulle, se ce ne sono...
Ma io non temo nulla da questo libro, dal momento che proviene da un'elevata e magnifica fonte, e tutto ci che da essa  sgorgato ha sempre avuto un grande successo...
BALZAC, Prologo alle Sollazzevoli Istorie Successe per via di quella storiella che lo zio Lyman raccont nella casa di campagna. Talbert stava giusto risalendo il vialetto quando sent la battuta finale. 'Mio dio!' esclam l'attrice. 'Credevo aveste detto sarsapariglia!'
Tutti esplosero in risate fragorose. Talbert rimase immobile fissando gli ospiti che ridevano
attraverso il pergolato di rose. Dentro i sandali anatomici le dita si flettevano, pensierose. Rimase l a ponderare.
Pi tardi fece una passeggiata intorno al lago Bean e osserv un'onda cristallina che si
arrotolava, i cigni che scivolavano sull'acqua e i pesci rossi, e ponder ancora.
Ho ponderato disse quella sera.
No disse lo zio Lyman con aria infelice, ma senza scendere in particolari. Aspettava il colpo.
Che arriv.
Barzellette sporche disse Talbert.
Scusa? disse lo zio Lyman.
Una marea di barzellette sporche che copre la nazione intera.
Non riesco disse lo zio Lyman ad afferrare il punto. C'era una nota preoccupata nella sua
voce.
Credo che la cosa trasudi stregoneria disse Talbert.
Stre...?
Rifletti disse Talbert. Ogni giorno in tutta la nostra terra gli uomini raccontano storie spinte
nei bar e alle partite di pallone, nei ridotti dei teatri e nei luoghi di affari, agli angoli delle strade e negli spogliatoi. A casa e fuori, un vero e proprio diluvio di barzellette.
Talbert fece una pausa voluta.
Ma chi le inventa? chiese.
Lo zio Lyman fiss suo nipote con l'espressione di un pescatore che ha appena preso all'amo
un serpente di mare... un po' di timore reverenziale, un po' di repulsione.
Temo di... cominci.
Voglio conoscere la provenienza di quelle barzellette disse Talbert. La loro genesi, la loro
sorgente.
Perch? chiese lo zio Lyman, ma senza troppa convinzione.
Perch  rilevante rispose Talbert. Perch queste barzellette fanno parte di una cultura fino
a questo momento mai sondata. Perch sono un'anomalia, un fenomeno onnipresente eppure sconosciuto.
Lo zio Lyman non disse nulla. Le sue mani pallide erano avvolte mollemente sulla copia letta a
met del Wall Street Journal. Dietro le lucide lenti ottagonali degli occhiali i suoi occhi erano come due bacche sospese nel vuoto.
Alla fine sospir.
E quale ruolo chiese tristemente dovrei recitare io in questa ricerca?
Dobbiamo cominciare disse Talbert dalla barzelletta che hai raccontato oggi pomeriggio
nella casa di campagna. Dove l'hai sentita?
Kulpritt rispose lo zio Lyman. Andrew Kulpritt era uno dei tanti avvocati che lavoravano
per la Bean Enterprises.
Ottimo disse Talbert. Chiamalo e chiedigli dove lui l'ha sentita.
Lo zio Lyman estrasse l'orologio d'argento dal taschino.
 quasi mezzanotte, Talbert annunci.
Talbert gesticol come a ignorare quell'osservazione cronologica.
Adesso disse.  importante.
Lo zio Lyman studi il nipote qualche secondo pi del necessario.
Con un sospiro che indicava resa, allung la mano verso uno dei trentacinque telefoni di Villa
Bean.
Talbert rimase con l'alluce piegato sul tappeto di pelle d'orso mentre lo zio Lyman componeva
il numero, attendeva e parlava.
Kulpritt? disse. Lyman Bean. Mi scusi se la chiamo a quest'ora, ma Talbert vuole sapere
dove ha sentito quella barzelletta sull'attrice convinta che il direttore abbia detto salsapariglia.
Lo zio Lyman ascolt. Ho detto... ricominci.
Un minuto pi tardi abbass pesantemente la cornetta.
Prentiss disse.
Chiamalo disse Talbert.
Talbert disse lo zio Lyman.
Adesso lo interruppe Talbert.
Le labbra dello zio Lyman esalarono un lungo sospiro. Ripieg con cura il Wall Street Journal,
si sporse verso il tavolo di mogano e schiacci il sigaro lungo un palmo. Poi infil la mano nella tasca
interna dello smoking e ne estrasse l'agenda rilegata in pelle.
Prentiss l'aveva sentita da George Sharper, un commercialista. Sharper da Abner Ackerman,
un medico. Ackerman da William Cozener della Prune Products. Cozener da Rod Tassell, direttore del
Cyprian Club. Tassell da O. Winterbottom, Winterbottom da H. Alberts, Alberts da D. Silver, Silver da
B. Phryne, Phryne da E. Kennelly.
E con uno strano colpo di scena Kennelly afferm di averla sentita dallo zio Lyman.
C' qualcuno che non dice la verit osserv Talbert. Le barzellette non si creano da sole.
Erano le quattro del mattino.
Lo zio Lyman si accasci sulla poltrona, un corpo inerte e con gli occhi spenti.
Deve esistere un'origine, una fonte disse Talbert.
Lo zio Lyman rimase immobile.
Non t'interessa disse Talbert, incredulo.
Lo zio Lyman emise un suono inintelligibile.
Non capisco disse Talbert. Abbiamo una situazione gravida di fascino. Esiste un uomo o
una donna che non abbia mai sentito una barzelletta spinta? Io dico di no. E poi, esiste un uomo o una
donna che sappia da dove vengono queste barzellette? Dico ancora di no.
Talbert si costrinse a tornare nel suo luogo preferito di meditazione, accanto al caminetto largo
quattro metri. Si piazz l con lo sguardo fisso sull'interno.
Sar anche un milionario disse ma non mi manca la sensibilit. Si volt. E questo
fenomeno mi eccita.
Lo zio Lyman tent di dormire mantenendo la faccia di un uomo sveglio.
Ho sempre avuto pi denaro di quanto me ne servisse disse Talbert. Non c'era bisogno di
ulteriori investimenti sul capitale, cos mi sono messo a investire sull'altro capitale che mio padre mi ha
lasciato: il mio cervello.
Lo zio Lyman si mosse. Un pensiero prese corpo sotto forma di parole.
Che ne  stato chiese di quella tua societ, la S.P.C.S.P.C.A.?
Eh? La Societ per la Prevenzione della Crudelt della Societ per la Prevenzione delle
Crudelt sugli Animali? Acqua passata.
E il tuo interesse riguardo ai problemi mondiali? Che fine ha fatto quel trattato sociologico
che stavi scrivendo...
Bassifondi: un approccio positivo, vuoi dire? Talbert lo dismise con un gesto della mano.
Roba superata.
E non  rimasto niente di quel tuo partito politico, i Pro-antidenazionalizzazionisti?
L'hanno fatto a pezzi i reazionari che c'erano all'interno.
E che mi dici del Bimetallismo?
Oh, quello! Talbert fece un sorriso dolente. Pass, caro zio. Avevo letto troppi romanzi
vittoriani.
A proposito di romanzi, che fine ha fatto la tua critica letteraria? Hai finito L'uso del punto e
virgola in Jane Austen? O Horatio Alger, il satirista incompreso? Per non parlare di La regina
Elisabetta era Shakespeare?
Shakespeare era la regina Elisabetta? lo corresse Talbert. No, zio, non ho finito niente. 
stato un interesse momentaneo, niente di pi...
Immagino che la stessa cosa valga per Il corno da scarpa: pro e contro, eh? E per quegli
articoli scientifici... 'La relativit riesaminata' e 'L'evoluzione  sufficiente'?
Morti e sepolti disse paziente Talbert. Morti e sepolti. Una volta erano progetti che mi
interessavano, ma adesso mi dedico a cose migliori.
Come chi inventa le barzellette sporche disse lo zio Lyman.
Talbert annu.
Proprio cos disse.
Quando il maggiordomo appoggi sul letto il vassoio della colazione, Talbert gli chiese:
Redfield, conosci qualche barzelletta?
Redfield lo osserv impassibile: aveva una faccia che la natura si era rifiutata di animare.
Barzellette, signore? domand.
Sai disse Talbert battute divertenti.
Redfield rimase in piedi accanto al letto come un cadavere la cui bara fosse stata messa in
verticale e poi rimossa.
Ecco, signore, disse dopo trenta secondi buoni una volta, quando ero un ragazzo, ne ho
sentita una...
Davvero? disse Talbert, tutto ansioso.
Credo che fosse pi o meno cos disse Redfield. Quando... ehm, quand' che un baule non
...
No, no lo interruppe Talbert scuotendo la testa. Intendevo barzellette spinte.
Le sopracciglia di Redfield si arcuarono. Le cose volgari erano per lui come un pesce in piena
faccia.
Non ne conosci nemmeno una? disse uno sgomento Talbert.
Chiedo scusa, signore disse Redfield. Se posso permettermi di avanzare un suggerimento,
forse  pi probabile che l'autista...
Conosci delle barzellette sporche, Harrison? chiese Talbert attraverso la comunicazione
interna mentre la Rolls-Royce procedeva con il motore che sembrava fare le fusa lungo la Bean Street,
diretta verso l'autostrada 27.
Harrison sul momento sembr non capire. Si volt e guard Talbert con aria inespressiva, poi
un sogghigno anim le sue guance carnose.
Ecco, signore cominci. C' un tizio seduto che mangia una cipolla, mi segue?
Talbert tolse il cappuccio alla sua penna a quattro colori.
Talbert era in ascensore e stava salendo verso il decimo piano del Gaunt Building.
Quell'ora di viaggio fino a New York era stata illuminante. Non solo aveva trascritto sette
delle pi orribilmente sconce barzellette che avesse mai sentito, ma aveva anche strappato a Harrison la
promessa di portarlo proprio nei luoghi in cui le aveva sentite.
La caccia era aperta.
MAX AXE / AGENZIA INVESTIGATIVA, c'era scritto sulla porta di vetro smerigliato.
Talbert gir la maniglia ed entr.
Annunciato dalla bellissima centralinista, Talbert fu introdotto in un ufficio arredato in modo
sobrio; sulle pareti c'erano una licenza di caccia, una mitragliatrice e le foto incorniciate della fabbrica
Seagram, del massacro del giorno di San Valentino e di Herbert J. Philbrick, colui che aveva vissuto tre
vite diverse.
Il signor Axe strinse la mano di Talbert.
Cosa posso fare per lei? chiese.
Prima di tutto, chiese Talbert conosce qualche barzelletta sporca?
Il signor Axe super lo shock iniziale e gli raccont quella della scimmia e dell'elefante.
Talbert ne prese nota, poi incaric l'agenzia di fare indagini sugli uomini a cui aveva
telefonato lo zio Lyman e di cercare di scoprire qualcosa di significativo.
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Fine.
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Una visita a Babbo Natale.
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Titolo originale: A Visit to Santa Claus. I'll Make It Look Good. 1957.
Traduzione di: Maurizio Nati.
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Per tutta la strada fino al parcheggio buio Richard continu imbronciato a fare i capricci.
Insomma, adesso piantala gli disse Helen quando giunsero alla macchina. Ci andremo
marted. Quante volte te lo devo ripetere?
Voglio andarci adesso protest Richard, dimenandosi e singhiozzando.
Ken si stava frugando in tasca per trovare le chiavi, cercando di non far cadere i pacchetti che
aveva in braccio. Oh disse irritato. Ce lo porto io.
Che vuoi dire? chiese lei sistemando le scatole e rabbrividendo al vento freddo che spazzava
il parcheggio pieno di macchine.
Voglio dire che adesso ce lo porto io rispose lui armeggiando con l'apertura dello sportello.
Adesso? chiese lei. Ormai  troppo tardi. Perch non ce l'hai portato mentre eravamo al
grande magazzino? Allora c'era un sacco di tempo a disposizione.
Be', ce lo porto adesso. Che differenza fa?
Voglio vedere Babbo Natale! si intromise Richard, fissando intensamente Helen. Mamma,
voglio vedere Babbo Natale adesso!
Non adesso, Richard disse Helen scuotendo la testa. Scaric le scatole sul sedile anteriore e
raddrizz le braccia con un gemito. Basta cos, ho detto ammon Richard quando ricominci a
frignare. Mamma  troppo stanca per rifare tutta quella strada fino al grande magazzino.
Non c' bisogno che venga anche tu le disse Ken gettando a sua volta i suoi pacchetti
accanto a quelli di lei. Lo accompagno io. Accese la luce.
Mamma, per favore, mamma? Per favore!
Lei si fece posto sul sedile e si accasci con un grugnito di stanchezza. Ken not la ciocca di
capelli bruni che le ballonzolava sopra la fronte e il rossetto ormai disseccato sulle labbra.
Be', cos' che ti ha fatto cambiare idea proprio adesso? gli chiese stancamente. Mentre
eravamo al supermercato te l'avr chiesto un centinaio di volte di portarcelo.
Per l'amor del cielo, ma che differenza fa? scatt lui. Vuoi tornare in macchina fino a qui
marted solo per vedere Babbo Natale?
No.
Be', allora... Not le smagliature nelle calze mentre lei si girava sul sedile per mettersi
dritta. Nella penombra appariva vecchia e inacidita, e la cosa gli provoc una strana sensazione allo
stomaco.
Per favore, mamma! Richard la stava implorando come se l'unica autorit fosse sua madre,
pens Ken. Come se lui, il padre, non avesse voce in capitolo.
Helen guard immusonita il parabrezza, poi spense la luce. Due ore in quella baraonda di
frenetici acquisti natalizi e di commessi esasperati, con le continue richieste di Richard di vedere Babbo
Natale e i loro irritati rifiuti, l'avevano stremata.
E che dovrei fare mentre voi non ci siete? chiese.
Sar solo per pochi minuti, per l'amor del cielo replic Ken. Era stato sulle spine per tutta la
notte, o lontano e taciturno, oppure sgarbato e irritabile con Helen e Richard.
Oh, andate pure disse lei sistemandosi il soprabito sopra le gambe. E per piacere
sbrigatevi.
Babbo Natale, Babbo Natale! strill Richard tirando tutto contento il cappotto del padre.
Va bene! gli rispose bruscamente Ken. Ma smettila di tirare, perdio!
Gioia al mondo, il Signore  venuto comment Helen, con un sospiro di disgusto.
Gi, certo disse stizzito Ken stringendo la mano di Richard. Forza, andiamo.
Helen richiuse lo sportello e Ken si accorse che non aveva abbassato il perno di sicurezza.
Forse lo avrebbe fatto quando loro si fossero allontanati. Le chiavi! Il pensiero lo colp all'improvviso,
costringendolo a infilare la mano in tasca, con le dita congelate che alla fine strinsero il metallo freddo.
Deglut con difficolt e risucchi freneticamente l'aria gelida, con il cuore che gli martellava nel petto
come un mantice. Calmati, si disse... di, calmati.
Sapeva bene che non doveva voltarsi. Sarebbe stato come rivolgere un'ultima occhiata a un
funerale. Alz volutamente gli occhi verso le luci al neon che ammiccavano sul tetto del grande
magazzino. Sentiva appena la mano di Richard nella sua, mentre con l'altra stringeva le chiavi nella
tasca. Non doveva guardare indietro, non...
Ken!
Sent come una morsa che gli bloccava il corpo quando la voce di lei echeggi acuta nel vasto
parcheggio. Si gir automaticamente e la vide in piedi accanto alla Ford, che li guardava.
Lasciami le chiavi! grid. Verr io davanti al grande magazzino cos non dovrete rifare
tutta la strada a piedi!
Lui la fiss come istupidito, sentendo che i muscoli dello stomaco si stavano irrigidendo.
... Si schiar la gola quasi furiosamente. Non  cos lontano! le grid di rimando.
Poi si volt prima che lei potesse replicare, notando come Richard lo guardava. Adesso il
battito del suo cuore era come una mazza che gli picchiasse sul petto.
Mamma ti sta chiamando disse Richard.
Vuoi vedere Babbo Natale o no? gli chiese a brutto muso Ken.
S... s.
Allora chiudi il becco!
Deglut di nuovo con fatica e allung il passo. Perch doveva succedere? Un brivido gli corse
lungo la schiena. Torn a guardare le spettrali luci al neon, ma continuava a vedere Helen in piedi
accanto alla macchina nel suo cappotto di velluto verde, con un braccio alzato e gli occhi fissi su di lui.
Continuava a sentire la sua voce  cos non dovrete rifare tutta la strada a piedi  che risuonava sottile e
lamentosa contro il fastidioso vento notturno.
Sentiva che adesso quel vento gli stava gelando le guance, e che le sue scarpe e quelle di
Richard emettevano un rumore secco e irregolare sul vialetto di asfalto cosparso di ghiaia. Poco pi di
sessanta metri, s, forse mancavano una sessantina di metri al grande magazzino. Che cos'era quello, il
rumore dello sportello della sua macchina che si richiudeva? Probabilmente lei si era arrabbiata. Se
avesse abbassato la sicura sarebbe stato pi difficile...
L'uomo con il cappello scuro stava in piedi in fondo al vialetto. Ken fece finta di non vederlo,
ma l'aria sembr rarefarsi all'improvviso come se lui fosse finito al di l dell'atmosfera e arrancasse in
un'oscurit ghiacciata che era quasi priva d'aria. Era il senso di pesantezza al cuore che lo faceva
sentire cos, l'apparente incapacit dei suoi polmoni di trattenere il respiro.
Babbo Natale mi vuole bene? chiese Richard.
Il petto di Ken combatteva per riprendere fiato. S, s rispose. Ti... vuole bene. L'uomo se
ne stava immobile a fissare il cielo, le mani sprofondate nelle tasche del vecchio impermeabile
spiegazzato, come un marito qualsiasi in attesa che la moglie uscisse dal grande magazzino. Ma non era
cos. Le dita di Ken si irrigidirono sulle chiavi. Le gambe, che gli sembravano due ciocchi di legno, lo
avvicinavano sempre di pi a quell'uomo.
Non lo far, pens all'improvviso. Lo avrebbe oltrepassato, avrebbe portato Richard a vedere
Babbo Natale, poi sarebbe tornato alla macchina e infine a casa, e tutto sarebbe stato dimenticato. Si
sentiva inetto e senza energia. Helen sola dentro la Ford, seduta accanto ai loro pacchi di Natale, in
attesa che il marito e il figlio ritornassero. Il pensiero gli suscit strani formicolii in tutto il corpo. No,
non lo far. Sent le parole come se qualcuno le pronunciasse dentro il suo cervello. Non lo far...
La mano che stringeva le chiavi gli si stava congelando e perdeva la sensibilit, quasi che fosse
stato lui stesso, senza rendersene conto, a bloccare l'afflusso di sangue fino alle dita.
Doveva farlo, era l'unico modo. Non aveva nessuna intenzione di tornare alla snervante
frustrazione che era il suo presente, e alla prospettiva di un futuro ancora pi squallido. La rabbia
interiore lo stava avvelenando, e doveva farlo per la sua stessa salute, per quel poco che rimaneva della
sua vita.
Giunsero in fondo al vialetto e oltrepassarono l'uomo.
Richard grid: Pap, ti sono cadute le chiavi!
Andiamo! Stratton la mano di Richard, costringendolo a non voltarsi per guardare.
 vero, pap!
Ti ho detto...
La voce gli manc improvvisamente quando Richard si liber della sua presa e corse indietro
fino al punto in cui c'era il mazzo di chiavi a terra. Ken fiss con occhi impotenti l'uomo che non si era
mosso dal suo posto. Sembr stringersi nelle spalle, ma Ken non riusc a scorgere l'espressione
nascosta sotto l'ampia tesa del cappello floscio.
Richard torn di corsa con le chiavi. Eccole, pap.
Ken se le infil nella tasca del cappotto con le mani che gli tremavano e le viscere straziate da
una sgomenta sofferenza. Non funzioner, pens, sentendo allo stesso tempo l'agonia della delusione e
quella di un senso di colpa incombente.
Dimmi grazie disse Richard riprendendo la mano del padre.
Ken rimase immobile senza sapere bene cosa fare, sempre stringendo il mazzo di chiavi in
tasca. Una empatica tensione dei muscoli lo spingeva verso quell'uomo, ma sapeva che non poteva
avvicinarlo. Richard avrebbe visto.
Andiamo, pap lo incalz Richard.
Ken si volt in tutta fretta, la faccia una maschera dipinta mentre puntava verso il grande
magazzino. A parte le vertigini non provava nessun'altra sensazione.  finita!, pens rabbioso e
amareggiato. Finita!
Dimmi grazie, pap.
Vuoi smetterla di... Il suono della sua voce lo sbalord e lui trattenne il resto delle parole
isteriche che stava per pronunciare dietro le labbra serrate e tremanti. Richard tacque, limitandosi a
un'occhiata indagatrice verso la faccia irrigidita del padre.
Erano a mezza strada dall'ingresso del grande magazzino quando l'uomo con l'impermeabile
consunto si mosse e sfior Ken.
Mi scusi farfugli l'uomo e come casualmente strofin il braccio contro la tasca del
cappotto in cui c'erano le chiavi, facendo capire a Ken che le voleva ed era pronto a riceverle.
Poi l'uomo li oltrepass dirigendosi a grandi falcate verso il grande magazzino. Ken lo segu
con lo sguardo sentendosi la testa come compressa fra due mani che gli schiacciavano il cranio. Non 
finita, pens. Non sapeva nemmeno se esserne felice o no. Vide l'uomo fermarsi e voltarsi davanti a
una delle porte a vetri che fiancheggiavano la porta girevole. Adesso, si disse Ken, devo farlo adesso.
Estrasse di nuovo le chiavi.
Voglio andare da quella parte, pap! Richard lo stava tirando verso la porta girevole dalla
quale i clienti entravano negli ampi locali pieni di confusione, oppure uscivano nel freddo silenzioso
della sera.
 troppo affollato si sent rispondere, ma era come se qualcun altro parlasse al suo posto. 
il mio futuro, continuava a pensare, il mio futuro.
Non  affollato, pap!
Non stette l a discutere. Trascin Richard verso la porta laterale, e mentre la spingeva, con le
chiavi in mano, se le sent strappare dalle dita.
Poi, in un secondo, lui e Richard si ritrovarono nell'interno illuminato e rumoroso del grande
magazzino, e tutto fin.
Ken non si volt a guardare, ma sapeva che l'uomo era diretto verso il parcheggio ormai buio,
verso la piazzola in cui era parcheggiata la sua Ford.
Per un attimo orribile ebbe la sensazione che gli sarebbe scappato un urlo irrefrenabile. Si
sentiva il corpo invaso da una grande stanchezza, e per poco davvero non si mise a gridare e a correre
nella notte verso quell'uomo. No, ho cambiato idea, non lo voglio pi! In quell'istante tutto ci che
odiava di Helen e della sua vita con lei sembr svanire e l'unica cosa che ricord fu che lei si era
offerta di arrivare con la macchina davanti al grande magazzino per evitare a lui e a Richard di
ripercorrere tutta quella strada lungo il parcheggio spazzato dal vento gelido.
Ma poi Richard lo trascin nel calore e nel rumore e nella calca dei clienti che facevano spese,
e lui lo segu stordito, addentrandosi fra i banchi. Dalla balconata del secondo piano giungeva un coro:
'Gioia al mondo, il Signore  venuto.' Lo aveva detto lei. Ken si sentiva male, preda delle vertigini, e il
sudore cominci a scolargli dalla fronte. Era troppo tardi per tornare indietro.
Si ferm in mezzo alla corsia e si appoggi a un pilastro, sentendosi le gambe come se fossero
diventate acqua. Troppo tardi, pens, troppo tardi. Ormai non poteva pi far niente.
Voglio vedere Babbo Natale, pap.
Ken respirava a fatica attraverso la bocca aperta. S disse con un fiacco cenno di assenso.
Andiamo.
Tent di camminare senza pensare, ma scopr che gli era impossibile. I suoi pensieri erano
vivide visioni. L'uomo che si avvicinava alla Ford. L'uomo che controllava la targa scritta in miniatura
sul portachiavi per essere sicuro che fosse quella giusta. La faccia dell'uomo come l'aveva vista quella
sera nel bar della Main Street: magra, pallida, corrotta. Un gemito prese forma nella gola di Ken, ma lui
lo ricacci indietro. Helen, diceva il suo pensiero angosciato.
DA QUESTA PARTE PER LA CASA MAGICA DI BABBO NATALE! Si avvi come un
automa verso la scala mobile, con Richard che saltellava e si dimenava al suo fianco, continuando a
ripetere, quasi senza fiato per l'eccitazione: Babbo Natale, Babbo Natale. Cosa avrebbe provato,
Richard, quando sua madre fosse...
E va bene! Represse la rabbia che gli montava dentro. Se doveva pensare avrebbe pensato al
futuro, non a questo. Non aveva programmato ogni cosa solo per poi avere un crollo fisico proprio nel
momento cruciale. C'era una ragione dietro tutta quella messinscena, non era solo frutto di una crudelt
dissennata.
Imboccarono la scala mobile. La mano di Richard era stretta nella sua, ma lui quasi non la
sentiva. Al Sudamerica e a Rita... a quello doveva pensare. Venticinquemila dollari dalla polizza di
assicurazione, la ragazza che aveva desiderato all'universit e che non aveva mai smesso di desiderare,
un futuro senza la continua e snervante lotta per liberarsi dai creditori. La libert, i semplici piaceri
della vita e un rapporto che non sarebbe stato eroso dall'abrasione di un'esistenza meschina.
La scala mobile in salita li incroci e Ken osserv le facce dei clienti: stanche, irritabili, felici,
inespressive. 'Giunse alla mezzanotte di una serata limpida' attacc il coro. Lui guard fisso davanti a
s, pensando a Rita e al Sudamerica. E pensando che questo rendeva tutto molto pi semplice.
Poi il coro fin e loro furono ingoiati da un allegro gruppetto che intonava raucamente Jingle
Bells. Richard cominci a saltare tutto eccitato quando uscirono dalla scala mobile e Ken si ritrov
improvvisamente a ripensare a Helen. 'Jingle all the way!'
Eccolo l! esclam Richard tirando come un matto.  laggi!
Va bene, va bene! borbott Ken ansimando mentre si univano alla fila che si snodava
irregolare verso la Casa Magica di Babbo Natale.
Era gi successo? Di nuovo quella contrattura allo stomaco. L'uomo era giunto alla macchina?
Helen era gi svenuta sul sedile posteriore? E l'uomo stava gi attraversando il parcheggio per
raggiungere qualche via buia dove l'avrebbe...
Stia tranquillo. Le ultime parole di quell'uomo erano come un fuoco che gli bruciava la mente.
Stia tranquillo. Sar un lavoro pulito.
Un lavoro pulito, un lavoro pulito, un lavoro pulito, un lavoro pulito. Quelle parole gli
rimbalzavano nella testa mentre insieme a Richard avanzava lentamente verso la casa di Babbo Natale.
Cento in anticipo, novecento a cose fatte... Il prezzo di una moglie di taglia media.
Ken chiuse gli occhi improvvisamente e si sent tremare, come se in quel luogo caldo e
affollato facesse freddo. Gli doleva la testa. Gocce di sudore gli scolavano dalle ascelle, come insetti
che gli camminassero sulla carne.  troppo tardi, pens, rendendosi conto che parte della tensione
provata prima di entrare nel grande magazzino era dovuta alla lotta per soffocare l'impulso di correre
alla macchina e bloccare quell'uomo.
Ma come si dice  una vocetta pacata continuava a ripeterglielo nella mente   troppo tardi.
Che gli dico a Babbo Natale, pap? chiese Richard.
Ken guard stancamente il figlio di cinque anni e pens. Lui star meglio con la madre di
Helen, molto meglio. Io non posso...
Che gli dir, pap?
Ken si sforz di sorridere e per un momento riusc anche a visualizzarsi come un uomo
coraggioso costretto a portare sulle spalle il peso che un terribile destino gli ha voluto assegnare.
Digli... digli cosa vuoi per Natale rispose. Digli che sei stato... un bravo bambino e... quello
che desideri per Natale. Tutto qui.
Ma come?
La visione si era gi dissolta; lui sapeva esattamente dov'era e cosa aveva fatto.
Come faccio a saperlo? scatt rabbiosamente. Senti, se non vuoi vederlo non sei
obbligato.
Un uomo davanti a loro si volt e scosse la testa verso Ken con un sorriso obliquo che
sembrava dire: 'Lo so quello che stai passando, amico.' Il sorriso che Ken gli restitu fu poco pi che
un leggerissimo piegamento delle labbra senza allegria. Oddio, devo uscire da qui, pens disperato.
Come faccio a restarmene qua dentro mentre...
I polmoni respiravano a fatica. Era quello che doveva fare. Quello era il piano e doveva essere
portato a compimento. E lui non avrebbe buttato tutto all'aria con il suo stupido comportamento
isterico.
Se solo fosse stato insieme a Rita, nel suo appartamento, fra le sue braccia. Ma era impossibile.
Si sarebbe accontentato di bere qualcosa di forte. Tutto, pur di alleviare la tensione.
Sospinsero il cancello bianco e quello attiv la registrazione di una fragorosa risata. Ken
sussult e si guard intorno. Quella risata gli sembrava assurda. Cerc di non ascoltarla, ma lo
circondava, assordandogli le orecchie.
Poi il cancello si richiuse alle loro spalle e la risata cess. Ken sent una vocetta che pigolava,
sopra il sistema di amplificazione: 'Buon Natale a tutti e felice anno nuovo.'
Sar un lavoro pulito.
Ken lasci la presa di Richard e si asciug la mano umida sul cappotto. Richard tent di
riprendergliela, ma Ken si ritrasse con tale violenza che il bambino lo fiss spaventato e senza capire.
No, no, non posso comportarmi cos. Ken ascolt le istruzioni nella sua mente. A Richard
avrebbero potuto porre delle domande, tipo: 'Come si comportava tuo padre quando eravate nel grande
magazzino?' Riprese la mano di suo figlio e riusc anche a sorridergli.
Ci siamo quasi disse. La calma della sua voce lo sbalord. Vi ripeto che non so come ho fatto
a perdere le chiavi. Le avevo in tasca quando sono entrato nel grande magazzino, di questo sono
sicuro.  tutto quello che so. State forse insinuando che...
NO!  TUTTO SBAGLIATO!. Per quanto provassero a intimidirlo non doveva mai far capire
loro che era lucido. Doveva apparire scioccato, confuso, quasi incapace di connettere... era cos che
doveva comportarsi. Come un uomo che aveva portato il figlio a vedere Babbo Natale e al quale il
giorno dopo avevano detto che sua moglie era stata trovata senza vita dentro la macchina.
Sar un lavoro pulito... Ma perch non riusciva a toglierselo dalla testa?
Il Babbo Natale se ne stava seduto su una sedia dallo schienale alto sul portico della Casa
Magica... magica perch cambiava colore ogni quindici secondi. Era un uomo grasso, di mezza et, con
una voce chioccia, che si metteva in grembo i bambini per qualche secondo, recitava le parole di rito,
poi li rimetteva gi dopo avergli regalato un lecca-lecca alla menta, dava loro una pacca sul sedere e li
salutava augurando buon Natale.
Quando Richard giunse al portico, Babbo Natale lo raccolse e se lo mise sulle gambe robuste
vestite di rosso. Ken rimase sul primo gradino, frastornato dal calore del magazzino, a fissare con aria
istupidita quella faccia rubizza con i baffi spaventosamente fasulli.
Allora, figliolo disse Babbo Natale. Quest'anno sei stato bravo?
Richard cerc di rispondere, ma le parole gli si bloccarono nella gola. Ken lo vide annuire e
diventare tutto rosso per l'imbarazzo. Star meglio con la madre di Helen. Io non posso fare niente di
buono per lui. Sarei solo...
Torn a mettere a fuoco la faccia rossa e baffuta. Cosa?
Ho detto, sei stato bravo quest'anno?
Oh, s. Certo, signore. Bravissimo.
Bene disse Babbo Natale. Felice di sentirlo, molto felice. E cosa vorresti per Natale,
piccolo?
Ken rimase l immobile, con il sudore che gli inzuppava la camicia, mentre la vocina di suo
figlio cantilenava senza posa, elencando i giocattoli che avrebbe voluto. Il portico sembrava
ondeggiargli davanti agli occhi. Sto male, pens. Devo uscire da qui e prendere un po' d'aria fresca.
Helen, mi dispiace, mi dispiace davvero. Io... io proprio non potevo fare altrimenti, capisci?
Poi Richard scese gi con il suo lecca-lecca alla menta, ed entrambi si diressero verso la scala
mobile.
Babbo Natale ha detto che potr avere tutto quello che voglio gli disse.
Ken annu meccanicamente frugandosi in tasca alla ricerca di un fazzoletto. Magari la gente
non avrebbe pensato che era sudore quello che si stava asciugando dalla faccia. Magari avrebbe pensato
che era sopraffatto dall'emozione perch era Natale e lui amava il Natale, ed ecco perch c'erano delle
lacrime sul suo viso.
Lo dir a mamma disse Richard.
Certo. Ken quasi non sent la propria voce. Torneremo indietro e andremo verso il punto in
cui abbiamo parcheggiato. Cercheremo per un po', e dopo chiamer la polizia.
S. disse.
Cosa, pap?
Lui scosse la testa. Niente.
La scala mobile li port di nuovo al pianoterra. L'allegra combriccola ricominci a intonare
Jingle Bells. Ken rimase dietro il figlio, fissando i suoi capelli biondi. Questa  la parte pi importante,
si disse. Fino a quel momento non aveva fatto altro che ingannare il tempo.
Doveva sembrare sorpreso al telefono, irritato. Un po' preoccupato, magari, ma non troppo.
Un uomo non si faceva prendere dal panico in circostanze come quelle. Normalmente non avrebbe
pensato subito che la scomparsa di sua moglie significasse... Dietro di loro la risata registrata
rimbomb sul coretto del gruppo canterino.
Si sforz di cancellare la mente come se fosse una lavagna, ma su di essa continuavano a
formarsi delle parole. Dimostrati un po' preoccupato, un po' contrariato, un po'...
...Non stiamo insinuando niente, signor Burns. Eccole di nuovo l, senza preavviso. Stiamo
solo dicendo che venticinquemila dollari sono un'assicurazione coi fiocchi.
Sentite! La sua faccia si tese mentre si vedeva rispondere, tutto infervorato.  qualcosa in cui
credevamo entrambi, capite? Anch'io sono assicurato per la stessa somma, lo sa? Ve ne siete
dimenticati?
Era il suo asso nella manica. In effetti avevano stipulato l'assicurazione meno di un anno
prima, ma facendo in modo che fossero entrambi coperti.
La scarpa s'impunt in fondo alla scala mobile e lui si ritrov nuovamente nel grande
magazzino, diretto insieme a suo figlio verso l'uscita che li avrebbe scaraventati nella notte. Una
leggera corrente d'aria gli sollev l'orlo dei pantaloni. Sent il freddo raggiungere le caviglie. Daremo
un'altra occhiata in giro, poi...
L'idea lo travolse. Non sapeva perch, ma all'improvviso seppe che non poteva lasciare il
grande magazzino. Tutto a un tratto si ritrov a fissare fazzoletti e cravatte. Si sentiva addosso gli occhi
di Richard e continuava a mettersi in guardia: Non devo sembrare sconvolto! Non ho programmato
tutto questo solo per crollare all'ultimo minuto!
Rita. Sudamerica. Soldi. Era bello pensare al futuro. Lo sapeva da tempo, ma si era permesso
di dimenticare. Era il futuro che contava, lui e Rita insieme in Sudamerica.
Ecco, gi andava meglio. Inal una lunga boccata d'aria calda. Le mani dentro le tasche si
rilassarono.
Andiamo disse, e questa volta si compiacque sinistramente della calma che c'era nella sua
voce. Andiamo.
Mentre riprendeva la mano di Richard il gong di chiusura risuon sopra l'organo che suonava
Silent Night.
Ma doveva chiamare la polizia? Fu travolto da una momentanea sensazione di panico. Di
solito non avrebbe pensato che magari Helen si era arrabbiata e...
Ho pensato che si fosse arrabbiata e che fosse tornata a casa senza di noi. No, non aveva mai
fatto prima una cosa del genere. Comunque siamo tornati a casa con l'autobus, io e mio figlio, ma mia
moglie non c'era. E non so dove sia. S, ho controllato a casa di sua madre. No, lei  l'unico parente
che abbiamo in citt.
Adesso erano usciti dalla porta e si trovavano all'esterno. Ken tenne gli occhi fissi sul
parcheggio ancora pieno di macchine mentre si allontanavano dal grande magazzino. Non sentiva pi
la stretta della mano di Richard nella sua. Sentiva solo il battito del cuore che sobbalzava come
imprigionato all'interno del petto. 'Be', chiss che fine ha fatto tua madre' si immagin di dire a
Richard una volta raggiunto il punto in cui aveva parcheggiato la Ford. 'Dov' la mamma?' sarebbe
stata la replica del bambino. Poi sarebbe seguita l'attesa, e alla fine la telefonata alla polizia. 'No, non
ha mai fatto niente del genere' continuava a ripetere la sua mente ormai priva di freni. Ho pensato che
si fosse arrabbiata e se ne fosse andata a casa, ma quando io e mio figlio siamo tornati lei non c'era.
Per un momento gli sembr di essere morto, che il suo cuore avesse cessato di battere. Aveva
come la sensazione di essere stato trasformato in pietra. Il vento soffiava freddo sulla sua faccia
stravolta.
Andiamo, pap disse Richard, tirandolo per il cappotto.
Lui non si mosse. Rimase immobile a fissare la macchina, con Helen dentro.
Pap, ho freddo.
Si sorprese di aver ripreso a camminare, muovendosi con un'andatura stralunata, da
sonnambulo. La lucidit non ne voleva sapere di ritornare in lui. Vedeva solo la macchina e Helen, e lo
stomaco gli doleva in modo insopportabile. Si sentiva la testa leggera, sul punto di rompersi o di volare
via. C'era solo l'impatto dei suoi passi sul vialetto a tenerlo sveglio e a impedire al suo corpo di
disperdersi in tanti frammenti. Gli occhi erano ancora fissi sulla macchina. Ken prov una forte
sensazione di caldo sollievo. Helen lo stava guardando.
Apr lo sportello.
Era ora che tornaste disse lei.
Lui non riusc a spiccicare parola. Tremando abbass lo schienale del sedile e Richard
s'intrufol dentro.
Forza, forza, andiamocene da qui disse Helen.
Ken si infil la mano in tasca e nel farlo ricord.
Allora? disse lei.
Io... io non riesco a trovare le chiavi. Si tast poco convinto tutte le tasche. Le avevo con
me quando...
Oh, no. La voce di lei oscill fra stanchezza e disgusto.
Ken deglut.
Insomma, che fine hanno fatto? chiese Helen. Anche la testa perderesti, se non fosse
attaccata alle spalle.
Io... io non lo so disse lui. Devo averle perse... da qualche parte...
Allora valle a cercare scatt lei.
S disse lui. S. Apr lo sportello quasi con disperazione e si ritrov di nuovo al freddo.
Torno subito disse.
Richiuse lo sportello e si allontan dalla macchina, con la faccia che cominciava a indurirsi.
Quel bastardo, si  preso i soldi e...
Tutto a un tratto vide s stesso che cercava di spiegare a Helen perch mancavano cento dollari
nel conto corrente. Lei non avrebbe mai creduto che fossero semplicemente svaniti. Avrebbe fatto delle
ricerche, avrebbe scoperto che lui li aveva prelevati in contanti, avrebbe fatto domande. Oddio, pens.
Sono finito, sono finito.
Guard lontano, in direzione dell'enorme insegna al neon sul tetto del grande magazzino, ma
senza vederla. In mezzo a essa, c'erano delle lettere bianche che si accendevano e si spegnevano.
D'improvviso le mise a fuoco. BUON NATALE... buio. BUON NATALE... buio. BUON NATALE...
buio. BUON NATALE... buio.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Lemming.
...
.
...
Titolo originale: Lemmings. 1957.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Da dove vengono? chiese Reordon.
Da ogni parte rispose Carmack.
Erano sull'autostrada che correva lungo la costa. Vedevano solo macchine a perdita d'occhio.
Migliaia di macchine stipate, paraurti contro paraurti, fiancata contro fiancata. L'autostrada era un
unico serpentone solido di macchine.
Ne arrivano delle altre disse Carmack.
I due poliziotti osservarono la marea di persone che si avviava verso la spiaggia. Molti
parlavano e ridevano, mentre altri erano silenziosi e tranquilli. Ma tutti procedevano verso l'arenile.
Reordon scosse la testa. Non capisco ripet per la centesima volta in quella settimana.
Proprio non capisco.
Carmack alz le spalle.
Non ci pensare disse. Sta succedendo. Che altro c' da dire?
Ma  assurdo.
Be', comunque eccoli che si avviano disse Carmack.
Sotto gli occhi dei due poliziotti, la folla di persone si mosse sulla sabbia grigia ed entr in
acqua. Qualcuno cominci a nuotare, ma quasi tutti non ci riuscirono per via dei vestiti. Carmack vide
una ragazza annaspare fra le onde prima di essere trascinata gi dalla pelliccia che indossava.
Dopo pochi minuti erano tutti scomparsi. I due poliziotti fissarono il punto in cui la gente si era
immersa nel mare.
Quanto tempo andr avanti? chiese Reordon.
Finch non saranno entrati tutti, credo rispose Carmack.
Ma perch?
Hai mai letto dei lemming? gli chiese Carmack.
No.
Sono dei roditori che vivono nei Paesi scandinavi. Continuano a riprodursi finch non hanno
esaurito le scorte di cibo, poi attraversano il Paese saccheggiando tutto quello che trovano. Giunti al
mare non si fermano: nuotano finch le forze li sorreggono. A milioni.
Credi che la stessa cosa stia succedendo qui? chiese Reordon.
Pu darsi rispose Carmack.
Ma gli uomini non sono roditori replic infuriato Reordon.
Rimasero ad aspettare sul bordo dell'autostrada, ma non giunse nessun altro.
Dove sono finiti? chiese Reordon.
Magari sono venuti tutti disse Carmack.
Tutti quanti?
 pi di una settimana che va avanti cos disse Carmack. La gente  arrivata qui da ogni
parte. E poi ci sono anche i laghi.
Reordon rabbrivid. Tutti quanti ripet.
Non lo so disse Carmack. Ma  stata una processione continua.
Dio santissimo esclam Reordon.
Carmack prese una sigaretta e l'accese. Be' disse. E adesso che si fa?
Reordon sospir. Tocca a noi? chiese.
Va' tu disse Carmack. Io aspetto ancora un po' per vedere se arriva qualcun altro.
Va bene. Reordon allung la mano. Addio, Carmack disse.
Si strinsero la mano. Addio, Reordon.
Carmack rimase a fumare seguendo con lo sguardo il suo amico che attraversava la sabbia
grigia della spiaggia ed entrava in acqua fino a che rimase fuori solo la testa.
Lo vide nuotare per pochi metri prima di scomparire.
Dopo un po' gett il mozzicone e si guard intorno. Poi entr in acqua anche lui.
Lungo la spiaggia rimasero un milione di auto vuote.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Antichi fantasmi.
...
.
...
Titolo originale: Old Haunts. 1957.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
All'inizio aveva intenzione di passare la notte in citt, all'hotel Tiger. Ma gli era venuto in
mente che forse era libera la sua vecchia camera. Era tempo di vacanze estive, e magari non c'era
nemmeno uno studente. Di certo valeva la pena di provare. Non gli veniva in mente nulla di pi
piacevole che dormire nella sua vecchia camera, nel suo vecchio letto.
La casa era sempre la stessa. Risal i gradini di cemento, sorridendo nel vedere i bordi ancora
sbriciolati. Gli stessi vecchi gradini, pens, sempre malridotti. Cos come la doppia porta tutta incurvata
che dava sulla veranda e il campanello che bisognava premere con un'angolatura particolare perch
suonasse. Scosse la testa, sempre sorridendo, e si domand se Miss Smith fosse ancora viva.
Non fu Miss Smith che venne ad aprire. Il suo cuore ebbe un sussulto quando, invece della sua
vecchia sagoma traballante, si trov sulla porta una scattante donna di mezza et, ben piazzata.
S? disse. La sua voce era un suono sgradevole, scostante.
Miss Smith abita ancora qui? le chiese, sperando nonostante tutto che fosse cos.
No, sono diversi anni che Miss Ada  morta.
Fu come se qualcuno gli avesse dato uno schiaffo in piena faccia. Fece un cenno d'assenso alla
donna, provando un momentaneo senso di vertigini.
Capisco disse alla fine. Capisco. Quando studiavo all'universit avevo una camera in
affitto qui, vede, e pensavo...
Miss Smith morta.
Studia ancora?
Non seppe se prendere la domanda come un insulto o come un complimento.
No, no rispose. Sono diretto a Chicago e mi trovo qui di passaggio. Mi sono laureato da
alcuni anni. Mi chiedevo se... se qualcuno occupasse la vecchia camera.
Intende la camera in fondo al corridoio? gli chiese la donna, squadrandolo con occhio
clinico.
Proprio quella.
 libera fino all'autunno rispose la donna.
Potrei... dare un'occhiata?
Ecco, io...
Magari potrei fermarmi qui stanotte si affrett ad aggiungere lui voglio dire, se...
Oh, ma certo. Il tono della donna divenne pi cordiale. Se le fa piacere.
Mi piacerebbe disse lui. Una specie di rimpatriata, capisce.
Sorrise impacciato, e desider non averlo detto.
Quanto sarebbe disposto a pagare? gli chiese la donna, pi interessata al denaro che ai
ricordi.
Be', le dir le confess d'impulso. Pagavo venti dollari al mese. Se le dessi la stessa
somma?
Per una sola notte?
Si sent stupido. Ma ormai non poteva tirarsi indietro, anche se si rendeva conto di aver fatto
quell'offerta per debolezza nostalgica. Nessuna camera valeva venti dollari per una notte.
Si fece coraggio. Perch sottilizzare? Rivivere i vecchi ricordi valeva bene quella cifra. E poi
per lui venti dollari erano una sciocchezza. Mentre il passato contava.
Sar felice di pagarla disse. Per me ne vale la pena.
Armeggi con le dita e tir fuori le banconote dal portafoglio. Le porse alla donna.
Mentre percorrevano il corridoio poco illuminato diede un'occhiata al bagno. La visione
familiare lo fece sorridere. C'era qualcosa di affascinante nel ritornare. Non poteva farci niente; c'era e
basta.
S, sono quasi cinque anni che Miss Ada  morta disse la donna.
Il sorriso di lui si spense.
Quando la donna apr la porta della camera, lui aveva voglia di trattenersi un attimo sulla
soglia, prima di azzardarsi a rimetterci piede. Ma la donna sembrava impaziente e lui si rese conto che
avrebbe fatto una figura ridicola se le avesse chiesto di aspettare, cos respir a fondo ed entr.
Viaggio nel tempo. La frase gli attravers il cervello mentre oltrepassava la soglia. Perch era
come se all'improvviso fosse tornato indietro; il nuovo studente che entrava nella camera per la prima
volta, valigia in mano, all'inizio di una nuova avventura.
Rimase l senza dire una parola, guardandosi in giro, mentre una sensazione inesplicabile di
paura s'impossessava di lui. La stanza sembrava restituirgli tutto. Tutto. Mary e Norman e Spencer e
David, e lezioni e concerti e feste da ballo e partite di football e bevute di birra e chiacchierate notturne
e tutto il resto. I ricordi si accalcavano dentro di lui con tale intensit che se ne sent travolgere.
C' un po' di polvere, ma dar una pulita quando lei uscir per andare a mangiare disse la
donna. Le procurer delle lenzuola.
Lui non sent le sue parole, n i suoi passi quando si allontan lungo il corridoio. Rest l,
prigioniero del passato.
Ci fu qualcosa che lo fece rabbrividire, ma non cap di cosa si trattasse, cos d'impulso prese a
guardarsi intorno. Non era un suono, n qualcosa che aveva visto. Era una sensazione nel corpo e nella
mente, una specie di irragionevole presagio.
Sobbalz con un gemito soffocato, quando la porta si richiuse con violenza.
 il vento disse la donna che era tornata con le lenzuola per il suo vecchio letto.
La Broadway. Il semaforo divenne verde e lui rilasci il freno. Segu con lo sguardo i negozi
lungo la strada.
C'era la drogheria Crown, sempre la stessa. Subito dopo il negozio di calzature Flora Dame.
Guard dalla parte opposta. Glendale era ancora l, e cos anche Barth Abbigliamento.
Qualcosa dentro di lui si stava allentando; si rese conto che aveva temuto di trovare la citt
cambiata. Perch quando aveva svoltato sulla Broadway e aveva visto che la libreria Sloane e la
rosticceria degli universitari non c'erano pi aveva provato quasi un senso di tradimento. La citt che
ricordava esisteva intatta nella sua mente e vederla cambiata, almeno in parte, lo faceva stare teso e
irrequieto. Era come incontrare un vecchio amico e scoprire con sgomento che aveva perso una gamba.
Ma le cose che non erano cambiate erano in numero sufficiente da fargli ritornare il sorriso
sulle labbra.
Il teatro universitario dove il sabato sera lui e i suoi amici andavano a vedere lo spettacolo di
mezzanotte, dopo essere usciti con una ragazza o dopo ore e ore di studio. La sala da bowling, con al
piano di sopra la piscina.
E al piano di sotto...
D'istinto accost al marciapiede e spense il motore. Rest l seduto per qualche secondo a
fissare l'ingresso del Golden Campus. Poi scese di corsa dalla macchina.
La stessa, vecchia, orribile insegna sopra la porta, i cui colori una volta vivaci erano stati quasi
cancellati dal tempo e dalle intemperie. Avanz con un sorriso che prendeva forma sulla bocca.
Poi lo colp un senso di opprimente avvilimento quando si ferm in cima ai gradini e guard la
rampa stretta e ripida. Pos le dita sulla ringhiera e, dopo un attimo di esitazione, scese lentamente.
Non ricordava che la scala fosse cos stretta.
Era quasi arrivato in fondo quando un suono ronzante gli colp le orecchie. Qualcuno stava
passando la cera con le spazzole rotanti sulla piccola pista da ballo. Scese l'ultimo gradino e vide il
piccolo uomo di colore dietro la macchina che vibrava dolcemente. Vide e sent il muso metallico della
lucidatrice urtare contro una delle colonne che delimitavano la pista.
Ebbe un altro momento di sconforto. Quel posto era cos piccolo, cos tetro. La memoria non
poteva essersi sbagliata fino a quel punto. No, spieg a s stesso in tutta fretta. No, era perch il posto
era vuoto e non c'erano luci. Era perch il jukebox non fremeva di bolle colorate e perch non c'erano
coppie che ballavano.
Senza rendersene conto fece scivolare le mani nelle tasche dei pantaloni, una posa che aveva
assunto forse una volta o due da quando aveva lasciato il college, diciotto anni prima. Si avvicin alla
pista da ballo, annuendo una volta in direzione del basso palco malridotto, come si farebbe con un
vecchio amico.
Rimase impalato sul bordo della pista e ripens a Mary.
Quante volte avevano percorso in tondo quella minuscola area, muovendosi al ritmo che
usciva pulsante dal jukebox pieno di luci? Ballando lentamente, i loro corpi vicinissimi, la mano calda
di lei che gli sfiorava pigramente la base del collo. Quante volte? Qualcosa gli strinse lo stomaco.
Poteva quasi rivedere il suo viso. Volt rapidamente le spalle alla pista e osserv i spar di legno,
immersi nel buio.
Un sorriso forzato gli sal alle labbra. Erano ancora l? Aggir una colonna e fece per dirigersi
verso il retro.
Sta cercando qualcuno? gli chiese il vecchio negro.
No, no disse lui. Volevo solo vedere una cosa.
Cammin fra le file di spar, sforzandosi di ignorare la sensazione di disagio. Quale sar?, si
chiese. Non riusciva a ricordarlo; sembravano tutti uguali. Si ferm, le mani sui fianchi, e li osserv
tutti, scuotendo lentamente la testa. L'uomo delle pulizie fin di lucidare il pavimento, stacc la spina e
ripose la grossa macchina. Il posto divenne mortalmente silenzioso.
Le ritrov nel terzo spar. Assurdo, le lettere c'erano ancora, consumate, e scure quasi come
il legno nel quale erano state incise. Scivol nel spar e le guard.
B. J. Bill Johnson. E, sotto le iniziali, l'anno 1939.
Ripens alle sere in cui lui e Spence e Dave e Norm erano stati seduti su quelle panche,
dissezionando l'universo con il bisturi efficiente e disinvolto degli studenti anziani.
Eravamo convinti di averlo tutto in mano mormor. Ogni suo pi piccolo frammento.
Lentamente si tolse il cappello e lo appoggi sul tavolo. Quello che voleva adesso era un
bicchiere della vecchia birra; quella densa, schiumosa, che sapeva di malto, che ti riempiva le vene e ti
faceva pompare il cuore, come era solito dire Spence.
Annu in segno di approvazione, facendo un brindisi silenzioso.
A te bisbigli. Il passato imbattibile.
Mentre lo diceva alz gli occhi dal tavolo e vide un ragazzo in piedi dalla parte opposta della
sala, al buio, in fondo alla rampa di scale. Johnson lo guard, ma non riusc a metterlo a fuoco bene
perch non aveva gli occhiali.
Dopo un attimo il ragazzo si volt e risal le scale. Johnson sorrise fra s e s. Torna alle sei,
pens. Il locale apre alle sei.
Questo lo fece ripensare a tutte le notti che aveva passato laggi, in quell'oscurit un po'
stantia a bere birra, a parlare, ballare, vivere la sua giovent con la casuale imprevidenza di un
miliardario.
Rimase seduto nella penombra, mentre i ricordi turbinavano dentro di lui come una marea
incessante, lambendogli la mente, costringendolo a tenere le labbra chiuse perch sapeva che tutte
quelle cose erano svanite per sempre.
Nel bel mezzo di tutto questo torn il ricordo di lei. Mary, pens, e si domand che ne fosse
stato di lei.
Ricominci mentre passeggiava sotto l'arcata che conduceva al campus. La fastidiosa
sensazione che passato e presente si stessero mescolando, che lui stesse camminando lungo la fune che
li univa, sempre sul punto di precipitare da una parte o dall'altra.
Quella sensazione lo perseguitava, raggelando il senso di euforia che provava per essere
tornato.
Diede un'occhiata a uno dei palazzi, ricordando le lezioni che vi aveva seguito, le persone che
vi aveva conosciuto. Poi, quasi nello stesso momento, vide la sua vita presente, monotona e vuota,
sempre in giro a vendere merce. Vide i mesi e gli anni di guida solitaria per tutto il Paese, che si
concludevano invariabilmente con il ritorno in una casa che non gli piaceva, da una moglie che non
amava.
Continu a pensare a Mary. Che idiota era stato a lasciarsela sfuggire. A pensare, con la
sconsiderata sicumera dei giovani, che il mondo fosse pieno di possibilit infinite. Aveva ritenuto che
fosse un errore scegliere cos presto nella vita e accontentarsi di ci che aveva in mano sul momento.
Aveva preferito pascoli pi verdi. E aveva continuato a cercarli fino a quando, col tempo, erano
diventati tutti marroni.
Ancora quella sensazione: una combinazione di sensazioni. Un'insoddisfazione strisciante che
lo consumava e lo soffocava... e il dubbio inquietante di essere seguito. L'insopprimibile bisogno di
guardarsi dietro le spalle per vedere chi lo inseguiva. Non riusciva a reprimerlo. Lo incalzava e lo
faceva sentire nervoso.
Adesso camminava lungo l'ala orientale del campus, la giacca sul braccio destro, il cappello
spostato all'indietro sull'incipiente calvizie della testa. Mentre si muoveva sentiva piccole gocce di
sudore che gli scendevano lungo la schiena.
Si chiese se non avrebbe fatto meglio a fermarsi e sedersi per un po' nel campus. C'erano
diversi studenti sdraiati sotto gli alberi, che ridevano e chiacchieravano.
Ma era ormai restio a parlare con gli studenti. Poco prima di raggiungere il campus si era
fermato a un bar e aveva ordinato un bicchiere di t freddo. Si era messo seduto vicino a uno studente e
aveva cercato di avviare la conversazione.
Il ragazzo lo aveva trattato con insopportabile distacco. Non gli aveva detto niente,
naturalmente, ma si era sentito molto offeso.
Era successa anche un'altra cosa. Mentre stava andando verso la cassa, aveva visto entrare un
giovane. Gli era sembrato di conoscerlo e aveva alzato un braccio per attirare l'attenzione dello
studente.
Poi si era reso conto che non poteva proprio conoscere nessuno degli studenti attuali e aveva
riabbassato il braccio, in preda all'imbarazzo. Aveva pagato il suo t, provando un senso di profonda
depressione.
La depressione non lo aveva ancora lasciato quando risal i gradini del Palazzo di belle arti.
Giunto in cima si volt e guard gi verso il campus. Nonostante quella sensazione di
abbattimento, si sent rincuorato nel vedere che il campus era sempre uguale. Almeno quello non era
cambiato e nel mondo rimaneva un senso di continuit.
Sorrise e si volt ancora, per due volte. C'era davvero qualcuno che lo seguiva? Era una
sensazione stranissima. Il suo sguardo si mosse inquieto per tutto il campus senza vedere niente di
insolito. Alz le spalle, irritato, ed entr nel palazzo.
Era sempre uguale e gli diede sollievo camminare di nuovo sulle mattonelle scure, sotto le
pitture murali del soffitto, su per gli scalini di marmo e lungo i corridoi con l'aria condizionata, isolati
acusticamente.
Non fece caso alla faccia dello studente che gli camminava a fianco, anche se le loro spalle
quasi si toccarono. Gli sembr che lo studente lo osservasse, ma non ne fu sicuro e quando si guard
alle spalle, lo studente aveva svoltato a un angolo.
Il pomeriggio trascorse lentamente. Cammin da un palazzo all'altro, entrando in ognuno di
essi come se fosse una chiesa, leggendo gli annunci affissi alle bacheche, sbirciando nelle aule e
rivolgendo a tutti sorrisi attentamente calibrati.
Ma cominciava a provare il desiderio di fuggire. Lo irritava il fatto che nessuno gli parlasse.
Pens di andare a trovare il direttore degli ex allievi per scambiare quattro chiacchiere, ma decise di
non farlo. Non voleva apparire presuntuoso. Era solo un ex alunno in visita senza fretta agli ambienti
dei suoi giorni universitari. Tutto qui. Non c'era motivo di esibirlo pi di tanto.
Mentre se ne tornava alla camera dopo avere cenato, ebbe la netta impressione che qualcuno lo
stesse seguendo.
Eppure, ogni volta che si fermava aggrottando la fronte, insospettito, e si guardava indietro,
non c'era nulla. Solo il rumore delle macchine che strombazzavano sulla Broadway o le risate dei
ragazzi nelle loro stanze.
Si ferm sui gradini del portico e diede un'occhiata alla strada, avvertendo una specie di
brivido gelido lungo la schiena. Probabilmente quel pomeriggio aveva sudato troppo, si disse. E adesso
l'aria della sera gli stava freddando il sudore addosso. Dopotutto non era pi giovane come...
Scosse la testa, cercando di sgombrare la sua mente da quella frase. Un uomo  giovane se si
sente giovane, si disse con convinzione e conferm con un deciso cenno d'assenso per imprimersi il
concetto in testa.
La proprietaria non aveva chiuso a chiave la porta d'ingresso. Mentre entrava la sent parlare al
telefono nella stanza da letto di Miss Smith. Johnson mosse la testa in su e in gi. Quante volte aveva
parlato con Mary a quel telefono antiquato? Qual era il numero? 4458. Proprio quello. Sorrise, fiero di
ricordarlo ancora.
Quante volte era stato seduto su quella vecchia sedia a dondolo nera a parlare con lei del pi e
del meno? Aggrott la fronte. Dov'era lei adesso? Era sposata e aveva dei figli? Aveva...
S'interruppe, teso, mentre un'asse del pavimento scricchiolava dietro di lui. Attese un attimo,
convinto di sentire la voce della proprietaria, poi guard indietro di scatto.
Il corridoio era vuoto.
Deglut a fatica, entr in camera e richiuse bene la porta. Annasp in cerca dell'interruttore e
alla fine lo trov.
Sorrise di nuovo. Adesso i ricordi quadravano di pi. Passeggi lungo la vecchia camera,
facendo scorrere le mani sul piano del cassettone, sulla scrivania, sul materasso. Gett giacca e
cappello sulla scrivania e sedette sul letto con un sospiro di stanchezza. Quando le vecchie molle
cigolarono un sorriso gli attravers la faccia. Le stesse, vecchie molle, pens.
Tir su le gambe e si abbandon contro il cuscino. Dio, come si sentiva bene. Accarezz il
letto in tutta la sua estensione, quasi con affetto.
La casa era silenziosa. Johnson si gir sulla pancia e guard fuori dalla finestra. C'era il vicolo
di un tempo, e la grossa quercia che torreggiava ancora sulla casa. Scosse la testa per scacciare quel
senso di costrizione al petto che i pensieri del passato gli avevano provocato.
Poi trasal quando la porta emise un leggero rumore. Si gir subito a guardare. Gli tornarono
alla mente le parole della donna.  il vento.
Era sicuramente un po' nervoso, decise, ma tutte queste cose lo infastidivano. Be', era
comprensibile. Aveva avuto una giornata piena, dal punto di vista emotivo. Rivivere il passato e
rammaricarsi del presente costituiva un impegno stressante per chiunque.
Il pasto abbondante consumato al Black and Gold Inn gli aveva fatto venire un po' di
sonnolenza. Si tir su e si trascin verso l'interruttore.
La camera piomb nel buio e lui torn verso il letto badando a dove metteva i piedi. Si sdrai
con un grugnito di soddisfazione.
Era sempre il suo solito, vecchio letto. Quante notti ci aveva dormito, mentre il contenuto dei
libri che aveva studiato si depositava pian piano nel suo cervello? Allung la mano e si slacci la
cintura, facendo finta di non sentire una punta di rimpianto per come il suo corpo una volta snello e
agile si era indurito. Sospir quando la pressione sullo stomaco si allent. Poi si rotol sul fianco
nell'aria calda e immobile della stanza e chiuse gli occhi.
Giacque l per qualche minuto ascoltando il rumore delle auto che passavano per la strada. Poi
si gir sulla schiena con un gemito. Allung le gambe, cerc di rilassarle. Quindi si tir su a sedere e,
allungando la mano, si sfil le scarpe e le lasci cadere a terra. Ricadde sul cuscino e si rimise sul
fianco, con un altro sospiro.
Giunse lentamente.
All'inizio pens che fosse lo stomaco a dargli fastidio. Poi si accorse che non erano solo i
muscoli dello stomaco, ma tutti i muscoli del corpo. Sent le fasce dei legamenti che si tendevano e un
brivido gli corse da capo a piedi.
Apr gli occhi e sbatt le palpebre nel buio. In nome di dio, cosa c'era che non andava? Guard
verso la scrivania e vide il profilo indistinto della giacca e del cappello. Richiuse gli occhi. Doveva
rilassarsi. A Chicago lo aspettava un incontro con clienti molto importanti.
Fa freddo, si disse irritato, e armeggi in cerca della coperta e quando la trov se la distese sul
corpo massiccio. Aveva un formicolio sulla pelle. Tese le orecchie, ma non c'era altro rumore che il
suo respiro rauco. Si gir e si rigir, sempre pi a disagio, domandandosi come mai all'improvviso la
camera fosse diventata cos fredda. Doveva essersi beccato un raffreddore.
Si rotol sul dorso e apr gli occhi.
In un attimo il corpo si irrigid e ogni suono gli si strozz nella gola.
China su di lui, a pochi centimetri di distanza, c'era la faccia pi bianca, pi orrenda che
avesse mai visto in vita sua.
Rimase immobile, spalancando la bocca muta per l'orrore che gli suscitava quella faccia.
Vattene disse la faccia, con una voce stridente, maligna. Vattene. Non puoi tornare.
Per un po' di tempo, dopo che la faccia fu scomparsa, Johnson giacque sul letto, a malapena
capace di respirare, con le mani contratte sui fianchi e gli occhi sgranati nel buio. Continuava a
sforzarsi di pensare, ma il ricordo di quella faccia e di quelle parole gli paralizzavano il cervello.
Non rimase. Quando ebbe recuperato le forze si alz e riusc a svignarsela di soppiatto senza
attirare l'attenzione della proprietaria. Sal in macchina e si allontan a tutta velocit, pallidissimo,
concentrato solo su ci che aveva visto.
S stesso.
La faccia di s stesso quando era all'universit. Il suo io giovane che detestava quel volgare
ficcanaso per essersi intrufolato in quello che non poteva pi essere suo. E il ragazzo al Golden
Campus, anche quello era lui da giovane. Lo studente che aveva incrociato al bar era il s stesso di una
volta. E lo studente che gli aveva camminato vicino nel corridoio e quella presenza risentita che lo
aveva seguito per tutto il campus, odiandolo perch era tornato indietro ad accarezzare il suo passato:
era sempre lui.
Non torn mai pi in quella citt e non raccont a nessuno quello che gli era successo. E
quando, in rari momenti, riparl dei suoi giorni all'universit, lo fece sempre con un'alzata di spalle e
un cinico sorriso, per confermare quanto poco avessero contato per lui.
...
.
...
Fine.
...
.
...
I figli di No.
...
.
...
Titolo originale: The Children of Noah. 1957.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Erano appena passate le tre del mattino quando il signor Ketchum oltrepass il cartello su cui
c'era scritto: ZACHRY: AB. 67. Emise un gemito. L'ennesimo paesetto di una fila interminabile sulla
costa del Maine. Per un secondo strinse forte gli occhi, poi li riapr e pigi sull'acceleratore. La Ford
schizz in avanti. Magari, con un po' di fortuna, avrebbe trovato presto un motel decente, ma non era
molto probabile che questo succedesse a Zachry, abitanti 67.
Il signor Ketchum aggiust il corpo massiccio sul sedile e stir le gambe.
Era stata una vacanza deludente. Aveva pensato a un viaggio in macchina attraverso le
bellezze storiche del New England, in una comunione ideale con la natura e la nostalgia, invece si era
annoiato e stancato, e aveva speso troppo.
Il signor Ketchum non era soddisfatto.
Mentre percorreva il corso del paesino, sembrava che tutti dormissero. L'unico rumore era
quello prodotto dal motore della macchina, e tutto ci che riusciva a vedere erano i fari davanti a s,
che illuminavano un altro cartello: VELOCIT 30 CHILOMETRI.
Certo, certo borbott disgustato, abbassando il piede sul gas. Le tre del mattino e i padri
della citt si aspettavano che lui percorresse la loro pidocchiosa borgata a passo di lumaca. Il signor
Ketchum osserv gli edifici scuri che sfrecciavano accanto al finestrino. Tanti saluti, Zachry, disse fra
s. Addio, 67 abitanti.
Poi nello specchietto retrovisore comparve l'altra macchina. Circa mezzo isolato pi indietro,
una berlina con un segnalatore girevole rosso sul tetto. Sapeva di che macchina si trattava. Alz il piede
dall'acceleratore e sent il cuore che accelerava i battiti. Chiss, forse non si erano accorti che andava
cos veloce.
La risposta giunse quando la vettura nera si avvicin alla Ford e un uomo con un grosso
cappello si sporse dal finestrino anteriore. Accosti abbai.
Il signor Ketchum deglut a fatica per via della gola secca e rallent, accostando l'auto al
marciapiede. Tir il freno a mano, gir la chiavetta e il motore si spense. La macchina della polizia
punt verso il marciapiede e si ferm. Si apr lo sportello di destra.
I fari della Ford delinearono la sagoma scura che si avvicinava. Il signor Ketchum si affrett a
premere con il piede sinistro il pulsante che regolava i fari; le luci si abbassarono. Deglut di nuovo.
Che seccatura. Alle tre del mattino, in un buco sperduto, un bifolco di poliziotto che ti pizzica per
eccesso di velocit. Il signor Ketchum digrign i denti e attese.
L'uomo in divisa nera e cappello a tesa larga si sporse dal finestrino. Patente.
Il signor Ketchum infil la mano tremante nella tasca interna e tir fuori il portafogli. Vi frug
in cerca della patente. La porse al poliziotto, notando quanto la sua faccia fosse priva di espressione.
Rimase seduto tranquillo mentre il poliziotto puntava la luce della torcia sul documento.
Del New Jersey.
Gi, ecco... proprio cos disse il signor Ketchum.
Il poliziotto continu a esaminare la patente. Il signor Ketchum si mosse a disagio sul sedile e
strinse le labbra. Non  scaduta disse alla fine.
Vide che la testa scura del poliziotto si sollevava. Poi sussult quando il raggio concentrato
della torcia lo abbagli. Scost il capo.
La luce non c'era pi. Il signor Ketchum batt gli occhi, lacrimando.
Nel New Jersey non avete l'abitudine di leggere i cartelli stradali? gli domand il poliziotto.
Ecco, io... lei intende dire quel cartello che dice ab... abitanti 67?
No, intendevo l'altro cartello ribatt il poliziotto.
Oh. Il signor Ketchum si schiar la gola. Be', quello  l'unico cartello che ho visto disse.
Allora lei  un cattivo automobilista.
Ecco, io...
Su quel cartello c' scritto che il limite di velocit  di trenta chilometri l'ora. Lei andava
quasi a cento.
Oh. Io... io temo di non averlo visto.
Il limite di velocit  di trenta chilometri l'ora, che lei lo veda o no.
Be'... anche... a quest'ora del mattino?
Ha visto forse un orario segnato sul cartello? chiese il poliziotto.
No, certo che no. Voglio dire, il cartello non l'ho visto per niente.
Davvero non l'ha visto?
Il signor Ketchum sent i peli che gli si drizzavano sulla nuca. Andiamo, per favore...
cominci, senza troppa convinzione, poi s'interruppe e fiss il poliziotto. Potrei riavere la mia
patente? riusc finalmente a chiedere quando l'altro non disse nulla.
Il poliziotto continu a rimanere in silenzio. Rimase in piedi sulla strada, immobile.
Posso...? azzard il signor Ketchum.
Segua la nostra macchina disse bruscamente il poliziotto e si allontan.
Il signor Ketchum lo fiss, sbalordito. Fu sul punto di gridargli dietro, ehi, aspetti! Il poliziotto
non gli aveva nemmeno restituito la patente. Il signor Ketchum avvert un'improvvisa sensazione di
gelo allo stomaco.
Ma che storia  questa? disse fra s mentre seguiva con lo sguardo il poliziotto che risaliva a
bordo. La macchina della polizia si scost dal marciapiede e riaccese il segnalatore rosso sul tetto.
Il signor Ketchum la segu.
Tutto questo  ridicolo disse ad alta voce. Non avevano il diritto di fare una cosa del genere.
Si era forse tornati al Medio evo? Le sue labbra si restrinsero a formare una linea sottile, mentre
seguiva la berlina nera lungo la strada principale.
Due isolati pi avanti la macchina della polizia svolt. Il signor Ketchum vide che i suoi fari
illuminavano la vetrina di un negozio. L'insegna consumata dal tempo diceva: HAND'S GROCERIES.
Lungo la strada non c'erano lampioni. Era come guidare in un fiume d'inchiostro. Davanti a
lui c'erano solo i tre occhi rossi dei fanalini posteriori e del segnalatore della macchina della polizia;
dietro, un'oscurit impenetrabile. La degna conclusione di una giornata perfetta, pens il signor
Ketchum; sorpreso per eccesso di velocit a Zachry, Maine. Scosse la testa e gemette. Ma perch non
aveva trascorso la vacanza a Newark? Alzarsi tardi, godersi gli spettacoli, mangiare al ristorante e
guardare la televisione.
La macchina della polizia svolt a destra all'angolo successivo, poi, dopo un altro isolato, gir
ancora a sinistra e si ferm. Il signor Ketchum accost subito dietro quando la vide spegnere le luci.
Tutto questo non aveva senso. Era solo melodramma da quattro soldi. Avrebbero potuto benissimo
fargli la multa in strada. Era una mentalit da contadini. Prendersela con qualcuno che viene da una
grande citt serve a darsi un senso di importanza e di rivalsa.
Il signor Ketchum attese. Be', non aveva intenzione di mercanteggiare. Avrebbe pagato la sua
multa senza dire una parola e poi se ne sarebbe andato. Tir il freno a mano. All'improvviso aggrott la
fronte, rendendosi conto che potevano multarlo per una somma a loro piacimento. Se volevano
potevano fargli pagare anche 500 dollari! Il grasso signor Ketchum aveva sentito parlare della polizia
di provincia, e dell'autorit assoluta che esercitava. Si schiar la gola appiccicaticcia. Be', tutto questo 
assurdo, pens.  la mia immaginazione che galoppa.
Il poliziotto apr lo sportello.
Scenda gli disse.
Non c'erano luci per la strada, e nemmeno nei palazzi vicini. Il signor Ketchum deglut ancora.
Riusciva solo a distinguere la figura nera dell'agente.
Questa...  la stazione di polizia? chiese.
Spenga i fari e venga con me disse il poliziotto.
Il signor Ketchum premette il pulsante cromato e scese dalla macchina. Il poliziotto sbatt lo
sportello, che emise un rumore forte, echeggiante, come se si trovassero all'interno di un magazzino
buio, invece che in mezzo a una strada. Il signor Ketchum guard in alto. L'illusione era completa. Non
si vedevano n le stelle n la luna. Cielo e terra erano un'unica massa nera.
Le dita robuste del poliziotto lo presero per un braccio. Per un attimo il signor Ketchum perse
l'equilibrio, poi si riprese e cominci a trotterellare accanto all'alta figura del poliziotto.
 buio, qui si sent dire con una voce che non gli sembr del tutto familiare.
Il poliziotto non fece commenti. Il suo collega si mise a camminare sull'altro lato. Dannati
bifolchi nazisti, si disse. Stavano facendo del loro meglio per intimidirlo. Be', non ci sarebbero riusciti.
Il signor Ketchum inal una zaffata di aria umida, che sapeva di salmastro, e la rilasci con un
brivido. Uno schifo di paese di sessantasette abitanti, e ci sono due poliziotti a pattugliare la strada alle
tre del mattino. Ridicolo.
Per poco non inciamp sul gradino. Lo vide solo quando ci fu sopra. Il poliziotto alla sua
sinistra lo prese per un gomito.
Grazie farfugli automaticamente il signor Ketchum, e quando l'agente non replic si lecc
le labbra. Cordiale come un somaro, pens, e si concesse un sorrisetto fugace, tutto per s. Ecco, cos
andava meglio. Era inutile lasciarsi intimorire.
Batt gli occhi quando la porta venne aperta e, suo malgrado, prov un senso di sollievo che
gli ridiede vigore. Era una stazione di polizia, almeno. C'era la scrivania rialzata, la bacheca con gli
annunci, una stufa nera e panciuta, non accesa, una panca scalfita addossata al muro, una porta, il
pavimento ricoperto da un linoleum unto e screpolato che un tempo era stato verde.
Si sieda e aspetti gli disse il primo poliziotto.
Il signor Ketchum osserv il volto magro e angoloso, il colorito accentuato della carnagione.
Non c'era divisione negli occhi, fra iride e pupilla. Erano un'unica macchia scura. La divisa nera che
indossava gli si adattava alla perfezione.
Il signor Ketchum non riusc a vedere l'altro poliziotto, perch entrambi entrarono in una
stanza adiacente. Rimase per un attimo a fissare la porta chiusa. Era meglio uscire, prendere la
macchina e filarsela? No, avevano il suo indirizzo sulla patente. E poi forse volevano proprio che
tentasse di fuggire. Non si pu mai dire che razza di menti contorte possono avere i poliziotti di questi
piccoli paesi. Potevano anche... sparargli, se avesse cercato di darsi alla fuga.
Il signor Ketchum sedette pesantemente sulla panca. No, stava lasciando la sua immaginazione
libera di correre. Quello era solo un paesino sulla costa del Maine, e la loro unica intenzione era quella
di appioppargli una multa per...
Be', ma allora perch non lo avevano ancora multato? Cos'era tutta quella sceneggiata? Il
corpulento signor Ketchum strinse forte le labbra. Benissimo, lasciamo che recitino il loro copione.
Sempre meglio che guidare, comunque. Chiuse gli occhi. Li far riposare un poco, si disse.
Dopo pochi secondi li riapr. C'era un silenzio eccessivo. Si guard intorno per la stanza male
illuminata. Le pareti erano luride e spoglie, a parte un orologio e un quadro appeso dietro la scrivania.
Era il ritratto  con ogni probabilit una copia  di un uomo barbuto. Indossava un berretto da marinaio.
Forse uno degli antichi lupi di mare di Zachry. No, forse nemmeno quello. Probabilmente una
riproduzione della Sears e Roebuck: Marinaio barbuto.
Il signor Ketchum bofonchi fra s. Non riusciva proprio a capacitarsi che in una stazione di
polizia ci fosse un quadro del genere. Forse perch Zachry si affacciava sull'Atlantico. Magari la sua
principale fonte di reddito era proprio la pesca. Ma che importanza aveva, in fin dei conti? Il signor
Ketchum abbass lo sguardo.
Sentiva provenire dalla stanza adiacente le voci smorzate dei due poliziotti. Cerc di capire
quello che dicevano, senza riuscirci. Fiss innervosito la porta chiusa. Vogliamo muoverci o no? pens.
Torn a guardare l'orologio. Le tre e ventidue. Lo confront con il suo orologio da polso. Pi o meno
coincideva. La porta si apr e ne uscirono i due agenti.
Uno se ne and, l'altro  quello che aveva preso la sua patente  si diresse alla scrivania e
accese la lampada a collo d'oca, estrasse un voluminoso registro dal primo cassetto e cominci a
scriverci sopra. Era ora, pens il signor Ketchum.
Pass un minuto.
Io... Il signor Ketchum si schiar la gola. Mi scusi...
S'interruppe quando il poliziotto sollev lo sguardo dal registro e lo trafisse con un'occhiata
gelida
Lei mi... cio, sta per farmi una multa?
Il poliziotto torn a concentrarsi sul registro. Aspetti disse.
Ma sono le tre passate del mat... Il signor Ketchum si riprese appena in tempo. Si sforz di
sembrare freddo e combattivo. Va bene disse, secco. Sarebbe cos gentile da dirmi quanto dovr
aspettare ancora?
Il poliziotto continu a scrivere sul registro. Il signor Ketchum se ne stava seduto tutto
impettito, fissandolo.  intollerabile, si disse. Era l'ultima, fottuta volta che si avvicinava a meno di
cento miglia dallo stramaledetto New England.
Il poliziotto alz la testa. Sposato? chiese.
Il signor Ketchum lo guard senza capire.
Lei  sposato?
No, io... c' scritto sulla patente sbott. Prov un fremito di piacere per avergli risposto in
quel modo, ma nello stesso tempo avvertiva l'insorgere di uno strano timore ogni volta che parlava con
l'agente.
La sua famiglia  nel Jersey? gli chiese il poliziotto.
S. Cio no. Ho solo una sorella nel Wiscon...
Il signor Ketchum non concluse la frase. Osserv il poliziotto che trascriveva la sua risposta.
Aveva una gran voglia di farla finita con quell'indisponente interrogatorio.
Disoccupato? chiese il poliziotto.
Niente affatto. Niente affatto rispose risentito il signor Ketchum. Sono un venditore, e
lavoro per conto mio. Acquisto merce all'ingrosso da... Gli manc la voce quando il poliziotto lo
guard in faccia. Deglut due o tre volte prima che la saliva gli scendesse lungo la gola. Si rese conto di
essere seduto proprio sul ciglio della panca, quasi dovesse prepararsi a scattare in difesa della propria
vita. Si costrinse a sistemarsi pi comodo. Respir a fondo. Rilassati, si disse. Chiuse volutamente gli
occhi. Ecco. Magari si sarebbe fatto un pisolino. Tanto vale prendere il meglio da questa situazione, si
disse.
La stanza era silenziosa, a parte il ticchettio metallico, insistito, dell'orologio. Il signor
Ketchum sent il cuore che gli batteva con pulsazioni lente e affaticate. Stava scomodo, sulla quella
panca dura, e cerc una posizione pi adatta alla sua corporatura massiccia. Ridicolo, pens.
Il signor Ketchum apr gli occhi e aggrott la fronte. Quel dannato quadro. Sembrava proprio
che il marinaio barbuto lo stesse fissando.
Uh!
Il signor Ketchum chiuse la bocca di scatto e spalanc gli occhi, mostrando le iridi dilatate. Si
spost in avanti sulla panca, poi si ritrasse.
Un uomo dalla faccia scura era chino su di lui e gli aveva appoggiato una mano sulla spalla.
S? chiese il signor Ketchum, con un sobbalzo al cuore.
L'uomo gli sorrise.
Comandante Shipley disse. Vuole seguirmi nel mio ufficio?
Oh fece il signor Ketchum. Certo, certo.
Si tir su, facendo una smorfia quando si accorse che aveva i muscoli della schiena tutti
irrigiditi. L'uomo indietreggi e il signor Ketchum fin di raddrizzarsi con un grugnito, dirigendo
automaticamente lo sguardo verso l'orologio alla parete. Erano da poco passate le quattro.
Senta disse al comandante, ancora non abbastanza sveglio da sentirsi intimidito. Non potrei
pagare la mia multa e andarmene?
Il sorriso di Shipley era privo di calore.
Qui a Zachry le cose funzionano in modo un po' diverso replic.
Entrarono in un piccolo ufficio che puzzava di chiuso.
Si sieda disse il comandante, mentre girava intorno alla scrivania. Il signor Ketchum si
accomod su di una scricchiolante sedia con lo schienale rigido.
Non capisco perch non posso pagare la multa e andarmene.
Ogni cosa a suo tempo disse Shipley.
Ma... Il signor Ketchum non fin la frase. Il sorriso di Shipley dava l'impressione di essere
nient'altro che una minaccia diplomaticamente mascherata. Non gli rest che digrignare i denti,
schiarirsi la gola e aspettare, mentre l'altro esaminava un foglio di carta sulla scrivania. Not che il
vestito del comandante gli stava malissimo. Buzzurri, pens il grasso signor Ketchum, non sanno
nemmeno conciarsi in modo decente.
Vedo che lei non  sposato disse Shipley.
Il signor Ketchum non replic. Aveva deciso di ripagarli con la loro stessa moneta: parlare
poco o niente.
Ha degli amici nel Maine? gli chiese Shipley.
Perch?
Sono solo domande di routine, signor Ketchum rispose il comandante. Il suo unico parente
 una sorella nel Wisconsin?
Il signor Ketchum lo guard senza parlare. Che diavolo c'entrava tutto questo con
un'infrazione al codice della strada?
Allora? insist Shipley.
Ve l'ho gi detto; cio, l'ho detto all'agente. Non vedo...
 qui per affari?
Il signor Ketchum apr la bocca senza emettere alcun suono.
Ma perch mi fa tutte queste domande? gli chiese. Piantala di tremare!, ordin a s stesso,
infuriato. Sono in vacanza. E proprio non capisco quello che sta succedendo! Fino a ora sono stato
paziente ma, accidenti, esigo di essere multato e di potermene andare!
Temo che sia impossibile disse il comandante.
Il signor Ketchum rimase a bocca spalancata. Era come risvegliarsi da un incubo e accorgersi
che il sogno non era ancora finito. Io... io non capisco disse.
Dovr comparire davanti al giudice.
Ma questo  ridicolo.
Davvero?
Certo che lo . Sono un cittadino americano ed esigo che vengano rispettati i miei diritti.
Il sorriso di Shipley svan.
Lei ha posto un limite ai suoi diritti nel momento in cui ha infranto la nostra legge disse.
Adesso deve pagare per questo, nel modo che verr stabilito da noi.
Il signor Ketchum guard l'altro con espressione vacua. Si rese conto di essere completamente
nelle loro mani. Potevano multarlo per un importo a loro piacimento o sbatterlo in galera per un tempo
indefinito. Tutte quelle domande che gli avevano rivolto: lui non sapeva perch l'avessero fatto, ma si
rendeva conto che le sue risposte lo avevano ritratto come un uomo quasi senza radici, con nessuno che
si preoccupasse se era vivo o...
La stanza sembr turbinargli intorno. Cominci a sudare.
Non potete fare questo disse, ma non era un argomento valido.
Dovr passare la notte in carcere disse il comandante. Domani mattina vedr il giudice.
Ma questo  ridicolo! esplose il signor Ketchum. Ridicolo!
Si riprese. Ho il diritto di fare una telefonata aggiunse subito. Posso fare una telefonata. 
un mio diritto legale.
Lo sarebbe disse Shipley se ci fosse un telefono a Zachry.
Mentre lo conducevano in cella, il signor Ketchum vide un quadro nel corridoio. Era sempre il
marinaio barbuto, ma stavolta non fece caso se il suo sguardo lo seguisse o meno.
Il signor Ketchum si mosse. Il suo viso istupidito dal sonno rivel un'espressione confusa.
C'era un rumore metallico alle sue spalle; si alz, appoggiandosi al gomito.
Un poliziotto entr nella cella portando un vassoio.
Colazione disse. Era pi anziano degli altri agenti, anche di Shipley. Aveva i capelli grigio
ferro, e la faccia ben sbarbata sembrava cucita intorno alla bocca e agli occhi. La divisa gli cadeva
male.
Mentre l'agente stava per richiudere a chiave la porta, il signor Ketchum gli chiese: Quando
vedr il giudice?
Il poliziotto gli rivolse un'occhiata distratta. Non lo so rispose e se ne and.
Aspetti! lo chiam il signor Ketchum.
I passi del poliziotto che si allontanava risuonarono cupi sul pavimento di cemento. Il signor
Ketchum continu a fissare il punto il cui si era trovato il poliziotto. Aveva ancora il cervello
ottenebrato dal sonno.
Si mise a sedere, prese a strofinarsi gli occhi con le dita intorpidite e alz il polso. Le nove e
sette minuti. L'omaccione fece una smorfia. Perdio, l'avrebbero sentito, eccome! Arricci il naso,
annus, fece per prendere il vassoio, poi ritrasse la mano.
No borbott. Non avrebbe mangiato il loro dannato cibo. Se ne rimase seduto rigido, piegato
sullo stomaco, a fissarsi i piedi senza scarpe.
Ma il suo stomaco non collaborava, brontolando di protesta.
E va bene disse dopo qualche minuto. Mand gi la saliva e sollev il coperchio del vassoio.
Non riusc a soffocare un oh di sorpresa.
Le tre uova erano fritte nel burro, come occhi giallo chiaro che fissavano il soffitto, e
circondate da fette lunghe e croccanti di pancetta carnosa. Vicino c'era un piattino con quattro fette di
pane tostato alte come un libro, spalmate con riccioli di burro, e una tazzina di marmellata. C'era anche
un bel bicchierone di denso succo d'arancia e un piatto di fragole che rosseggiavano in una panna
immacolata. Infine un grosso bricco da cui emanava l'aroma fragrante e inconfondibile di un caff
appena uscito dalla caffettiera.
Il signor Ketchum prese il bicchiere di aranciata. Ne sorseggi qualche goccia e se la pass
sulla lingua per assaggiarla. L'acido citrico gli diede un piacevole pizzicore. Deglut. Se anche era
avvelenata, doveva essere opera di un maestro. Gli venne l'acquolina in bocca. Ricord all'improvviso
che, poco prima di essere fermato, stava appunto cercando un bar per mettere qualcosa sotto i denti.
Mentre mangiava, con cautela ma anche di gusto, il signor Ketchum cerc di immaginare i
motivi che si nascondevano dietro quella fantastica colazione.
Era sempre la stessa mentalit rurale. Si erano pentiti di quell'errore grossolano. Poteva
sembrare una spiegazione poco solida, ma quadrava. Il cibo era magnifico. Una cosa bisognava
riconoscerla, a quelli del New England: cucinavano da dio. Di solito il signor Ketchum per colazione
mangiava un panino dolce riscaldato e un caff. Era dal tempo della sua infanzia, nella casa paterna,
che non consumava una colazione come quella.
Stava mandando gi la terza tazza di caff cremoso quando in corridoio si sent un rumore di
passi. Il signor Ketchum sorrise. Un tempismo perfetto, pens. Si alz.
Il comandante Shipley si ferm fuori dalla cella. Ha fatto colazione?
Il signor Ketchum annu. Se il comandante si aspettava che lo ringraziasse avrebbe avuto una
brutta sorpresa. Il signor Ketchum raccolse la giacca.
Il comandante non si mosse.
Allora...? chiese il signor Ketchum dopo qualche minuto. Cerc di esprimersi in modo
freddo e senza arroganza, ma ci riusc solo a met.
Il comandante Shipley lo guard in modo inespressivo. Il signor Ketchum si sent mancare il
fiato.
Posso chiedere...? cominci.
Il giudice non  ancora arrivato disse Shipley.
Ma... Il signor Ketchum non sapeva pi cosa dire.
Sono venuto solo per avvisarla spieg Shipley. Si volt e spar.
Il signor Ketchum era fuori di s. Guard gli avanzi della colazione, come se contenessero le
risposte ai suoi perch. Si tamburell un pugno sulla coscia. Intollerabile! Che stavano cercando di
fare... intimidirlo? Allora, perdio...
...Ci stavano riuscendo.
Il signor Ketchum si attacc alle sbarre. Guard su, poi fiss il corridoio vuoto. C'era un
groppo gelido dentro di lui, come se il cibo si fosse trasformato in piombo nello stomaco. Picchi una
volta il taglio della mano destra contro le sbarre. Perdio! Perdio!
Erano le due del pomeriggio quando il comandante Shipley e il poliziotto anziano giunsero alla
porta della cella. Senza dire una parola, l'agente la apr.
Il signor Ketchum usc in corridoio e aspett di nuovo, approfittandone per infilarsi la giacca
mentre la porta veniva richiusa.
Marci a passi corti e decisi in mezzo ai due uomini, e non degn di un'occhiata il quadro alla
parete. Dove stiamo andando? chiese.
Il giudice  ammalato rispose Shipley. La stiamo portando a casa sua per pagare la multa.
Il signor Ketchum inspir a fondo. Non avrebbe discusso con loro; proprio non ne aveva
voglia. D'accordo disse. Se  cos che funzionano le cose da voi.
Solo cos ribad il comandante, guardando davanti a s, senza la minima espressione sul
volto.
Il signor Ketchum si concesse un timido sorriso. Tanto meglio. Ormai era quasi fatta. Avrebbe
pagato la sua multa e se la sarebbe filata.
Fuori il tempo era nebbioso. La nebbia veniva dal mare e rotolava lungo la strada come il fumo
di un incendio sotto controllo. Il signor Ketchum infil il cappello e rabbrivid. L'aria umida sembrava
filtrargli dentro la carne, e penetrare nelle ossa. Una giornataccia, pens. Discese i gradini, cercando
con gli occhi la sua Ford.
Il poliziotto anziano apr lo sportello posteriore della macchina della polizia e Shipley gli
indic di salire a bordo.
E la mia macchina? chiese il signor Ketchum.
Torneremo qui dopo che avr incontrato il giudice disse Shipley.
Oh. Io...
Il signor Ketchum ebbe un attimo di esitazione, poi si chin e si infil nella macchina,
sprofondando sul sedile. Rabbrivid quando il freddo del cuoio pass attraverso i calzoni di lana. Si
scost per fare posto al comandante.
Il poliziotto richiuse lo sportello. Di nuovo quel suono vuoto, come il richiudersi del coperchio
di una bara all'interno di una cripta. Il signor Ketchum fece un sorrisetto, immaginandosi vittima di una
cosa del genere.
L'agente sal a bordo e il signor Ketchum sent il motore che prendeva vita, tossicchiando, con
un suono liquido. Se ne stette seduto, esalando respiri piccoli e profondi, mentre il poliziotto toglieva
l'aria e dava gas. Guard fuori dal finestrino alla sua sinistra.
La nebbia sembrava proprio fumo. Se non ci fosse stata quell'umidit che penetrava nelle ossa,
sarebbe stato come trovarsi all'interno di un garage in fiamme. Il signor Ketchum si schiar la gola.
Sent il comandante che si muoveva sul sedile accanto a lui.
Freddo gli disse, in modo automatico.
Il comandante non rispose nulla.
Il signor Ketchum si appoggi allo schienale mentre la macchina si staccava dal marciapiede,
faceva una svolta a u e si avviava lentamente lungo la strada velata di nebbia. Ascolt il sibilo stridente
delle gomme sull'asfalto bagnato e il fruscio ritmico dei tergicristalli che tracciavano segmenti
semicircolari sul parabrezza appannato.
Dopo qualche secondo guard l'orologio. Erano quasi le tre. Mezza giornata buttata via in
quella fogna di paese.
Torn a guardare fuori dal finestrino, mentre Zachry scorreva via come un fantasma. Gli
sembr di vedere dei palazzi di mattoni lungo il marciapiede, ma non ne fu sicuro. Abbass lo sguardo
sulle sue mani bianche, poi diede un'occhiata a Shipley.
Il comandante se ne stava seduto dritto, rigido come un palo, e aveva gli occhi fissi davanti a
s. Il signor Ketchum deglut. L'aria sembrava ristagnare nei polmoni.
Sulla strada principale la nebbia sembrava ancora pi fitta. Probabilmente  il vento che viene
dal mare, pens il signor Ketchum. Guard lungo la strada, in su e in gi. Negozi e uffici parevano
chiusi. Guard dalla parte opposta. Tutto chiuso anche l.
Che fine hanno fatto tutti quanti? chiese.
Cosa?
Ho chiesto, come mai non c' nessuno?
Stanno a casa disse il comandante.
Ma  mercoled obiett il signor Ketchum. I vostri... negozi non sono aperti?
 una brutta giornata rispose Shipley. Non ne vale la pena.
Il signor Ketchum osserv il volto giallastro del funzionario, ma distolse lo sguardo in tutta
fretta. Aveva come un senso di gelida premonizione che gli metteva nuovamente in subbuglio lo
stomaco. Ma che razza di posto  questo?, si chiese. Gi era stato brutto starsene in cella, ma l fuori, in
quel mare di nebbia, era ancora peggio.
Gi si sent dire, con la voce rotta dal nervosismo. Ci sono soltanto sessantasette abitanti,
non  cos?
Il comandante non disse nulla.
Quando... quando  stata fondata Zachry?
Nel silenzio sent Shipley che faceva schioccare rumorosamente le nocche delle dita.
Centocinquanta anni fa gli rispose.
Sono tanti comment il signor Ketchum, deglutendo a fatica. Gli doleva un po' la gola.
Andiamo, si disse. Rilassati.
Come mai si chiama Zachry? Le parole gli sgorgarono quasi suo malgrado.
Fu fondata da uno che si chiamava No Zachry rispose il comandante.
Oh. Oh, capisco. Immagino che quel quadro gi alla stazione...
Proprio cos disse Shipley.
Il signor Ketchum batt le palpebre. Allora quello era No Zachry, fondatore del paese che
stavano attraversando...
...Isolato dopo isolato dopo isolato. Quando ci pens, il signor Ketchum prov un groppo
gelido allo stomaco.
Perch c'erano solo sessantasette anime in un centro abitato cos grande?
Apr la bocca per chiederlo, ma non ne ebbe il coraggio. La risposta poteva essere quella
sbagliata.
Perch ci sono solo...? Le parole gli vennero fuori lo stesso, prima che potesse impedirselo.
Il signor Ketchum sobbalz sul sedile, turbato, mentre se ne rendeva conto.
Che cosa?
Niente, niente. Cio... Il signor Ketchum respir a fondo, scosso da un tremito. Niente da
fare, doveva saperlo.
Perch ci sono solo sessantasette abitanti?
Se ne vanno rispose Shipley.
Il signor Ketchum batt gli occhi. La risposta lo aveva deluso. Aggrott la fronte. Be', che
c'era di strano? Tagliata fuori, antiquata, Zachry non poteva avere grande attrattiva per le generazioni
pi giovani. Era inevitabile che gravitassero verso luoghi pi interessanti.
Ketchum spost il corpo massiccio per trovare una posizione pi comoda. Ma certo. Io non
vedo l'ora di abbandonare questo posto umido e malsano, si disse, e non vivo nemmeno qui.
Il suo sguardo si spost sul parabrezza, attratto da qualcosa. C'era uno striscione in mezzo alla
strada: STASERA GRIGLIATA. Una festa, pens. Probabilmente si concedevano un po' di baldoria un
paio di volte al mese, una bella mangiata di dolcetti locali e un'orgia di reti da pesca per creare un po'
di colore locale.
Ma chi era questo No Zachry? chiese. Il silenzio gli stava dando di nuovo ai nervi.
Un capitano di marina rispose Shipley.
Ah s?
Andava a caccia di balene nei mari del Sud.
La strada fin all'improvviso. La macchina svolt a sinistra in una stradina lurida. Il signor
Ketchum vide dei cespugli scuri che sfioravano il finestrino. Si sentiva solo il rumore del motore che
arrancava in seconda e quello del brecciolino che schizzava da sotto le ruote. Ma dove vive il giudice,
in cima una montagna? Spost il peso del corpo e grugn.
Adesso la nebbia si stava diradando. Si vedeva l'erba e gli alberi, tutti di un colore grigiastro.
La macchina gir e si ritrov a fronteggiare l'oceano. Il signor Ketchum osserv la coltre di nebbia
opaca sotto di loro. La macchina gir ancora e stavolta aveva davanti la collina.
Il signor Ketchum toss educatamente. ... ehm,  quella lass la casa del giudice? chiese.
S rispose il comandante.
 in alto disse il signor Ketchum.
La macchina continu ad arrampicarsi lungo la strada stretta di terra battuta, ritrovandosi
davanti ora l'oceano, ora Zachry, ora la casa minacciosa in cima alla collina. Era a tre piani, di un
colore bianco sporco, sormontata da una torre molto alta. Sembra vecchia quanto Zachry, pens il
signor Ketchum. La macchina svolt, e l'oceano si par nuovamente di fronte a lui.
Il signor Ketchum si guard le mani. Era un effetto della luce o gli tremavano davvero? Cerc
di deglutire, ma aveva la gola completamente secca, e fu costretto a tossire rumorosamente.  tutto cos
stupido, si disse; non c' un motivo al mondo per questa sceneggiata. Serr i pugni quasi senza
accorgersene.
Adesso la macchina stava risalendo l'ultimo pendio verso la casa. Il signor Ketchum si sent
mancare il fiato. Non voglio andarci, sent qualcuno dire nella sua testa. Prov l'impulso improvviso di
spalancare lo sportello e di scappare via. I muscoli si tesero in modo spasmodico.
Chiuse gli occhi. Per l'amor del cielo, basta! strill fra s. Non c'era nulla di sbagliato in tutto
ci, se non la sua interpretazione distorta dei fatti. Erano tempi moderni. Ogni cosa aveva una
spiegazione e ogni persona aveva una ragione. Anche la gente di Zachry aveva una ragione; una
meschina diffidenza nei confronti di tutti quelli che venivano dalla citt. Era il loro modo di giustificare
una rivalsa, socialmente accettato. Aveva senso. In fin dei conti...
La macchina si ferm. Il comandante apr lo sportello dal suo lato e scese. Il poliziotto and
dietro e apr l'altro sportello per il signor Ketchum, il quale scopr che una gamba e un piede si erano
addormentati. Dovette aggrapparsi al tettuccio della macchina per non cadere. Sbatt il piede a terra.
Mi si  addormentato disse.
Nessuno dei due uomini fece commenti. Il signor Ketchum diede un'occhiata alla casa e
strabuzz gli occhi. Gli era sembrato di vedere qualcuno che accostava una tenda verde scura. Sobbalz
ed emise un gridolino di sorpresa quando si sent toccare il braccio e vide il comandante che gli
indicava la casa. I tre uomini si avviarono.
Io, ecco... temo di non avere molti contanti con me disse. Spero che un assegno al portatore
andr bene lo stesso.
Certo lo rassicur il comandante.
Risalirono i gradini della veranda e si fermarono davanti alla porta. Il poliziotto gir una
grossa chiave d'ottone e da dentro si sent risuonare un campanello. Il signor Ketchum sbirci fra le
tendine della porta.
Riusc a distinguere all'interno la sagoma scheletrica di un attaccapanni. Spost il peso da un
piede all'altro e le assi di legno scricchiolarono sotto di lui. Il poliziotto suon di nuovo il campanello.
Forse sta... troppo male sugger il signor Ketchum senza troppa convinzione.
Nessuno dei due uomini lo degn di uno sguardo. Il signor Ketchum sent i muscoli che si
tendevano. Si guard alle spalle. Potevano afferrarlo se avesse tentato di scappare?
Rigir la testa, disgustato. Paga la tua multa e vattene, si disse pazientemente. Tutto qui. Paghi
la multa e te ne vai.
Dentro la casa ci fu un movimento indistinto. Il signor Ketchum guard su e trasal, suo
malgrado. Una donna alta si stava avvicinando alla porta.
La porta si apr. La donna era magra e indossava un vestito nero lungo fino alle caviglie, con
una spilla bianca ovale all'altezza della gola. Aveva la faccia scura, segnata da rughe sottili. Il signor
Ketchum si tolse automaticamente il cappello.
Si accomodi disse la donna.
Il signor Ketchum entr nell'atrio.
Pu lasciare qui il cappello sugger la donna indicando l'attaccapanni, che sembrava un
albero rinseccolito da un incendio. Il signor Ketchum appese il cappello a uno dei pioli scuri. Mentre lo
faceva lo sguardo gli cadde su un grosso quadro appeso in fondo alle scale. Fece per dire qualcosa, ma
la donna non glielo permise. Per di qua intim, precedendolo.
Attraversarono l'atrio. Mentre vi passava accanto il signor Ketchum osserv il quadro.
Chi  quella donna chiese che sta in piedi accanto a Zachry?
Sua moglie rispose il comandante.
Ma lei...
La voce del signor Ketchum s'interruppe improvvisamente, mentre un gemito gli saliva dalla
gola. Sconvolto, lo soffoc schiarendosi subito la voce. Si vergognava di s stesso. Eppure... La moglie
di Zachry?
La donna apr una porta. Aspetti qui dentro gli disse.
L'uomo massiccio entr. Si gir per dire qualcosa al comandante, appena in tempo per vedere
la porta che si chiudeva.
Senta, ehm... And verso la porta e prov la maniglia. Non si apriva.
Il signor Ketchum si accigli, ignorando i battiti forsennati del suo cuore. Ehi, ma che
succede? La sua voce echeggi per la stanza, con la sua nota falsamente gioviale. Si volt e si guard
intorno. La stanza era vuota. Era una stanza quadrata, vuota.
Torn a rivolgersi verso la porta, muovendo le labbra come se cercasse le parole giuste.
E va bene, disse senza pensarci  molto... Gir bruscamente la maniglia. D'accordo, 
uno scherzo molto divertente. Perdio, doveva essere impazzito. Ho accettato tutto quello che...
Ci fu un suono che lo fece girare di scatto, snudando i denti.
Non c'era niente. La stanza era sempre vuota. Si guard intorno, in preda a un senso di
vertigini. Cos'era quel suono? Un suono cupo e smorzato, come acqua che scorresse a una certa
distanza.
Ehi disse automaticamente, voltandosi verso la porta. Ehi! grid. Piantatela! Ma chi
credete di essere?
Si gir sulle gambe che gli tremavano. Il suono era pi forte. Il signor Ketchum si pass una
mano sulla fronte. Era madida di sudore. L dentro faceva caldo.
Va bene, va bene, disse  uno scherzo simpatico, per...
Prima di finire la frase, la sua voce si era trasformata in un singhiozzo disperato. Il signor
Ketchum barcoll un poco. Guard la stanza, gir su s stesso e si appoggi alla porta. La mano
protesa tocc la parete e schizz subito all'indietro.
Scottava.
Eh? si domand, incredulo.
Era impossibile. Era uno scherzo. Era la loro idea distorta di uno scherzo, un gioco che
recitavano, un gioco che si chiamava: spaventa il cittadino con la puzza sotto il naso.
E va bene! url. Va bene!  divertente,  divertentissimo! Adesso fatemi uscire da qui o
passerete dei guai!
Picchi sulla porta, poi la prese a calci. La stanza diventava sempre pi calda. Era calda quasi
come un...
Il signor Ketchum era pietrificato. Spalanc la bocca senza emettere parola.
Le domande che gli avevano rivolto. Il fatto che i vestiti cadevano male addosso a tutti quelli
che aveva incontrato. Il cibo abbondante che gli avevano servito. Le strade vuote. Il colorito bruno
degli uomini e delle donne, quasi da selvaggi. Il modo in cui tutti lo guardavano. E la donna nel quadro.
La moglie di No Zachry... un'indigena con i denti a punta.
STASERA GRIGLIATA.
Il signor Ketchum url. Prese a calci e spinton la porta, vi si gett contro con tutto il peso del
corpo massiccio. Url con tutto il fiato che aveva.
Fatemi uscire! Fatemi uscire! FATEMI... USCIRE!
La cosa peggiore era che proprio non riusciva a rassegnarsi all'idea che stesse succedendo
veramente.
...
.
...
Fine.
...
.
...
L'uomo dei giorni di festa.
...
.
...
Titolo originale: The Holiday Man. 1957.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Farai tardi disse lei.
Lui si appoggi stancamente contro la spalliera della sedia.
Lo so rispose.
Erano in cucina e stavano facendo colazione. David non aveva mangiato molto. Pi che altro
aveva bevuto caff nero e aveva fissato la tovaglia con aria assente. C'erano delle linee sottili che
l'attraversavano e che a lui sembravano incroci autostradali.
Allora? chiese lei.
Lui fu scosso da un brivido e distolse lo sguardo dalla tovaglia.
S rispose. Va bene.
Continu a rimanere seduto.
David disse lei.
Lo so, lo so, replic far tardi. Non era arrabbiato. Non c'era pi rabbia dentro di lui.
Non c' dubbio disse lei, mentre imburrava il pane tostato. Vi spalm sopra un denso strato
di marmellata di lamponi, poi ne morse un pezzo e cominci a masticarlo rumorosamente.
David si alz e attravers la cucina. Giunto alla porta si blocc e si gir, fissando la nuca di sua
moglie.
Perch non potrei? le chiese di nuovo.
Perch non puoi rispose lei. Tutto qui.
Ma perch?
Perch hanno bisogno di te gli rispose. Perch ti pagano bene e tu non potresti fare
nient'altro. Non  ovvio?
Potrebbero trovare qualcun altro.
Oh, falla finita disse lei. Lo sai che non lo farebbero mai.
Lui strinse le mani a pugno. Perch devo essere io l'unico? domand.
Lei non rispose. Rest seduta a mangiare il suo pane tostato.
Jean?
Non c' pi niente da dire tagli corto lei, masticando. Si volt. E adesso vuoi deciderti ad
andare? continu. Non dovresti fare tardi, oggi.
David avvert un brivido che gli percorreva la carne.
No. Oggi no.
Lasci la cucina e and al piano di sopra. Si lav i denti, si lucid le scarpe e scelse una
cravatta. Prima delle otto era sceso di nuovo. And in cucina.
Ciao disse.
Sua moglie protese la guancia e lui la baci. Ciao, caro disse lei. Buona... S'interruppe di
colpo.
...Giornata? complet per lei. Grazie. Si volt. Sar un'ottima giornata.
Aveva smesso di guidare l'auto da un bel po' di tempo. Ogni mattina raggiungeva la stazione a
piedi. Non gli piaceva nemmeno farsi dare un passaggio da qualcun altro o prendere un autobus.
Alla stazione si ferm sulla banchina ad aspettare il treno. Non aveva un giornale con s. Non
li comprava pi. Non gli piaceva leggere i giornali.
'Giorno, Garret.
Si volt e vide Henry Coulter, che lavorava anche lui in centro. Coulter gli diede una pacca
sulla schiena.
Buongiorno disse David.
Come ti va? chiese Coulter.
Bene, grazie.
Bene. Che programmi hai, per il quattro luglio?
David deglut. Ecco... cominci.
Io, invece, porto la famiglia nei boschi disse Coulter. Per noi niente fuochi artificiali del
cavolo. Tutti sulla vecchia bagnarola e via lontano, finch i fuochi sono finiti.
In macchina disse David.
Sissignore rispose Coulter. Pi lontano possibile.
Cominci da solo. No, pens David. Non adesso. Lo ricacci indietro, nell'oscurit.
...blicit concluse Coulter.
Eh? chiese lui.
Ho detto che secondo me le cose vanno bene, nella pubblicit.
David si schiar la gola. Oh, certo disse. Vanno benone. Si dimenticava sempre della
bugia che aveva raccontato a Coulter.
Quando arriv il treno, lui si sistem nella carrozza per non fumatori, sapendo che Coulter
fumava sempre un sigaro durante il viaggio. Non voleva sedere accanto a Coulter. Non ora.
Per tutto il tragitto fino in centro rimase seduto a guardare fuori dal finestrino. Perlopi
osserv il traffico sulla strada e sull'autostrada; ma una volta, mentre il treno attraversava sferragliando
un ponte, guard gi verso la superficie di un lago che sembrava uno specchio. Un'altra volta pieg la
testa all'indietro e guard il sole.
Era arrivato all'ascensore quando si ferm.
Sale? chiese l'uomo con l'uniforme marrone, piantando lo sguardo su David. Sale? ripet.
Poi richiuse le porte scorrevoli.
David rest immobile. La gente cominci ad accalcarsi intorno a lui. Dopo un attimo si volt e
si fece largo a spallate, infilandosi tra le porte. Mentre usciva, il calore infuocato di luglio lo avvolse.
Cammin lungo il marciapiede come un sonnambulo. All'isolato successivo entr in un bar.
Dentro era fresco e buio. Non c'erano clienti. Non si vedeva nemmeno il barista. David si
lasci cadere nell'ombra di un spar e si sfil il cappello. Appoggi la testa all'indietro e chiuse gli
occhi.
Non poteva farlo. Proprio non poteva andare in ufficio. Qualsiasi cosa dicesse Jean, o chiunque
altro. Strinse il bordo del tavolo con le mani e continu a stringere fino a quando le dita non gli
divennero esangui. Non ci sarebbe andato, nemmeno per sogno.
Desidera qualcosa? domand una voce.
David riapr gli occhi. Il barista era in piedi accanto al spar e lo fissava.
S, ecco... birra rispose. Detestava la birra, ma sapeva di dover consumare qualcosa, in
cambio del privilegio di restarsene seduto e indisturbato in quel fresco silenzio. Non l'avrebbe bevuta.
Il barista gli port la birra e David la pag. Poi, quando l'altro se ne fu andato, si mise a
rigirare lentamente il bicchiere sul piano del tavolo. Mentre lo faceva cominci di nuovo. Lo ricacci
via con un rantolo. No! disse, con disperazione.
Dopo un po' si alz e lasci il bar. Erano le dieci passate. Naturalmente non aveva nessuna
importanza. Sapevano che era sempre in ritardo. Sapevano che cercava sempre di liberarsene e che non
ci riusciva mai.
Il suo ufficio si trovava sul retro dell'appartamento, uno stretto cubicolo provvisto soltanto di
un tappeto, un divano e una piccola scrivania con sopra matite e fogli di carta bianca. Era tutto quello
che gli serviva. Una volta aveva avuto una segretaria, ma non gli era piaciuta l'idea di una donna seduta
fuori dalla porta che lo sentiva urlare.
Entr senza che lo vedesse nessuno. Si infil dal corridoio attraverso un ingresso di servizio.
Appena entrato richiuse la porta a chiave, poi si tolse la giacca e la depose sulla scrivania. L'aria era
viziata, nella stanza, cos and alla finestra e l'apr.
In basso la citt si muoveva. Rimase l a guardare. Quanti, stavolta?, si domand.
Emise un sospiro profondo e si volt. Be', ormai c'era. Era inutile esitare ancora. Ormai era
costretto a farlo. La cosa migliore era liberarsene al pi presto e non pensarci pi.
Chiuse le veneziane, si diresse verso il divano e si sdrai. Armeggi un poco con il cuscino, si
stiracchi e s'immobilizz. Quasi subito sent le membra che s'intorpidivano.
Ebbe inizio.
Stavolta non lo blocc. Gli gocciol nel cervello come ghiaccio sciolto. Infuri come vento
d'inverno. Vortic come nevischio. Salt e corse e s'inarc ed esplose e la sua mente ne fu piena.
David s'irrigid e cominci a respirare a fatica, con il petto che si torceva per il bisogno d'aria, e il
battito del cuore come una pugnalata violenta. Le mani si ripiegarono come artigli bianchi, stringendo e
graffiando il divano. Trem e gemette e si contorse. Alla fine url. Url per un tempo molto lungo.
Quando fu tutto finito, giacque inerte e immobile sul divano, gli occhi come sfere di vetro
ghiacciato. Appena ne fu capace sollev il braccio e guard l'orologio. Erano quasi le due.
Si rimise in piedi non senza fatica. Si sentiva le ossa pesanti come piombo, ma riusc ad
arrancare fino alla scrivania e a sedersi.
Scrisse su un foglio di carta e, quando ebbe concluso, si lasci andare e si addorment,
esausto.
Pi tardi si svegli e port il foglio di carta al suo superiore, il quale gli rivolse un'occhiata e
annu.
Quattrocentottantasei, eh? disse il superiore. Ne  sicuro?
Sicurissimo rispose David con calma. Li ho visti uno per uno. Si guard bene dal dire che
fra loro c'erano Coulter e la sua famiglia.
Benissimo disse il superiore. Adesso vediamo. Quattrocentocinquantadue per incidenti
stradali, diciotto per annegamento, sette per insolazione, tre per effetto dei fuochi artificiali e sei per
cause diverse.
Come quella ragazzina che morir in un incendio, pens David. Come quel bambino che
ingerir veleno per formiche. Come quella donna che verr giustiziata sulla sedia elettrica, o
quell'uomo ucciso dal morso di un serpente.
Be' disse il superiore. Diciamo... oh, quattrocentocinquanta. Fa sempre impressione
quando muore pi gente di quanto prevediamo.
Certo disse David.
La notizia era sulla prima pagina di tutti i giornali quello stesso pomeriggio. Mentre David se
ne tornava a casa, l'uomo di fronte a lui si rivolse al vicino e gli disse: Quello che mi piacerebbe
sapere ... ma come diavolo fanno a saperlo?
David si alz e and verso la piattaforma in fondo alla vettura. Fino a quando non scese rimase
ad ascoltare il cigolio regolare delle ruote e pens a quel quattro di luglio.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Il nuovo vicino di casa.
...
.
...
Titolo riginale: The Distributor. 1958.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
20 luglio. Era il momento di trasferirsi.
Aveva trovato una piccola casa ammobiliata su Sylmar Street. Il sabato mattina vi si stabil e
fece il giro dei vicini per presentarsi.
Buongiorno disse al vecchio che stava sfoltendo l'edera nella casa accanto. Mi chiamo
Theodore Gordon. Mi sono appena trasferito.
Il vecchio si raddrizz e gli strinse la mano. Come va? chiese. Si chiamava Joseph Alston.
Un cane usc scodinzolando dalla veranda e and ad annusare i risvolti dei pantaloni di
Theodore. Sta facendo la sua conoscenza disse il vecchio.
Com' carino comment Theodore.
Dalla parte opposta della strada abitava Inez Ferrel. Era una donna magra, pi vicina ai trenta
che ai quaranta, e lo accolse sulla porta in vestaglia. Theodore si scus per il disturbo.
Oh, non c' problema disse lei. Quando suo marito era in giro a vendere, aveva un sacco di
tempo libero.
Spero che saremo buoni vicini le disse Theodore.
Sono sicura di s rispose Inez Ferrel. Lo segu con lo sguardo dalla finestra mentre lui si
allontanava.
Alla porta successiva, proprio di fronte a casa sua, buss piano perch c'era un cartello con su
scritto: LAVORATORE NOTTURNO. Apr la porta Dorothy Backus, una donnetta dall'aria scialba,
sui trentacinque anni.
Felicissimo di conoscerla disse Theodore.
Subito dopo c'era la famiglia di Walter Morton. Mentre Theodore risaliva il vialetto, sent
Bianca Morton che parlava ad alta voce con il figlio, Walter jr.
Non sei abbastanza grande per stare fuori fino alle tre del mattino! gli stava dicendo.
Soprattutto con una ragazza giovane come Katherine McCann!
Theodore buss e il signor Morton, cinquantadue anni, calvo, gli apr la porta.
Sono appena venuto ad abitare dall'altra parte della strada disse Theodore, sorridendo a
entrambi.
Patty Jefferson, alla porta successiva, lo fece accomodare. Mentre parlava con lei, Theodore
vide, dalla finestra che affacciava sul retro, il marito, Arthur, che riempiva una piscina di gomma per i
loro due figli, un ragazzo e una ragazza.
Gli piace tanto quella piscina disse Patty, con un sorriso.
Ci scommetto replic Theodore. Mentre si allontanava not la casa vuota subito dopo.
Di fronte, rispetto ai Jefferson, c'erano i McCann e la loro figlia quattordicenne, Katherine.
Mentre Theodore si avvicinava alla porta sent la voce di James McCann che diceva: Ah, ma 
impazzito. Perch mai dovrei prendermi il suo tagliabordi? Solo perch mi ha prestato un paio di volte
il suo pidocchioso tagliaerba?
Tesoro, ti prego disse Faye McCann. Devo finire questi appunti in tempo per la prossima
riunione del Consiglio...
Solo perch Kathy esce con quel moccioso di suo figlio... brontol suo marito.
Theodore buss alla porta e si present. Scambi qualche parola con loro, informando la
signora McCann che avrebbe aderito con piacere al Consiglio nazionale dei cristiani e degli ebrei. Era
un'organizzazione degna di rispetto.
Che lavoro fa, Gordon? gli chiese McCann.
Sono nel campo della distribuzione rispose Theodore.
Alla porta successiva due ragazzi tagliavano l'erba e la raccoglievano col rastrello, mentre il
loro cane gli saltellava intorno.
Salve disse Theodore. I ragazzi gli risposero con un grugnito e lo seguirono con lo sguardo
mentre risaliva verso la veranda. Il cane lo ignor.
Io gliel'avevo detto. La voce di Henry Putnam gli giunse attraverso la finestra del salotto.
Metti un negro nel mio quartiere e vedrai come va a finire. Tutto qui.
S, caro rispose la signora Irma Putnam.
Theodore buss alla porta e il signor Putnam gli venne ad aprire in canottiera.
Sua moglie era sdraiata sul divano. Soffriva di cuore, gli spieg il signor Putnam. Oh, mi
dispiace comment Theodore.
Nell'ultima casa vivevano i signori Gorse.
Mi sono appena trasferito qui accanto disse Theodore. Strinse la mano asciutta di Eleanor
Gorse e lei gli spieg che suo padre era al lavoro.
 lui? chiese Theodore, indicando il ritratto di un vecchio dalla faccia dura appeso sopra il
caminetto dove faceva bella mostra una quantit di oggetti religiosi.
S rispose Eleanor, sui trentacinque, e piuttosto brutta.
Be', spero che saremo buoni vicini disse Theodore.
Nel pomeriggio and nel suo nuovo ufficio e prepar la camera oscura.
23 luglio
Quella mattina, prima di uscire per andare in ufficio, controll l'elenco del telefono e
scarabocchi quattro numeri. Compose il primo.
Potrebbe mandare un taxi al 12057 di Sylmar Street? disse. Grazie.
Compose il secondo numero. Le spiacerebbe mandare un tecnico a casa mia? chiese. Sul
mio televisore non si vede niente. Abito al 12070 di Sylmar Street.
Chiam il terzo numero. Vorrei pubblicare questo annuncio sull'edizione domenicale disse.
Ford del 1957. Condizioni perfette. Settecentottantanove dollari. Esatto, settecentottantanove. La targa
 DA-4-7408.
Fece la quarta telefonata e fiss un appuntamento per il pomeriggio con il signor Jeremiah
Osborne. Poi aspett accanto alla finestra del salotto finch il taxi non si ferm davanti a casa Backus.
Mentre si allontanava in macchina, un furgoncino della ditta che riparava i televisori lo
sorpass. Si guard indietro e lo vide fermarsi di fronte alla casa di Henry Putnam.
'Egregi signori,' scrisse a macchina appena arrivato in ufficio 'vi prego di farmi avere dieci
copie della vostra pubblicazione, per le quali allego assegno di cento dollari.' Aggiunse nome e
indirizzo.
La busta cadde nella cassetta della posta in partenza.
27 luglio
Quando Inez Ferrel usc di casa, quella sera, Theodore la segu con la macchina. Giunta in
centro, la signora Ferrel scese dall'autobus ed entr in un bar chiamato La lanterna irlandese. Dopo
aver parcheggiato, anche Theodore entr di soppiatto e si infil in un spar che lo nascondeva alla
vista.
Inez Ferrel era dalla parte opposta della sala, appollaiata su uno sgabello davanti al bancone. Si
era tolta la giacca e sotto aveva un maglione giallo molto attillato. Theodore fece scorrere lo sguardo
sulla posa studiata del suo petto.
Pi tardi un uomo l'avvicin, parl e rise con lei, e le tenne compagnia per un po' di tempo.
Theodore li vide uscire sottobraccio. Pag il suo caff e li segu. Fu un tragitto breve; la signora Ferrel
e l'uomo entrarono in un albergo all'isolato successivo.
Theodore se ne torn a casa fischiettando.
Il mattino dopo, quando Eleanor Gorse e suo padre furono usciti insieme alla signora Backus,
Theodore li segu.
Li incontr nell'atrio della chiesa subito dopo la fine della funzione. Non era una straordinaria
coincidenza, disse, che anche lui fosse battista? E strinse forte la mano indurita di Donald Gorse.
Mentre passeggiavano sotto il sole, Theodore chiese loro se avrebbero avuto piacere di
pranzare insieme a lui a casa sua. La signora Backus sorrise poco convinta e disse qualcosa a proposito
di suo marito. Donald Gorse sembr esitante.
Oh, la prego lo supplic Theodore. Cos farete felice un povero vedovo.
Vedovo ripet il signor Gorse.
Theodore abbass la testa. Sono passati tanti anni disse. Polmonite.
 battista da molto tempo? gli chiese il signor Gorse.
Dalla nascita rispose Theodore, infervorato.  stata la mia sola consolazione.
Per pranzo serv bistecchine di agnello, piselli e patate arrosto. Come dessert mele cotte e
caff.
Sono cos felice che abbiate condiviso il mio umile pasto disse. Questo significa applicare,
alla lettera, il comandamento 'ama il prossimo tuo come te stesso'. Sorrise a Eleanor, che gli restitu
un sorriso tirato.
Quella sera, mentre faceva buio, Theodore si fece una passeggiata. Quando pass davanti a
casa McCann sent il telefono che suonava, poi James McCann che gridava: C' un errore,
dannazione! Ma per quale cavolo di motivo dovrei vendere una Ford del '57 per settecentottantanove
miseri dollari?
Il telefono venne sbattuto gi. Ma che cavolo! ripet James McCann, esasperato.
Tesoro, ti prego, cerca di essere pi tollerante! lo preg sua moglie.
Il telefono squill di nuovo.
Theodore prosegu la passeggiata.
Primo agosto
Alle due e un quarto in punto del mattino Theodore usc furtivamente di casa, strapp una delle
strisce pi lunghe dell'edera di Joseph Alston e la lasci sul marciapiede.
Al mattino, mentre stava per andarsene, vide Walter Morton jr. diretto verso casa McCann con
una coperta, un asciugamano e una radio portatile. Il vecchio stava raccogliendo la sua pianta.
 stata strappata? chiese Theodore.
Joseph Alston rispose con un grugnito.
Ecco cos'era... disse Theodore.
Che cosa? Il vecchio alz gli occhi.
Stanotte rispose Theodore ho sentito dei rumori, fuori. Ho dato un'occhiata e ho visto un
paio di ragazzi.
Li ha visti in faccia? chiese Alston, assumendo un'espressione corrucciata.
No, era troppo buio disse Theodore. Ma direi che avevano... oh, pi o meno l'et dei due
Putnam. Non che fossero loro, naturalmente.
Joe Alston annu lentamente, scrutando la strada.
Theodore guid fino al viale e parcheggi. Venti minuti pi tardi Walter Morton jr. e
Katherine McCann salirono su un autobus.
Alla spiaggia, Theodore si sedette qualche metro dietro di loro.
Quel Mack  proprio un tipo buffo sent dire a Walter Morton. Gli viene voglia, si fa una
corsa fino a Tijuana, e solo per il gusto di arrivare fin l.
Dopo un po' i due ragazzi corsero verso l'acqua, ridendo. Theodore si alz e si diresse verso
una cabina telefonica.
Vorrei installare una piscina nel mio cortile, la settimana prossima disse. Diede tutti i
particolari.
Tornato alla spiaggia sedette pazientemente in attesa finch Walter Morton e la ragazza non si
abbracciarono. Poi, con cadenze ben calcolate, premette l'otturatore nascosto nel palmo della mano.
Completata l'opera torn alla macchina, riabbottonandosi la camicia sotto cui era sistemata la piccola
macchina fotografica.
Sulla strada per l'ufficio si ferm da un ferramenta e acquist un pennello e un barattolo di
vernice nera.
Pass il pomeriggio a stampare le fotografie. Le trucc in modo che sembrassero scattate di
notte, e come se la giovane coppia fosse impegnata in ben pi che un semplice abbraccio.
La busta scivol silenziosamente nella cassetta della posta in uscita.
5 agosto
La strada era silenziosa e deserta. Theodore la attravers in scarpe da tennis, senza fare
rumore.
Trov il tagliaerba dei Morton nel cortile sul retro. Lo prese con delicatezza e lo port
dall'altra parte della strada, nel garage dei McCann. Apr piano la porta e la fece scivolare dietro il
banco da lavoro. La busta con le fotografie la nascose in un cassetto sotto una scatola di chiodi.
Poi torn a casa, telefon a James McCann e, camuffando la voce, gli chiese se la Ford era
ancora in vendita.
Al mattino il portalettere lasci un pacchetto voluminoso sulla veranda dei Gorse. Eleanor
Gorse usc di casa e l'apr, tirando fuori una delle pubblicazioni. Theodore segu con lo sguardo
l'occhiata furtiva della donna, e il colorito crescente sulle sue guance.
Quella sera, mentre stava tagliando l'erba, vide Walter Morton sr. attraversare di corsa la
strada e dirigersi verso James McCann, che stava potando i cespugli. Li sent parlare ad alta voce. Alla
fine tutti e due entrarono nel garage dei McCann e Morton ne usc poco dopo sospingendo il suo
tagliaerba e ignorando le vivaci proteste di McCann.
Dalla parte opposta della strada, Arthur Jefferson stava tornando a casa dal lavoro. I due figli
dei Putnam erano in sella alla loro bicicletta, seguiti al piccolo trotto dal cane.
Una porta sbatt proprio di fronte al punto in cui Theodore si era sistemato per osservare.
Volt la testa e vide il signor Backus, in abito da lavoro, che si precipitava verso la sua macchina,
borbottando infuriato: Una piscina! Theodore osserv la casa successiva e scorse Inez Ferrel che si
muoveva nel salotto.
Sorrise e tagli l'erba sul lato della casa, dando una sbirciata nella camera da letto di Eleanor
Gorse. Era seduta con la schiena voltata alla finestra, e stava leggendo qualcosa. Quando sent il
rumore del tagliaerba si alz e lasci la camera, infilando la grossa busta nel cassetto di un com.
15 agosto
Henry Putnam venne ad aprire la porta.
Buonasera disse Theodore. Spero di non disturbare.
Eravamo di l, a chiacchierare con i genitori di Irma disse Putnam. Ripartono domani
mattina per New York.
Davvero? Be', mi trattengo solo un momento. Theodore gli mostr un paio di pistole
giocattolo. Una fabbrica per la quale lavoro se ne stava liberando disse e ho pensato che potessero
piacere ai suoi figli.
Be', certo disse Putnam. Si allontan per andare a cercare i figli.
Mentre il padrone di casa era assente, Theodore si appropri di un paio di bustine di fiammiferi
su cui c'era scritto: VINI E LIQUORI PUTNAM. Le mise in tasca prima che il padre gli portasse i
ragazzi per ringraziarlo. Davvero gentile da parte sua, Gordon gli disse poi sulla porta. Lo apprezzo
molto.
 stato un piacere ribatt Gordon.
Tornato a casa regol la radiosveglia sulle tre e un quarto e si mise a letto. Quando cominci la
musica usc senza fare rumore e strapp quarantasette piantine di edera, sparpagliandole sul
marciapiede di Alston.
Oh, no esclam la mattina, rivolto ad Alston. Scosse la testa, allibito.
Joseph Alston non disse nulla. Si limit a rivolgere occhiate velenose per tutto l'isolato.
Lasci che l'aiuti disse Theodore. Il vecchio fece cenno di no, ma Theodore insist. Si rec al
pi vicino vivaio e acquist due sacchetti di muschio di torba, poi si accovacci vicino ad Alston e gli
diede una mano a risistemare le piantine.
Ha sentito niente stanotte? gli domand il vecchio.
Pensa che siano stati di nuovo quei ragazzi? gli chiese Theodore, aprendo la bocca per lo
stupore.
Io non ho detto niente replic Alston.
Pi tardi Theodore prese la macchina e and in centro, dove compr una dozzina di cartoline.
Le port in ufficio.
'Caro Walt,' scrisse in brutta calligrafia sul retro di una 'queste le ho prese a Tijuana. Sono
abbastanza piccanti per te?' Scrisse l'indirizzo, ma non aggiunse jr. dopo Walter Morton.
La gett nella casetta della posta in uscita.
23 agosto
Signora Ferrel!
La donna sussult sullo sgabello del bar. Ah, signor...
Gordon concluse lui con un sorriso. Che bello rivederla.
Gi. La donna strinse le labbra, per nascondere il tremito.
Viene qui spesso? le chiese Theodore.
Oh no, mai rispose lei di corsa. Io... sto aspettando qualcuno. Un'amica.
Oh, capisco disse Theodore. Be', gradirebbe la compagnia di un vedovo che si sente solo,
finch non arriva la sua amica?
Ecco... La signora Ferrel si strinse nelle spalle. Direi di s. Aveva le labbra tinte di un
rosso vivace, che contrastava con la carnagione bianchissima. Il maglione aderente metteva in risalto il
petto generoso.
Dopo un po', visto che l'amica della signora Ferrel non arrivava, i due s'infilarono in un
spar piuttosto riservato. Poi, quando la signora Ferrel si ritir in bagno per rifarsi il trucco, Theodore
infil una polverina incolore e inodore nel suo bicchiere. Appena tornata la donna bevve e dopo
qualche minuto si ritrov sotto gli effetti della droga. Rivolse un sorriso a Theodore.
Lei mi piace, signor Gordon gli confess, con le parole che uscivano a fatica dalla bocca
impastata.
Poco dopo l'accompagn, malferma sulle gambe, fino alla macchina e la port in un motel.
Dentro la camera l'aiut a togliersi le calze, la giarrettiera e le scarpe e quindi, mentre lei posava con il
compiacimento indotto dalla droga, le scatt diverse fotografie.
Quando lei croll, alle due del mattino, Theodore la rivest e la condusse a casa. La deposit
sul letto completamente vestita, dopodich usc e vers del diserbante concentrato sulle piantine appena
risistemate di Alston.
Tornato in casa compose il numero di Jefferson.
S rispose Arthur Jefferson, con voce irritata.
Vattene da questo quartiere o te ne pentirai gli disse Theodore a bassa voce, e riattacc.
Al mattino and a casa della signora Ferrel e suon il campanello.
Salve le disse educatamente. Si sente meglio?
Lei lo fiss senza capire, mentre Theodore le spiegava che la sera prima si era sentita molto
male e che lui l'aveva riportata a casa dal bar. Spero che adesso stia meglio concluse.
S disse lei, confusa. Io... io sto bene.
Mentre si allontanava, Theodore vide James McCann, rosso in volto, che si dirigeva verso la
casa dei Morton con una busta in mano. Era accompagnato dalla moglie, disperata.
Bisogna essere tolleranti, Jim la sent dire.
31 agosto
Alle due e un quarto del mattino Theodore prese il pennello e il barattolo di vernice e usc di
casa.
Giunto a casa dei Jefferson pos il barattolo e scarabocchi sulla porta la parola NEGRO!
Poi attravers la strada lasciando gocciolare qua e l la vernice. Lasci il barattolo sotto il
portico sul retro della casa di Henry Putnam, rovesciando per sbaglio la ciotola del cane. Per fortuna il
cane dei Putnam dormiva dentro.
In seguito vers dell'altro diserbante sull'edera di Alston.
Al mattino, quando Donald Gorse usc per andare al lavoro, prese una grossa busta e and a
trovare la signora Gorse. Guardi questa le disse, tirando fuori dalla busta una pubblicazione
pornografica. L'ho ricevuta con la posta di stamattina. La guardi! Gliela gett fra le mani.
Lei la tenne in mano come se fosse un insetto schifoso.
Non  orrenda? le disse.
Lei fece una faccia disgustata. Rivoltante rincar la dose.
Volevo controllare da lei e da altri vicini, prima di avvisare la polizia disse Theodore. Ha
ricevuto porcherie come questa?
Eleanor Gorse s'inalber. Perch avrei dovuto riceverne? gli domand.
Theodore si allontan e vide il vecchio Alston inginocchiato accanto alle sue piantine. Come
va? gli chiese.
Stanno morendo.
Theodore assunse un'aria afflitta. Come pu essere? chiese.
Alston scosse la testa.
Oh, ma  orribile. Theodore si volt, continuando a disapprovare con voce chioccia. Mentre
si dirigeva verso casa vide, in fondo alla strada, Arthur Jefferson che stava ripulendo la porta e, dalla
parte opposta, Henry Putnam che lo osservava con attenzione.
Lei lo aspettava sulla porta.
Signora McCann disse Theodore, sorpreso. Sono cos felice di vederla.
Quello che sono venuta a dirle potrebbe non farle piacere replic lei, in tono angosciato.
Eh? fece Theodore. Entrarono in casa.
Sono successe un sacco di... cose in questo quartiere, da quando lei si  trasferito disse la
signora McCann dopo che si furono seduti in salotto.
Cose?
Credo lei sappia ci che intendo dire disse la signora McCann. Ma questa... questa
vigliaccheria sulla porta del signor Jefferson  troppo, signor Gordon, davvero troppo...
Theodore fece un gesto d'impotenza. Non capisco.
La prego, non renda le cose pi difficili disse lei. Potrei dover chiamare le autorit, se
queste cose non cessano, signor Gordon. Detesto la sola idea di fare una cosa del genere, ma...
Autorit? ripet Theodore, terrorizzato.
Nulla di tutto questo  mai successo prima che lei si trasferisse qui, signor Gordon disse la
donna. Mi creda, odio doverglielo dire, ma proprio non ho scelta. Il fatto che a lei non sia successo
niente del genere...
S'interruppe, sbalordita, quando un singhiozzo squass il petto di Theodore. Lo fiss senza
sapere cosa fare. Signor Gordon... cominci, incerta.
Non so quali siano queste cose di cui lei sta parlando, disse Theodore con voce rotta dal
pianto ma preferirei uccidermi piuttosto che fare del male a qualcuno, signora McCann.
Si guard intorno, come per accertarsi che fossero soli.
Le dir una cosa che non ho mai rivelato ad anima viva le disse, asciugandosi una lacrima.
Io non mi chiamo Gordon aggiunse. Mi chiamo Gottlieb. Sono ebreo. Ho trascorso un anno a
Dachau.
La signora McCann mosse le labbra, ma non disse nulla. Il volto cominciava a farsi rosso.
Ne sono uscito che ero un relitto continu Theodore. Non mi rimane molto da vivere. Mia
moglie  morta, i miei tre figli sono morti. Sono solo come un cane. Voglio solo vivere in pace, in un
posto tranquillo come questo, in mezzo a gente come voi. Voglio essere un buon vicino, un amico...
Signor... Gottlieb disse lei, incapace di trattenere la commozione.
Quando se ne fu andata, Theodore rest in salotto, silenzioso, le mani strette forte sui fianchi.
Poi and in cucina per ricomporsi.
Buongiorno, signora Backus disse un'ora dopo, quando la donnetta gli apr la porta. Mi
chiedevo se potrei rivolgerle qualche domanda sulla nostra chiesa.
Oh. Oh, ma certo. Si fece da parte, tutta eccitata. Non vuole... accomodarsi?
Far pianissimo, in modo da non svegliare suo marito disse in un sussurro Theodore. Si
accorse che la donna stava guardando la sua mano bendata. Mi sono scottato spieg. E ora, a
proposito della chiesa. Oh, c' qualcuno che sta bussando alla porta di dietro.
Davvero?
Quando la donna si fu spostata in cucina, Theodore apr la porta del ripostiglio e lasci cadere
alcune fotografie dietro una pila di calosce e di attrezzi da giardinaggio. La richiuse prima che lei
tornasse.
Non c'era nessuno gli disse.
Avrei giurato... Sorrise, per scusarsi. Gli cadde l'occhio su una borsa rotonda appoggiata a
terra. Oh, il signor Backus gioca a bowling?
Il mercoled e il venerd sera, quando finisce il turno rispose lei. C' una sala aperta tutta la
notte, sulla Western Avenue.
Io adoro giocare a bowling disse Theodore.
Le domand della chiesa, poi se ne and. Mentre scendeva il vialetto sent delle voci che
provenivano da casa Morton.
Non ti bastava Katherine McCann e quelle orribili fotografie strillava la signora Morton.
Adesso anche questo... schifo!
Ma mamma! protest Walter jr.
14 settembre
Theodore si svegli e spense la radiosveglia. Si alz, infil una bottiglietta di polvere grigia
nella tasca e usc di casa senza farsi notare. Giunto a destinazione, spruzz la polvere nella ciotola
dell'acqua e la mescol col dito fino a scioglierla.
Ritornato a casa scrisse in tutta fretta quattro lettere che dicevano: 'Arthur Jefferson sta
cercando di passare per bianco.  mio cugino e deve accettare di essere nero come tutti noi. Faccio
questo nel suo interesse.'
Le firm 'John Thomas Jefferson' e ne indirizz tre a Donald Gorse, alla famiglia Morton e al
signor Henry Putnam.
Aveva appena finito, quando vide la signora Backus che si dirigeva verso il viale e la segu.
Posso farle compagnia? le chiese.
Oh disse lei. Certo.
Ieri sera non ho visto suo marito le disse.
La donna lo guard.
Ho pensato di raggiungerlo alla sala di bowling, spieg Theodore ma temo che stesse
ancora male.
Male?
Ho chiesto informazioni all'uomo che stava alla cassa e lui mi ha detto che il signor Backus
non era venuto perch stava male.
Oh fece la signora Backus, con una voce appena alterata.
Be', sar per venerd prossimo disse Theodore.
In seguito, mentre tornava indietro, vide un furgone davanti a casa di Henry Putnam. Un uomo
usc dal vicolo portando con s un piccolo corpo avvolto in una coperta e lo depose dentro il furgone. I
due figli di Putnam seguirono la scena piangendo.
Gli venne ad aprire Arthur Jefferson. Theodore mostr la lettera a lui e alla moglie. Mi 
arrivata stamattina disse.
Tutto questo  mostruoso! esclam Jefferson mentre leggeva.
Certo che lo  conferm Theodore.
Stavano ancora chiacchierando, quando Jefferson guard fuori dalla finestra, verso la casa dei
Putnam dalla parte opposta della strada.
15 settembre
La nebbia pallida del mattino avvolgeva Sylmar Street. Theodore l'attravers in silenzio.
Giunto sotto il portico posteriore dei Jefferson diede fuoco a una scatola di giornali umidi. Mentre
cominciava a bruciare attravers il cortile e, con un solo colpo di coltello, buc la piscina di gomma.
Mentre se ne andava sent l'acqua che usciva gorgogliando sul prato. Lasci cadere nel vicolo una
scatola di fiammiferi su cui c'era scritto: VINI E LIQUORI PUTNAM.
Poco dopo le sei di quella stessa mattina si svegli al suono della sirena e sent la piccola casa
che tremava mentre passavano i pesanti mezzi dei pompieri. Si gir sul fianco, sbadigli e mormor:
Ottimamente.
17 settembre
Quando Theodore buss alla porta gli venne ad aprire una Dorothy Backus dal colorito terreo.
Posso accompagnarla in macchina fino alla chiesa? le chiese Theodore.
Io... io credo di non... di non sentirmi troppo bene mormor a fatica la signora Backus.
Oh, mi dispiace disse Theodore. Not il bordo di alcune fotografie che le sporgevano dalla
tasca del grembiule.
Mentre se ne andava, vide i Morton che salivano in macchina: Bianca non parlava, e i due
Walter erano palesemente a disagio. C'era un'auto della polizia parcheggiata pi su, davanti a casa di
Arthur Jefferson.
Theodore and in chiesa con Donald Gorse, il quale gli spieg che Eleanor era ammalata.
Mi dispiace tanto disse Theodore.
Quel pomeriggio pass un po' di tempo a casa dei Jefferson aiutandoli a ripulire la veranda
posteriore dai resti dell'incendio. Quando vide la piscina squarciata and subito in macchina al pi
vicino negozio e ne compr un'altra.
Ma loro amavano quella piscina disse Theodore, quando Patty Jefferson protest. Me l'ha
detto lei.
Fece l'occhiolino ad Arthur Jefferson, ma quel pomeriggio lui non fu molto espansivo.
23 settembre
Poco prima di cena Theodore vide il cane di Alston che passeggiava per la strada. Prese il
fucile giocattolo e gli spar un colpo silenzioso dalla finestra della camera da letto. Il cane si lecc
freneticamente il fianco e gir su s stesso. Poi si diresse verso casa, uggiolando.
Parecchi minuti dopo, Theodore usc e cominci a tirare su la serranda del garage. Vide il
vecchio che correva lungo il vicolo, con il cane fra le braccia.
Che  successo? chiese Theodore.
Non lo so rispose Alston, spaventato, con un filo di voce.  ferito.
Presto! disse Theodore. Nella mia macchina!
Port di corsa Alston e il cane dal pi vicino veterinario, ignorando tre cartelli di stop, e
lasciandosi sfuggire un gemito quando il vecchio alz fiaccamente la mano e disse, quasi piangendo:
Sangue!
Per tre ore Theodore attese nell'anticamera del veterinario, finch Alston usc, malfermo sulle
gambe, grigio in faccia.
No disse Theodore, balzando in piedi.
Riaccompagn il vecchio piangente alla macchina e lo port a casa. L Alston gli disse che
preferiva restare solo, perci Theodore se ne and. Poco dopo la macchina bianca e nera della polizia si
ferm davanti alla casa di Alston e il vecchio accompagn i due agenti oltre la casa di Theodore.
Pass qualche minuto e Theodore sent delle grida furiose in fondo alla strada. Dur a lungo.
27 settembre
Buonasera disse Theodore, facendo un inchino.
Eleanor Gorse lo salut con un cenno rigido del capo.
Ho portato a lei e a suo padre un pasticcio di carne disse Theodore, sorridendo, mostrandole
un piatto ricoperto da un tovagliolo. Quando lei gli disse che suo padre era uscito per andare a lavorare
di notte, Theodore espresse il suo rammarico con un sospiro, fingendo di non averlo visto partire in
macchina quello stesso pomeriggio.
Be', allora disse offrendole il piatto  per lei. Con i miei pi sinceri ossequi.
Scendendo dalla veranda vide Arthur Jefferson e Henry Putnam in piedi sotto un lampione, in
fondo all'isolato. Mentre guardava, Arthur Jefferson colp l'altro e dopo un attimo i due uomini si
stavano azzuffando sul marciapiede. Theodore corse verso di loro.
Ma  terribile! ansim, mentre li separava.
Si faccia gli affari suoi! lo ammon Jefferson. Poi, rivolto a Putnam, lo minacci: Quanto a
lei, sar bene che mi spieghi come mai quel barattolo di vernice si trovava sotto la sua veranda! La
polizia potr anche essere convinta che se ho trovato la scatola di fiammiferi con il nome della sua ditta
nel mio vicolo  stata solo una combinazione, ma io non ci credo!
Io non le spiegher un bel niente replic Putnam, con disprezzo. Negro.
Negro! Oh, ma certo. Lei ha creduto per primo a questa storia, stupido...
Per cinque volte Theodore cerc di dividerli, e solo quando Jefferson lo colp
involontariamente al naso la tensione si sciolse. Jefferson gli rivolse qualche rapida parola di scusa e
poi, lanciando uno sguardo omicida verso Putnam, se ne and.
Mi dispiace che sia stato colpito gli disse Putnam, premuroso. Maledetto negro.
Oh, lei si sbaglia di certo disse Theodore, toccandosi il naso. Il signor Jefferson mi ha
confessato di temere molto le persone che credono a questa diceria. Perch ne va di mezzo il valore
delle sue due case, capisce.
Due? chiese Putnam.
S, possiede anche quella casa vuota accanto alla sua disse Theodore. Credevo che lo
sapesse.
No disse Putnam, guardingo.
Be', vede, disse Theodore se la gente pensa che il signor Jefferson  un negro, il valore
delle sue case caler.
E caler anche il valore di tutte le altre disse Putnam, lanciando un'occhiata velenosa dalla
parte opposta della strada. Quel lurido figlio di...
Theodore gli diede una pacca sulla spalla. Come va il soggiorno a New York dei suoi
suoceri? gli chiese, come se volesse cambiare argomento.
Stanno tornando rispose Putnam.
Bene disse Theodore.
And a casa e per un'oretta lesse dei giornali umoristici. Poi usc.
Gli apr una Eleanor Gorse pi vistosa che mai. Aveva l'accappatoio in disordine, e gli occhi
quasi febbricitanti.
Posso riavere il mio piatto? le domand educatamente.
Lei grugn e si fece da parte, barcollando. La mano di Theodore, nel passare, sfior la sua e lei
si ritrasse come se fosse stata ferita.
Ah, l'ha mangiato tutto disse Theodore, notando le briciole sul fondo del piatto. Si volt.
Quando torna suo padre?
Il corpo di Eleanor sembr irrigidirsi. Dopo mezzanotte farfugli.
Theodore si diresse verso l'interruttore e spense la luce. La sent che boccheggiava nel buio.
No disse la donna con un filo di voce.
 questo che vuoi, Eleanor? le chiese, afferrandola con violenza.
Lei rispose all'abbraccio con un rantolo di eccitazione. Sotto l'accappatoio c'era solo la sua
carne fremente.
Pi tardi, mentre lei russava soddisfatta sul pavimento della cucina, Theodore and a prendere
la macchina fotografica che aveva lasciato fuori dalla porta. Tir gi le tende, diede una sistemata alle
braccia e alle gambe di Eleanor e scatt una dozzina di foto. Poi se ne and a casa e lav il piatto.
Prima di andare a letto fece una telefonata.
Western Union disse. Messaggio per la signora Irma Putnam, 12070 Sylmar Street.
Sono io disse lei.
Entrambi genitori deceduti in un incidente automobilistico oggi pomeriggio disse Theodore.
Attendo notizie in merito disposizione salme. Firmato Capo della polizia di Tulsa, Okla...
All'altro capo del filo si sent un grido strozzato, poi un tonfo. Quando Henry Putnam esclam:
Irma! Theodore riappese.
Dopo che l'ambulanza ebbe portato via la donna, Theodore usc e strapp trentacinque
piantine di edera di Joseph Alston. Lasci in mezzo al disastro un'altra scatola di fiammiferi della ditta
Vini e liquori Putnam.
28 settembre
Al mattino, dopo che Donald Gorse fu uscito per andare al lavoro, Theodore si present a casa
sua. Eleanor cerc di bloccare la porta, ma lui entr a forza.
Voglio dei soldi disse. In cambio di queste. Tir fuori le copie delle foto di Eleanor, la
donna si ritrasse, coprendosi la bocca con una mano. Tuo padre ne ricever una serie stasera stessa le
disse a meno che tu non mi dia duecento dollari.
Ma io...
Stasera.
Usc e and in centro con la macchina. Raggiunse l'ufficio della Societ immobiliare Jeremiah
Osborne, dove firm il contratto di vendita della casa disabitata al 12069 di Sylmar Street, a favore del
signor George Jackson. Gli strinse la mano.
Non si preoccupi gli disse, per incoraggiarlo. Anche i suoi vicini sono persone di colore.
Tornato a casa, trov una macchina della polizia davanti alla casa dei Backus.
Che  successo? chiese a Joseph Alston, che se ne stava seduto in silenzio sulla veranda.
La signora Backus disse il vecchio, che sembrava privo di vita ha cercato di uccidere la
signora Ferrel.
Sul serio? disse Theodore.
Quella sera, in ufficio, aggiorn il registro a pagina 700.
La signora Ferrel  ricoverata in fin di vita in un ospedale della citt per ferite da coltello. La
signora Backus  in carcere: era sicura che il marito la tradisse. Joseph Alston  stato accusato di avere
avvelenato un cane, forse pi di uno. I figli dei Putnam sono accusati di avere sparato al cane di Alston
che gli rovinava il prato. La signora Putnam  morta d'infarto. Il signor Putnam  sotto processo per
distruzione di propriet altrui. I Jefferson sono sospettati di essere neri. I McCann e i Morton sono
nemici mortali. Tutti credono che Katherine McCann abbia avuto una relazione con Walter Morton jr.
Il ragazzo  stato mandato in una scuola di Washington. Eleanor Gorse si  impiccata. Lavoro
completato.
Era il momento di trasferirsi.
...
.
...
Fine.
...
.
...
L'orlo.
...
.
...
Titolo originale: The Edge. 1958.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Si erano fatte quasi le due prima che avesse l'occasione di pranzare. Fino ad allora la sua
scrivania era ricoperta da una montagna di pratiche urgenti, il telefono non aveva fatto che squillare e
un esercito di insistenti visitatori aveva preso d'assalto il suo ufficio. Gi a mezzogiorno aveva i nervi
tesi come corde di violino tirate al massimo. All'una le corde erano sul punto di spezzarsi, all'una e
mezza avevano cominciato a cedere. Doveva andarsene adesso, immediatamente, rifugiarsi in un
spar tranquillo di un ristorante, scolarsi un cocktail e poi consumare un pasto con tutta calma al
suono di una musica rilassante. Doveva farlo.
Sceso in strada oltrepass i locali in cui mangiava abitualmente, non voleva correre il rischio
di incontrare qualcuno che conosceva. A quasi mezzo chilometro dall'ufficio trov un ristorante
ricavato in una specie di sottoscala che si chiamava Da Franco. Dietro sua richiesta la titolare lo
accompagn in un salottino sul retro, dove lui ordin un Martini. Poi, mentre la donna si allontanava,
allung le gambe sotto il tavolo e chiuse gli occhi, esalando un sospiro soddisfatto. Proprio quello che
cercava. Luci basse, musica di sottofondo appena sopra il livello dell'udibilit, un bel drink che lo
tirava su. Sospir ancora. Qualche altro giorno come questo, pens, e scoppier.
Ciao, Don.
Riapr gli occhi appena in tempo per vedere l'uomo che si accomodava sulla sedia di fronte a
lui. Come va?
Cosa? Donald Marshall lo fiss senza capire.
Mio dio disse l'uomo. Che giornata, che giornata. Fece un sorriso stanco. Anche per te?
Credo di non... cominci Marshall.
Ah disse l'uomo annuendo compiaciuto quando la cameriera port il Martini. Uno anche
per me, prego, pi secco che pu.
Sissignore disse la cameriera prima di sparire.
Ci siamo disse il nuovo arrivato, stiracchiandosi. Non c' niente meglio di Franco per
buttarsi tutto alle spalle, eh?
Senta disse Marshall, sorridendo a fatica. Temo che lei abbia commesso un errore.
Mmm? L'uomo si sporse in avanti, restituendo il sorriso.
Ho detto, temo che lei abbia commesso un errore.
Davvero? L'uomo grugn. Che ho fatto, ho dimenticato di farmi la barba? Pu anche darsi.
No? aggiunse mentre Marshall aggrottava la fronte. Cravatta sbagliata?
Lei non capisce disse Marshall.
Cosa?
Marshall si schiar la gola. Io... io non sono la persona che lei crede disse.
Eh? L'uomo si sporse di nuovo, socchiudendo gli occhi. Cos' questa storia, Don? chiese.
Marshall giocherell con il bordo del bicchiere. S, cos' questa storia? ripet, adesso un po'
meno educatamente.
Non ti capisco disse l'uomo.
Chi crede che io sia? domand Marshall, la voce un filo pi forte.
L'uomo cominci a parlare, apr appena la bocca, poi ci riprov. Che vuoi dire... chi credo
che sia...? S'interruppe mentre la cameriera portava il secondo Martini. Rimasero in silenzio finch
non se ne fu andata.
Allora? disse l'uomo, incuriosito.
Senta, io non voglio accusarla di niente disse Marshall ma lei non mi conosce. Non mi ha
mai visto in vita sua.
Io non...! L'uomo lasci la frase a met; aveva l'aria esterrefatta. Io non ti conosco? disse.
Marshall non pot fare a meno di ridere. Oh, questa  buffa disse.
L'uomo sorrise compiaciuto. Lo sapevo che mi stavi prendendo in giro ammise ma...
Scosse la testa. Per un momento ti ho preso sul serio.
Marshall pos il bicchiere sentendo che la pelle cominciava a tendersi intorno alle guance.
Direi che questa storia  andata fin troppo avanti disse. Non sono dell'umore giusto per...
Don lo interruppe l'altro. Ma che ti prende?
Marshall respir a fondo, poi esal tutta l'aria. Oh, be' disse. Immagino che sia un errore in
buona fede. Si costrinse a sorridere. Lei chi crede che sia?
L'uomo non rispose, ma punt su Marshall uno sguardo molto intenso.
Allora? chiese Marshall, che cominciava a perdere la pazienza.
Non  uno scherzo? chiese l'altro.
Insomma, senta...
No, un attimo, un attimo disse l'uomo alzando una mano. Io... immagino che possano
esistere due persone talmente somiglianti da...
Si interruppe all'improvviso e torn a fissare Marshall. Don, non mi stai prendendo in giro,
vero?
Mi stia a sentire...!
D'accordo, chiedo scusa disse l'uomo. Rimase a fissare Marshall un altro po', quindi alz le
spalle e sorrise perplesso. Avrei giurato che lei fosse Don Marshall disse.
Marshall percep qualcosa di freddo che gli si raggrumava intorno al cuore.
Lo sono si sent dire.
L'unico suono nel ristorante era quello della musica e il delicato tintinnio delle stoviglie.
Che significa? chiese l'uomo.
Me lo dica lei replic Marshall con un filo di voce. Lei... Stavolta l'uomo lo squadr da
cima a fondo. Non  uno scherzo disse.
Lei che ne pensa?
Va bene. Va bene. L'uomo sollev entrambe le mani in un gesto conciliante. Non  uno
scherzo. Lei sostiene che io non la conosco, d'accordo. Dato per scontato questo, cosa rimane? Un
uomo che non solo assomiglia come una goccia d'acqua a un mio amico, ma che si chiama anche come
lui.  possibile?
A quanto pare s disse Marshall.
Tutto a un tratto lui riprese il suo bicchiere e cerc una fuga momentanea nel Martini. Il suo
interlocutore fece lo stesso. Giunse la cameriera per prendere le ordinazioni e Marshall le disse di
tornare pi tardi.
Lei come si chiama? chiese subito dopo.
Arthur Nolan rispose l'uomo.
Marshall gesticol convulsamente. Io non la conosco disse. La tensione nel suo stomaco si
allent impercettibilmente.
L'uomo si appoggi alla sedia e scrut Marshall.  fantastico disse, poi scosse la testa.
Assolutamente fantastico.
Marshall sorrise e abbass gli occhi sul bicchiere.
Dove lavora? gli chiese l'uomo.
All'American-Pacific Steamship rispose Marshall, che cominciava gi a provare un certo
compiacimento per quella situazione. Di certo era qualcosa che gli distoglieva la mente da quella
mattinata infernale.
L'uomo lo esamin e Marshall sent il compiacimento che veniva meno.
Improvvisamente l'uomo scoppi a ridere.
Lei deve aver passato proprio una brutta mattina, amico disse poi.
Cosa?
Basta cos disse l'altro.
Mi ascolti...
Mi arrendo disse Nolan con una smorfia. Mi sta facendo andare il gin di traverso.
Mi stia a sentire, dannazione! sbott Marshall.
L'uomo sembr stupito. Spalanc la bocca e abbass il bicchiere. Don, che c'? chiese,
adesso in tono impensierito.
Lei non mi conosce disse Marshall pesando le parole. Io non la conosco. Le dispiacerebbe
prendere gentilmente atto della situazione?
L'uomo si guard intorno come in cerca d'aiuto, poi si sporse verso Marshall e parl con voce
bassa e preoccupata.
Don, ascoltami. Sul serio, tu non mi conosci?
Marshall trasse un profondo respiro, stringendo i denti per contenere una rabbia crescente.
L'altro si ritrasse. Tutto a un tratto a Marshall sembr che lo sguardo che aveva sulla faccia diventasse
minaccioso.
Uno di noi due  impazzito disse poi. La sua voleva quasi essere una battuta, ma il tono
della voce gli usc serio.
Nolan deglut rumorosamente. Abbass gli occhi sul drink come incapace di guardare in volto
il suo interlocutore.
Tutto a un tratto Marshall scoppi a ridere. Buon dio disse. Che storia. Lei  davvero
convinto di conoscermi, non  vero?
L'altro fece una smorfia e ribatt: Anche il Don Marshall che conosco io lavora per
l'American-Pacific.
Marshall fu scosso da un brivido.  impossibile disse.
No disse Nolan in tono inespressivo.
Per un momento Marshall pens che fosse tutto un bieco complotto ai suoi danni, ma
l'espressione stravolta dell'altro indebol quel sospetto. Bevve un sorso di Martini, poi depose con
molta cura il bicchiere e appoggi i palmi delle mani sul tavolo, quasi bisognoso di sentirne tutta la
robusta presenza.
American-Pacific Steamship Lines? chiese.
L'uomo annu una volta. S.
Marshall scosse la testa, ostinato. No disse. Non esiste nessun altro Marshall nel nostro
ufficio. A meno... si affrett ad aggiungere che si tratti di uno dei nostri impiegati ai piani bassi...
Lei ... In preda al nervosismo, l'uomo non fin la frase. Il mio amico  un dirigente disse
poi.
Marshall ritrasse lentamente le mani dal tavolo e se le mise in grembo. Allora non capisco
disse, pentendosi allo stesso tempo di averlo detto.
Questo... quest'uomo le ha detto che lavora l? si affrett a chiedere.
S.
Lei pu provare che lavori l? lo sfid Marshall con la voce che cominciava a incrinarsi.
Pu dimostrare che si chiami veramente Don Marshall?
Don, io...
Insomma, pu dimostrarlo?
Lei  sposato? chiese l'uomo.
Marshall esit, poi si schiar la gola e rispose: S.
Nolan si pieg in avanti. Con Ruth Foster? chiese.
Marshall non pot trattenere un rantolo involontario.
Vive a Long Island? lo incalz Nolan.
S rispose debolmente Marshall. Ma...
A Huntington?
Marshall non trov nemmeno la forza di annuire.
 andato alla Columbia University?
S, ma... I denti cominciarono a battere.
Si  laureato nel giugno del '40?
No! Marshall si aggrapp a questa imprecisione. Nel gennaio del '41.'41!
Era tenente nell'esercito? chiese Nolan senza badargli.
Marshall sent la terra che gli cedeva sotto i piedi. S farfugli ma lei ha detto...
Nell'Ottantasettesima divisione?
Ehi, un momento! Marshall mise da parte il bicchiere mezzo vuoto, quasi a voler fare spazio
per la sua controffensiva. Posso fornirle due ottime spiegazioni per questo... per questa assurda
confusione. Primo: un uomo che mi assomiglia e che conosce un po' di cose sul mio conto pu essersi
spacciato per me, dio solo sa per quale motivo. Secondo:  lei a sapere alcune cose su di me e sta
tentando di incastrarmi in non so cosa. No, pu discutere quanto le pare! insistette febbrilmente
mentre l'altro cominciava a obbiettare. Pu farmi tutte le domande che vuole, ma io so chi sono e so
anche chi conosco!
Davvero? chiese l'uomo. Appariva perplesso.
Marshall sent le gambe che cominciavano a tremare forte.
Be', non ho nessuna intenzione di starmene q-qui a discutere con lei disse. Tutta questa
storia  assurda. Sono venuto qui solo per trovare un po' di pace e di silenzio... in un posto in cui non
ero nemmeno mai stato prima e...
Don, noi mangiamo sempre qui. Nolan sembrava quasi stare male.
Ma che idiozia!
Nolan si pass una mano sulla bocca. Lei... lei pensa davvero che questo sia una specie di
imbroglio? chiese.
Marshall lo fiss, sentendo il cuore che batteva come un forsennato.
O che... mio dio, che qualcuno si stia facendo passare per lei? Abbass gli occhi. Io credo...
ecco, se fossi in lei disse quietamente andrei... da un medico, da un...
Chiudiamola qui, d'accordo? lo interruppe gelido Marshall. Io propongo che uno di noi due
se ne vada. Si guard in giro. Qui dentro ci sono un sacco di tavoli liberi.
Distolse rapidamente lo sguardo dal viso stravolto di Nolan e riprese il suo Martini. Allora?
disse.
L'uomo scosse la testa. Dio santissimo esclam a bassa voce.
Ho detto chiudiamola qui ripet Marshall fra i denti.
E basta? disse Nolan, incredulo. Lei vuole... mollare tutto cos?
Marshall fece per alzarsi.
No, no, aspetti disse Nolan. Vado via io. Guard Marshall con un'aria assente. Vado via
io disse ancora.
Si tir su come se le spalle gli pesassero un quintale.
Non so che dire si conged ma... per l'amor del cielo, Don, vada da un medico.
Rimase a lato del spar un attimo pi del necessario, fissando Marshall. Poi si volt in tutta
fretta e si diresse verso la porta. Marshall lo segu con lo sguardo.
Quando Nolan se ne fu andato lui si appoggi alla parete del spar e guard il suo drink.
Prese lo stuzzicadenti e agit meccanicamente l'oliva impalata nel bicchiere. Quando giunse la
cameriera ordin il primo piatto che lesse sul menu.
Mentre mangiava ripens a quanto fosse assurda tutta quella storia. Perch quel Nolan, se non
era un attore consumato, gli era sembrato sinceramente sconvolto da quanto era avvenuto.
Cosa era avvenuto? Un errore di persona bello e buono era un conto, ma un errore di persona
che non sembrava proprio un errore era un altro conto. Come faceva quel tizio a sapere tante cose su di
lui? Di Ruth, di Huntington, dell'American-Pacific, addirittura che lui era stato un tenente
nell'Ottantasettesima divisione? Come?
Improvvisamente gli venne un'idea.
Anni prima era stato un lettore accanito di fantascienza... storie che parlavano di spedizioni
sulla Luna, viaggi nel tempo e roba simile. E una delle idee ricorrenti era quella di un universo
alternativo, una teoria bizzarra in base alla quale a ogni possibilit corrispondeva un universo separato.
Alla luce di questa teoria poteva esistere un universo in cui lui e Nolan si conoscevano, mangiavano
regolarmente da Franco e in cui lui si era laureato alla Columbia un semestre prima.
Era assurdo, certo, ma era pur sempre una spiegazione. Se mentre entrava da Franco fosse
accidentalmente penetrato in un universo separato di un'inezia da quello in cui aveva vissuto fino a
poco prima nel suo ufficio? E se, sempre in base a questa teoria, la gente continuasse senza saperlo a
passare da uno all'altro di questi due universi separati da un'inezia? E se fosse capitato anche a lui, ma
senza mai rendersene conto fino a oggi... quando aveva fatto per puro caso un passo in pi?
Chiuse gli occhi e rabbrivid. Santo dio, pens, dio del cielo, ho lavorato davvero troppo. Si
sentiva come se si trovasse sul ciglio di un burrone in attesa che qualcuno lo spingesse gi. Cerc
disperatamente di non ripensare alla conversazione con Nolan. In tal caso avrebbe dovuto inserirla
nello schema e ancora non era pronto a farlo.
Dopo un po' pag il conto e lasci il ristorante, con il pasto come piombo freddo nel suo
stomaco. Prese un taxi per Pennsylvania Station e dopo una breve attesa sal sul treno per North Shore.
Per tutto il viaggio fino a Huntington sedette nella carrozza fumatori osservando la campagna dal
finestrino con una sigaretta spenta fra le dita. La sgradevole pressione allo stomaco non ne voleva
sapere di attenuarsi.
Giunto a Huntington attravers la stazione, raggiunse il parcheggio dei taxi e s'infil con
decisione in uno di essi.
Mi porti a casa, le dispiace? disse guardando intensamente il tassista.
Certo, signor Marshall disse il tassista, sorridendo.
Marshall si abbandon sul sedile con un sospiro tremante e chiuse gli occhi. Sentiva un
formicolio alla punta delle dita.
 tornato presto oggi disse il tassista. Non si sente bene?
Marshall deglut. Solo un mal di testa disse.
Oh, mi dispiace.
Mentre procedeva verso casa, Marshall continu senza volerlo a osservare la citt in cerca di
discrepanze, di differenze. Ma non ne vide: tutto era come sempre. Sent la pressione che si allentava.
Ruth era in salotto a cucire.
Don. Si alz e corse verso di lui. Qualcosa non va?
No, no disse lui posando il cappello. Ho solo mal di testa.
Oh. Lei lo accompagn premurosa alla poltrona e lo aiut a sfilarsi la giacca e le scarpe. Ti
porto subito qualcosa disse poi.
Bene. Quando lei fu salita al piano di sopra, Marshall controll la stanza familiare e sorrise.
Adesso era tutto a posto.
Ruth stava scendendo le scale quando squill il telefono. Lui fece per alzarsi, ma si rimise gi
appena sua moglie disse: Vado io, tesoro.
Va bene rispose lui.
La vide in corridoio mentre sollevava la cornetta e diceva pronto, rimanendo in ascolto. S,
tesoro disse automaticamente. Tu...
Poi lei s'interruppe, sempre con la cornetta in mano, e Marshall la fiss come se stringesse
qualcosa di mostruoso.
Ruth riport la cornetta all'orecchio. Tu... non sarai a casa fino a tardi? chiese con un filo di
voce.
Marshall rimase l seduto a guardarla con la bocca spalancata. Il suo cuore batteva come se
qualcuno lo stesse prendendo a pugni. Anche quando lei si gir a guardarlo, con la cornetta sempre
stretta in mano, non riusc a distogliere lo sguardo. Ti prego, pens. Ti prego, non dirlo. Ti prego.
E tu chi sei? gli chiese lei.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Una grossa sorpresa.
...
.
...
Titolo originale: Big Surprise. 1959.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Il vecchio signor Hawkins aveva l'abitudine di starsene accanto al recinto di casa e quando gli
studenti tornavano da scuola li chiamava a gran voce.
Ragazzino! diceva. Vieni qui, ragazzino!
Quasi tutti avevano paura di avvicinarsi, cos si mettevano a ridere e si prendevano gioco di lui
con lazzi e sberleffi, poi correvano via e raccontavano agli amici quanto fossero stati coraggiosi. Ma
ogni tanto uno di loro si avvicinava al signor Hawkins quando lo chiamava, e il signor Hawkins gli
rivolgeva la sua strana richiesta.
Cos cominciava la filastrocca:
Gli diceva scava una fossa,
gli faceva l'occhiolino:
una sorpresa bella grossa
ti aspetta qui vicino.
Nessuno sapeva pi da quanto tempo i ragazzi la ripetessero. Certe volte gli stessi genitori
avevano l'impressione di averla gi sentita da giovani.
Una volta un ragazzo aveva cominciato a scavare una buca, dopo un po' si era stancato, e di
grosse sorprese nemmeno l'ombra. Era l'unico che ci avesse mai provato...
Un giorno Ernie Willaker stava tornando a casa da scuola insieme a due amici. Camminavano
dall'altra parte della strada quando videro il signor Hawkins nel suo giardino, in piedi accanto al
recinto.
Ragazzino! lo sentirono chiamare. Vieni qui, ragazzino!
Dice a te, Ernie lo canzon uno degli altri due.
Non  vero disse Ernie.
Il signor Hawkins punt un dito verso di lui. Vieni qui, ragazzino! grid.
Ernie guard nervosamente gli amici.
Di disse uno di loro. Di che hai paura?
Chi  che ha paura? disse Ernie. Solo che mamma dice che devo tornare subito a casa da
scuola.
Fifone disse l'altro. Hai paura del vecchio Hawkins.
Paura io?
E allora vacci.
Ragazzino chiam ancora il signor Hawkins. Di, vieni qui.
Be' disse Ernie, esitante. Non allontanatevi aggiunse.
E chi si muove. Resteremo qui.
Allora... Ernie raccolse il coraggio e attravers la strada, facendo finta di niente. Si pass i
libri sulla mano sinistra e con la destra si tir indietro i capelli. Gli diceva scava una fossa, ripeteva il
suo cervello.
Ernie si accost alla recinzione di legno. S, signore? disse.
Vieni pi vicino, ragazzo disse il vecchio, con gli occhi scuri che scintillavano.
Ernie fece un passo avanti.
Non avrai paura del signor Hawkins, vero? gli disse il vecchio, facendogli l'occhiolino.
No, signore disse Ernie.
Bene disse il vecchio. Adesso stammi a sentire, ragazzo. Che ne diresti di una grossa
sorpresa?
Ernie si guard indietro. I suoi amici erano ancora l. Gli rivolse un sorriso forzato. Poi trasal
mentre una mano ossuta lo afferrava per il braccio destro. Ehi, mi lasci! strill Ernie.
Tranquillo, ragazzo disse il signor Hawkins con voce melliflua. Nessuno ha intenzione di
farti del male.
Ernie si ritrasse, con le lacrime che gi gli bagnavano gli occhi. Il vecchio lo avvicin a s.
Ernie vide con la coda dell'occhio i due amici che correvano lungo la strada.
Mi la... lasci stare singhiozz Ernie.
Fra poco disse il vecchio. Allora, ti piacerebbe una grossa sorpresa?
N... no, grazie, signore.
Ma certo che ti piacerebbe disse il signor Hawkins. Ernie sent l'odore del suo fiato e cerc
di liberarsi, ma il signor Hawkins stringeva forte.
Sai dove si trova il campo del signor Miller? gli chiese il signor Hawkins.
Ce... certo.
Sai dove si trova la grossa quercia?
Certo. Certo, signore, lo so.
Va' alla quercia nel campo del signor Miller e mettiti di fronte al campanile della chiesa. Mi
hai capito?
S... s.
Il vecchio lo avvicin ancora di pi a s. Da l cammina per dieci passi. Hai capito? Dieci
passi.
Certo...
Percorri dieci passi e scava fino a tre metri di profondit. Quanti metri? Punt sul petto di
Ernie un dito ossuto.
T... tre rispose Ernie.
Proprio cos disse il vecchio. Faccia al campanile, cammina dieci passi e scava per tre
metri... l troverai una grossa sorpresa. Gli fece ancora l'occhiolino. Lo farai, ragazzo?
Io... s, certo. Lo far.
Il signor Hawkins lo lasci andare ed Ernie si ritrasse di scatto. Si sentiva il braccio tutto
intorpidito.
Non dimenticarti aggiunse il vecchio.
Ernie gir sui tacchi e corse lungo la strada pi veloce che poteva. Trov gli amici che lo
aspettavano all'angolo.
Ha tentato di ucciderti? mormor uno dei due.
Ma via disse Ernie. Non  stato poi cos brutto.
Che voleva?
Voi che credete?
Si avviarono cantando tutti insieme:
Gli diceva scava una fossa,
gli faceva l'occhiolino:
una sorpresa bella grossa
ti aspetta qui vicino.
Ogni pomeriggio andavano nel campo del signor Miller e si mettevano seduti sotto la grande
quercia.
Credi che l sotto ci sia veramente qualcosa?
Naaa.
E se invece ci fosse?
Che cosa?
Oro, magari.
Ne parlavano tutti i giorni, e tutti i giorni si mettevano davanti al campanile e contavano i
passi. Arrivati al punto giusto sondavano il terreno con la punta delle scarpe.
Chiss se l sotto c' davvero dell'oro.
Perch lo avrebbe detto a noi?
Gi, perch non mettersi a scavare lui stesso?
Perch  troppo vecchio e troppo stupido.
Davvero? Be', se l sotto c' dell'oro lo dividiamo in tre.
Divennero via via pi curiosi. Se lo sognavano di notte, l'oro, scrivevano la parola oro sui
quaderni e pensavano a tutte le cose che avrebbero potuto comprare con quell'oro.
Cominciarono a passare pi vicini alla casa del signor Hawkins per vedere se li chiamava di
nuovo, in modo da potergli chiedere se si trattava davvero di oro. Ma lui non li richiam pi.
Poi un giorno, mentre tornavano da scuola, videro che il signor Hawkins stava parlando con un
altro ragazzo.
Ci ha detto che l'oro sarebbe toccato a noi! protest Ernie.
Gi! convennero gli altri due, risentiti. Muoviamoci!
Corsero a casa di Ernie, ed Ernie and in cantina a cercare delle pale. Poi risalirono la strada a
tutta velocit, oltrepassarono diversi isolati, quindi la discarica e raggiunsero il campo del signor
Miller. Si fermarono sotto la quercia, si piazzarono davanti al campanile e percorsero dieci passi.
Scavate disse Ernie.
Le pale affondarono nel terreno scuro. Scavarono senza parlare, respirando dal naso. Giunti a
un metro di profondit si presero una pausa.
Credi davvero che l sotto ci sia dell'oro?
Non lo so, ma dobbiamo scoprirlo prima che lo faccia quell'altro ragazzo.
Certo!
Ehi, come facciamo a uscire quando arriveremo a tre metri? chiese uno di loro.
Scaveremo degli scalini.
Ripresero a scavare. Per pi di un'ora lavorarono di buona lena, rimuovendo quella terra nera e
piena di vermi e accumulandola ai lati della buca. Si macchiarono tutti i vestiti e si imbrattarono la
pelle. Quando la testa fu sotto il livello del terreno uno di loro and a prendere un secchio e una corda.
Ernie e l'altro ragazzo continuarono a scavare e a gettare la terra fuori dalla buca. Dopo un po' il
terriccio cominci a piovergli addosso e i due si fermarono.
Si misero a sedere stanchi sul terreno umido aspettando che il loro amico tornasse. Avevano le
mani e la faccia tutte macchiate di marrone.
A che profondit saremo arrivati? chiese il ragazzo.
Quasi due metri giudic Ernie.
Torn il loro amico e i due ripresero a lavorare, scavando senza posa fino a farsi dolere la
schiena.
Ah, ma che cavolo disse il terzo ragazzo mentre tirava su il secchio. L sotto non c' un bel
niente.
Ha detto tre metri insistette Ernie.
Be', io mi sono stufato disse il ragazzo.
Sei un fifone?
Sei bravo tu disse il ragazzo.
Ernie si rivolse a quello che gli stava vicino. Dovrai tirarla su tu la terra.
Oh... d'accordo farfugli il ragazzo.
Ernie continu a scavare. Adesso, quando guardava su, gli sembrava che i lati della buca
ondeggiassero e dovessero precipitargli addosso da un momento all'altro. Tremava per la stanchezza.
Andiamocene disse quello che stava su. Qui non c' niente. Sei arrivato a tre metri.
Non ancora disse Ernie in un rantolo.
Quanto hai intenzione di scavare? Fino in Cina?
Ernie si appoggi alla parete della buca e digrign i denti. Un grosso verme sbuc dal terriccio
e precipit sul fondo.
Io me ne vado a casa disse l'altro. Se faccio tardi per cena me le danno.
Sei uno scemo anche tu disse Ernie, avvilito.
Aaah... invece tu sei coraggioso.
Ernie si raddrizz, con le spalle doloranti. Be', l'oro me lo prendo tutto io grid dal basso.
Non c' nessun oro disse il suo amico.
Fissa la corda a qualcosa in modo che possa salire quando trovo l'oro disse Ernie.
Il ragazzo ridacchi. Leg la corda a un cespuglio e la lasci penzolare nella buca.
Ernie alz gli occhi e vide il rettangolo irregolare del cielo che si stava facendo buio. Apparve
la faccia dell'altro ragazzo, che guard gi.
Cerca di non complicarti la vita l sotto disse.
Non mi sto complicando la vita. Ernie torn ad abbassare lo sguardo e riprese a scavare con
rabbia. Si sentiva addosso gli occhi dei due amici.
Hai paura? chiese l'altro ragazzo.
E di che? scatt Ernie senza nemmeno degnarsi di guardarlo.
Non lo so rispose il ragazzo.
Ernie continu a scavare.
Be', disse il ragazzo ci si vede.
Ernie grugn. Sent i passi dei due che si allontanavano. Poi diede un'occhiata alla buca e sent
come un leggero fremito che gli risaliva per la gola. Aveva freddo.
Be', io non me ne vado mormor. L'oro era suo. Non lo avrebbe lasciato all'altro ragazzo.
Scav furiosamente, ammucchiando la terra sull'altro lato della buca. Cominciava a scendere
la notte.
Ancora poco si disse, ansimando. Poi me ne torno a casa con l'oro.
Picchiava duro con la pala e a un certo punto sent sotto di s un suono cupo. Un brivido gli
corse per tutta la schiena. Si costrinse a scavare ancora. Gliela faccio vedere io, pens. Gliela faccio
vedere...
Aveva portato alla luce parte di una cassa... una cassa piuttosto lunga. Rimase l a fissare il
legno, sempre tremando. Una sorpresa bella grossa...
Scosso dai brividi, Ernie si piant sulla cassa e pest i piedi. Un altro debole rumore cavo gli
giunse alle orecchie. Tolse dell'altra terra finch la pala gratt il legno vecchio. Non poteva
scoperchiare la cassa... era troppo lunga.
Poi si accorse che la parte superiore era divisa in due sezioni e che ognuna aveva una maniglia.
Ernie strinse i denti e sollev la maniglia con la punta della pala. Met della copertura si apr.
Ernie url. Ricadde contro la parete della buca e fiss con un terrore senza voce l'uomo che si
stava tirando su.
Sorpresa! disse il signor Hawkins.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Scadenza.
...
.
...
Titolo originale: Deadline. 1959.
Traduzione: di Maurizio Nati.
...
.
...
Ci sono almeno due notti all'anno in cui un medico non vorrebbe impegni, e sono la vigilia di
Natale e quella di Capodanno. La vigilia di Natale mi capit il braccio ustionato di Bobby Dascouli,
che stavo medicando e fasciando pi o meno nel momento in cui avrei preferito starmene seduto sulla
sedia a dondolo a godermi insieme a Ruth gli addobbi multicolori dell'albero di Natale.
Niente di strano, dunque, che dieci minuti dopo essere arrivati in casa di mia sorella Mary per
il cenone dell'ultimo dell'anno la mia segreteria telefonica mi informasse che in citt era giunta una
chiamata di emergenza.
Ruth mi sorrise tristemente e scosse la testa, baciandomi sulla guancia. Povero Bill disse.
Povero Bill davvero dissi io, posando il primo drink della serata, pieno per due terzi. Le
appoggiai una mano sulla pancia, gi bella grossa.
Cerca di non farlo nascere prima che torno le dissi.
Far del mio meglio disse lei.
Salutai tutti frettolosamente e me ne andai: mi tirai su il bavero del cappotto, scesi il vialetto
gi coperto di neve fino alla Ford, armeggiai un po' con l'avviamento e alla fine riuscii a partire. Mi
diressi verso il centro con in faccia quell'aria triste e inquieta che avevo visto tante volte sul volto dei
medici generici.
Erano gi passate le undici quando le catene da neve sbatacchiarono nella distesa deserta di
East Main Street. Proseguii per altri tre isolati verso nord fino all'indirizzo che mi avevano fornito e
parcheggiai davanti a quello che era stato un lussuoso palazzo residenziale quando ancora mio padre
esercitava. Adesso era diventato una specie di pensione e aveva un'aria decisamente vetusta e
scalcinata.
Nell'atrio feci scorrere la luce della mia torcia tascabile sulle cassette delle lettere, ma non
riuscii a trovare il nome. Allora suonai al campanello della tenutaria e mi avvicinai alla porta. Quando
il cicalino suon la spinsi, aprendola.
In fondo al corridoio una porta si apr e ne emerse una donna corpulenta. Indossava un
maglione nero sul vestito verde tutto spiegazzato, calzini a strisce sulle calze pesanti e sopra ai calzini
delle scarpe aperte. Non era truccata, e l'unico colore sulla faccia era rappresentato da due chiazze rosa
sulle guance. Dalle tempie spuntavano ciocche di capelli grigiastri. Li ravvi alla meglio mentre
ciabattava lungo il corridoio poco illuminato verso di me.
Lei  il dottore? mi chiese.
Risposi di s.
Sono io che l'ho chiamata disse. C' un vecchio al quarto piano, dice che sta morendo.
Quale stanza?
Glielo faccio vedere.
La seguii mentre saliva ansimando le scale. Ci fermammo di fronte alla stanza 47 e lei buss
piano sulla sottile intelaiatura della porta, poi l'apr.
Prego mi disse.
Appena entrato lo vidi sdraiato su un letto di metallo, il corpo flaccido come quello di una
bambola gettata in un angolo. Lungo i fianchi giacevano immobili due mani fragili segnate da un
reticolo di venuzze e chiazzate da macchie epatiche. La pelle aveva il colore di un giornale ingiallito
dal tempo e la faccia era una maschera di devastazione. Poggiava la testa sul cuscino senza federa, con
i capelli bianchi sparsi come fiocchi di neve. Le guance mostravano tracce di una pallida barbetta. Gli
acquosi occhi azzurri erano fissi sul soffitto.
Mentre mi toglievo il cappello e il cappotto notai che non c'era segno evidente di sofferenza.
La sua espressione era quella di un'accettazione serena. Sedetti accanto al letto e gli presi il polso. Gli
occhi ruotarono e mi guardarono.
Salve dissi sorridendo.
Salve. Rimasi sorpreso dal vigore della voce.
Il battito era quello che mi aspettavo, per, una sottile scintilla vitale, una pulsazione che quasi
si perdeva fra le dita. Gli misi gi la mano e gli tastai la fronte. Niente febbre. Dunque non era malato.
Si stava semplicemente spegnendo.
Gli diedi una pacca sulla spalla, poi mi alzai, indicando con un gesto il lato opposto della
stanza. La tenutaria mi raggiunse l.
Da quanto tempo si trova a letto? le chiesi.
Solo da oggi pomeriggio rispose lei.  sceso gi da me e mi ha detto che sarebbe morto
stanotte.
La fissai. Non mi era mai capitata una cosa del genere. Ne avevo letto, per, come capita a
tutti. Un vecchio o una donna annuncia che in un determinato momento morir, e quando viene quel
momento, muore per davvero. Nessuno sa spiegarlo: volont, o precognizione, o tutte e due le cose.
Tutto quello che si sa  che si tratta di un fatto strano, che spaventa.
Ha qualche parente? le domandai.
Nessuno, che io sappia rispose lei.
Io annuii.
Non capisco disse la donna.
Che cosa?
Quando  venuto, circa un mese fa, stava benissimo. E anche oggi pomeriggio non sembrava
tanto malato.
Non si pu mai dire osservai.
No, non si pu. C'era una strana espressione in fondo ai suoi occhi, uno strano scintillio,
come di disagio e di inquietudine.
Be', non c' niente che possa fare per lui dissi. Non soffre.  solo una questione di tempo.
La tenutaria annu.
Quanti anni ha? le chiesi.
Non me l'ha mai detto.
Capisco. Tornai verso il letto.
L'ho sentita disse il vecchio.
Eh?
Lei vuole sapere quanti anni ho.
Quanti anni ha?
Il vecchio fece per rispondere, poi fu colto da una tosse secca. Vidi un bicchiere d'acqua sul
comodino accanto al letto, mi sedetti e lo aiutai ad alzarsi un po' su, in modo che potesse bere. Poi lo
lasciai ricadere.
Ho un anno disse.
L per l quasi non ci feci caso. Tenni gli occhi fissi su quel volto sereno e poi, con un
sorrisetto nervoso, rimisi il bicchiere sul comodino.
Lei non mi crede disse il vecchio.
Ecco... Alzai le spalle.
 verissimo disse lui.
Io annuii e gli sorrisi di nuovo.
Sono nato il 31 dicembre 1958 disse. A mezzanotte.
Chiuse gli occhi. A che serve? disse poi. L'ho detto a un centinaio di persone e nessuno ha
capito.
Mi racconti tutto gli dissi.
Dopo qualche secondo tir lentamente il fiato.
Una settimana dopo la mia nascita disse camminavo e parlavo. Mangiavo da solo. Mio
padre e mia madre non riuscivano a credere ai loro occhi. Mi portarono da un dottore. Non so che ne
pensasse, ma non fece nulla. Che poteva fare? Non stavo male. Mi risped a casa insieme ai miei.
'Crescita precoce' disse.
Dopo una settimana tornammo da lui. Ricordo ancora la faccia dei miei genitori mentre mi
portavano l. Avevano paura di me.
Il dottore non sapeva dove sbattere la testa. Si rivolse a degli specialisti, e anche loro non
sapevano che pesci pigliare. Ero un normalissimo bambino di quattro anni. Mi tennero sotto
osservazione. Scrissero relazioni su di me. Non rividi pi mio padre e mia madre.
Il vecchio si interruppe per un momento, poi riprese, sempre in quel suo tono monocorde.
Dopo un'altra settimana avevo sei anni disse. Dopo un'altra ancora otto. Nessuno ci capiva
niente. Tentarono di tutto, ma senza trovare una risposta. Giunsi a dieci anni, poi a dodici. A quattordici
scappai via perch non ne potevo pi di essere osservato.
Per quasi un minuto fiss il soffitto.
Vuole sentire altro? mi chiese alla fine.
S dissi automaticamente. Ero sbalordito di quanto si esprimesse con facilit.
All'inizio cercai di oppormi disse. Andai dai medici e mi misi a strillare, chiedendogli di
scoprire cosa c'era che non andava in me. Ma non c'era niente che non andava. Semplicemente
crescevo di due anni ogni settimana.
Poi mi venne l'idea.
Trasalii appena, scuotendomi da quella specie di imbambolamento con cui lo fissavo. Idea?
ripetei.
 cos che  incominciata la storia disse il vecchio.
Quale storia?
Sull'anno vecchio e l'anno nuovo rispose lui. L'anno vecchio  un uomo anziano con la
barba e la falce, lo sa. E l'anno nuovo  un bambino appena nato.
Il vecchio fece una pausa. Gi in strada sentii uno stridore di pneumatici quando una macchina
svolt all'angolo e riprese velocit oltrepassando il palazzo.
Credo che ci siano sempre stati uomini come me riprese il vecchio. Uomini che vivono
solo un anno. Non so come succeda o perch, ma una volta ogni tanto succede. Ecco come cominci la
storia. Dopo un po' la gente smise di ricordare com'era cominciata, e adesso sono tutti convinti che sia
una favola. Credono che sia simbolica, ma non lo .
Il vecchio volse la faccia stravolta verso la parete.
E io sono il 1959 disse tranquillo. Ecco chi sono.
La tenutaria e io restammo in silenzio con gli occhi fissi su di lui.
Alla fine la guardai. Improvvisamente, come colta da un senso di colpa, si volt e corse verso
la porta. Usc e se la sbatt alle spalle.
Io tornai a guardare il vecchio. Tutto a un tratto sembr che mi si fermasse il respiro. Mi chinai
e gli presi la mano. Non c'era battito. Tremando gliel'abbassai e mi tirai su. Rimasi in piedi a fissarlo.
Poi, non so da dove, il gelo mi trafisse la schiena. Senza nemmeno pensarci allungai la mano sinistra, e
la manica del cappotto risal, scoprendo l'orologio.
Al secondo.
Tornai a casa di Mary incapace di togliermi dalla testa la storia del vecchio... o anche solo la
stanca rassegnazione nei suoi occhi. Continuavo a dirmi che era semplicemente una coincidenza, ma
senza riuscire a convincermi del tutto.
Mi venne ad aprire Mary. Il salotto era vuoto.
Non mi dirai che la festa  gi finita? le dissi.
Mary sorrise. Non  finito niente replic. Solo che continua all'ospedale.
La fissai con la mente annebbiata. Mary mi prese un braccio.
E non indovinerai mai disse a che ora Ruth ha avuto il pi bel bambino del mondo.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Montaggio.
...
.
...
Titolo originale: Mantage. 1959.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Dissolvenza. Il vecchio era passato a miglior vita. Dal paradiso del film un coro etereo inton un peana
cantando, fra turbinanti nuvolette rosa, Un momento o per sempre. Era il titolo del film. Le luci si
accesero, le voci cessarono all'improvviso, il sipario venne abbassato e gli altoparlanti diffusero la
versione per quartetto di Un momento o per sempre. Etichetta Decca, ottocentomila copie vendute in un mese.
Owen Crowley se ne stava stravaccato nel suo sedile a gambe incrociate e a braccia strette,
fissando il sipario. Accanto a lui il pubblico si alzava e si stiracchiava, sbadigliava, chiacchierava,
rideva. Owen rimase seduto, sempre con gli occhi fissi sul sipario. Al suo fianco Carole si alz anche
lei e s'infil la giacca di pelle scamosciata. Stava cantando a bassa voce, insieme al disco: La tua
mente  un orologio che batte, Un momento o per sempre.
S'interruppe. Tesoro?
Owen grugn. Vieni? gli chiese lei.
Lui sospir. Immagino di s. Afferr la giacca e segu Carole che si dirigeva verso il
corridoio calpestando i popcorn e gli incarti delle caramelle. Giunti al corridoio, Carole lo prese
sottobraccio.
Allora? gli domand. Che ne pensi?
Owen aveva la sgradevole impressione che glielo avesse chiesto un milione di volte, che la
loro relazione consistesse in un'infinita sequenza di film in programmazione e poco pi. Si
conoscevano da appena due anni ed erano fidanzati da soli cinque mesi? Per un attimo gli sembr che
fossero secoli.
Che vuoi che ne pensi? ribatt lui.  solo un altro film.
Credevo che ti fosse piaciuto disse Carole. Visto che anche tu sei uno scrittore.
Attravers l'atrio insieme a lei. Furono gli ultimi a uscire. Il bar era chiuso, il distributore di
bibite sgocciolava bollicine multicolori. L'unico rumore era il fruscio dei loro tacchi sulla moquette,
poi il ticchettio quando furono all'esterno.
Che c', Owen? gli chiese Carole quando ebbero percorso un intero isolato senza che lui
dicesse una parola.
Mi fanno diventare matto.
Chi? chiese Carole.
Quei dannati idioti che fanno quei dannati film idioti rispose lui.
Perch?
Per il modo in cui tagliano corto su tante cose.
Che vuoi dire?
Quello scrittore di cui parla il film disse Owen. Mi assomigliava molto, aveva un bel po' di
talento e tanta voglia di sfondare. Ma gli ci sono voluti quasi dieci anni per far quadrare le cose. Dieci
anni. E che fa quello stupido film? Taglia corto, ce li racconta in pochi minuti. Un paio di scene di lui
seduto alla scrivania, con l'aria imbronciata, un paio di inquadrature dell'orologio, qualche immagine
del portacenere pieno di mozziconi, tazze vuote di caff, una pila di manoscritti. Poi degli editori calvi
con il sigaro in bocca che gli fanno cenno di no con la testa, i suoi piedi che camminano sul
marciapiede... tutto qui. Dieci anni di dura fatica. Mi fa impazzire.
Ma devono fare cos, Owen disse Carole.  l'unico modo per raccontare la storia.
Allora anche la vita dovrebbe essere cos obbiett lui.
Oh, non credo che ti piacerebbe.
Ti sbagli, mi piacerebbe eccome. Perch sputare sangue per dieci anni o pi sul mio lavoro?
Perch non concentrare tutto in un paio di minuti?
Non sarebbe la stessa cosa disse lei.
Su questo ci puoi giurare.
Un'ora e quaranta minuti pi tardi Owen se ne stava seduto sulla branda della sua camera
ammobiliata e fissava il tavolo su cui c'erano la macchina da scrivere e il dattiloscritto completo per
met del suo terzo romanzo, E ora Gomorra.
Gi, perch no? L'idea aveva un suo fascino. Owen sapeva che un giorno avrebbe avuto
successo. Non poteva essere altrimenti, se no perch ammazzarsi di fatica in quel modo? Ma la
transizione... quello era il problema. Quell'indefinita transizione fra la fatica e il successo. Sarebbe
stato fantastico se si fosse potuta condensare, accorciare quella parte.
Tagliare corto.
Lo sai cosa vorrei? chiese al giovanotto assorto nello specchio.
No, cosa? chiese quello.
Vorrei disse Owen Crowley che la vita potesse essere semplice come un film. Con tutta la
parte pi faticosa e ingrata ridotta a poche immagini di sguardi stanchi, delusioni, tazze sporche di
caff, lavoro fino a notte fonda, portacenere pieni di cicche, dinieghi e primi piani di passi sul
marciapiede. Perch no?
Sul com qualcosa ticchett. Owen guard l'orologio. Erano le 02:43 del mattino.
Oh, be'. Alz le spalle e se ne and a letto. L'indomani altre cinque pagine e un'altra notte di
lavoro alla fabbrica di giocattoli.
Trascorsero diciannove mesi senza che succedesse niente. Poi una mattina Owen si svegli,
scese a controllare la posta, ed eccola.
Siamo lieti di informarla che abbiamo deciso di pubblicare il suo romanzo Sogno dentro un
sogno.
Carole! Carole! Picchi alla porta dell'appartamento con il cuore che gli batteva per gli
ottocento metri fatti di corsa dalla stazione della metropolitana e per gli scalini saliti a due a due.
Carole!
Lei spalanc la porta, pallida in volto. Owen, che...? cominci, poi grid sbalordita quando
lui la sollev da terra e la fece girare, con l'orlo della gonna che svolazzava. Owen, che succede?
ansim.
Guarda, guarda! Dopo averla portata dentro la fece sedere sul divano e, inginocchiandosi, le
porse la lettera gi tutta sgualcita.
Oh, Owen!
Si abbracciarono e lei rise e pianse. Owen sent la morbidezza abbandonata del suo corpo che
premeva contro il suo attraverso la stoffa di seta leggera, le sue labbra umide sulle guance, le lacrime
calde che le bagnavano il volto. Oh, Owen. Tesoro.
Carole si copr la faccia con le mani tremanti e lo baci, poi disse in un bisbiglio: E tu ti
preoccupavi.
Non pi disse lui. Non pi!
L'ufficio della casa editrice dominava maestoso sopra la citt, tutto tende, pannelli e silenzio.
Se vuole firmare qui, signor Crowley... disse il direttore responsabile. Owen prese la penna.
Urr, urr! esclam Owen danzando in un mare di bicchieri da cocktail rotti, olive farcite,
antipasti spiaccicati e ospiti che applaudivano, battevano i piedi e urlavano, scatenando l'ira
incontenibile dei vicini. Tutti sciamavano come argento vivo per le stanze e i corridoi
dell'appartamento di Carole, s'ingozzavano senza ritegno, consumavano oceani di liquori e
sguazzavano in nuvole di fumo, scommettendo sul futuro successo nella camera da letto profumata di
pellicce.
Owen sembrava una molla. Si mise a cantare come un ossesso: Sono un indiano! Poi afferr
per i capelli Carole che rideva come una matta. Sono un indiano, e ti toglier lo scalpo! No, anzi, ti
bacer! E lo fece, fra un uragano di applausi e fischi. Lei gli si aggrapp e i loro corpi sembrarono
fondersi. Altri applausi come un fuoco scoppiettante. E adesso conceder il bis! annunci.
Risate, grida entusiaste, musica ad alto volume. Un cimitero di bottiglie dentro il lavello.
Musica e movimento. Tutti che cantavano. Un putiferio. Un poliziotto alla porta.
Si accomodi, si accomodi, difensore della vita civile!
Su, vediamo di darci una calmata, la gente vuole dormire.
Silenzio in quel gran disordine. Sedevano vicini sul divano guardando l'alba che si faceva
strada oltre le colline; Carole, in camicia da notte, gli si era schiacciata addosso, mezza addormentata, e
Owen premeva le labbra sulla sua gola calda sentendo, sotto la pelle liscia, il sangue che pulsava.
Ti amo disse in un sussurro Carole. Avvicin le labbra a quelle di lui, chiese ed ottenne. Il
fruscio elettrico della camicia da notte lo fece rabbrividire. Scost le bretelline e le vide scivolare lungo
la pallida curva delle spalle. Carole, Carole. Le mani di lei erano come artigli di gatto sulla sua
schiena.
Il telefono squill pi volte. Lui apr un occhio. Era come se avesse una forchetta arroventata
che aderiva alla palpebra. Quando la sollev, la forchetta gli penetr nel cervello. Oooh! Richiuse
subito l'occhio e la stanza scomparve. Piantatela biascic rivolto al telefono che continuava a
squillare, e ai folletti che gli ballavano in testa su tacchi a spillo.
Nel vuoto una porta si apr e gli squilli cessarono. Owen sospir.
Pronto? disse Carole. Oh, s,  qui.
Owen sent il crepitare della sua camicia da notte e le sue dita che gli premevano sulla spalla.
Owen disse lei. Svegliati, tesoro.
I seni sporgenti attraverso la camicia da notte trasparente fu tutto ci che vide. Si allung ma
lei si era gi allontanata. Carole gli prese le mani e lo aiut ad alzarsi. Il telefono disse.
Ancora disse lui, avvicinandola a s.
Il telefono.
Pu aspettare. La voce gli usc soffocata dalla bocca schiacciata sulla nuca di Carole. Sto
facendo colazione.
Tesoro, il telefono.
Pronto? disse lui nella cornetta nera.
Sono Arthur Means, signor Crowley disse la voce.
S! Ci fu un'esplosione nel suo cervello, ma Owen continu a sorridere lo stesso perch era
l'agente che lui stesso aveva chiamato il giorno prima.
Ce la fa per l'ora di pranzo? gli chiese Arthur Means.
Owen torn in soggiorno dopo essersi fatto una doccia. Dalla cucina proveniva il rumore delle
pantofole di Carole sul linoleum e della pancetta che sfrigolava, e il profumo intenso del caff che stava
uscendo.
Owen si ferm e guard il divano su cui aveva dormito aggrottando la fronte. Come ci era
finito l? Stava a letto con Carole.
Le strade, a quell'ora del mattino, avevano qualcosa di mistico. Manhattan dopo mezzanotte
era un'isola di silenzi intriganti, una vasta acropoli di acciaio e pietra acquattati. Lui camminava nel
silenzio e i suoi passi risuonavano come il ticchettare di una bomba.
Che esploder! grid. Esploder! fecero eco le strade ombrose. Che esploder e
sparpaglier le mie parole di shrapnel per tutto il mondo!
Owen Crowley si blocc. Protese le braccia e strinse a s l'universo. Sei mio! grid.
Mio! ripet l'eco.
Mentre si toglieva i vestiti la stanza era silenziosa. Si sistem sulla branda con un sospiro di
felicit, incroci le gambe e sciolse i lacci delle scarpe. Che ora era? Guard l'orologio. Le 02:58 del
mattino.
Erano passati quindici minuti da quando aveva espresso il suo desiderio.
Emise un grugnito divertito mentre si liberava di una scarpa. Strana fantasia, quella. S, erano
esattamente quindici minuti se si sceglieva di ignorare l'anno, sette mesi e due giorni trascorsi da
quando si era trovato l in pigiama a baloccarsi con un desiderio.
Accettato questo, a ripensarci quei diciannove mesi sembravano passati in fretta, ma non cos
in fretta. Se lo voleva era in grado di disporre di un ragionevole resoconto per ognuno di quei
miserabili giorni.
Owen Crowley ridacchi. Proprio una strana fantasia. Be', frutto della mente, un meccanismo
pieno di risorse.
Carole, sposiamoci!
Probabilmente la colse di sorpresa, perch lei rimase l con l'aria imbambolata.
Cosa? chiese.
Sposiamoci!
Carole lo fiss come se non capisse. Dici sul serio?
Owen la strinse forte a s. Mettimi alla prova disse.
Oh, Owen. Lei gli si aggrapp per un attimo, poi di colpo tir indietro la testa e sorrise.
 tutto cos improvviso.
Era una casa bianca nascosta dal fogliame d'estate. Il salotto era ampio e fresco e loro due
stavano vicini sul pavimento di noce tenendosi per mano. All'esterno le foglie frusciavano.
Dunque per l'autorit di cui sono investito disse il giudice di pace Weaver dallo Stato
sovrano del Connecticut, io ora vi dichiaro marito e moglie. sorrise. Pu baciare la sposa.
Le loro labbra si unirono, poi si separarono, e lui vide che sua moglie aveva gli occhi pieni di
lacrime.
Come va, signora Crowley? le disse baciandola su una guancia.
La Buick procedeva senza fretta lungo la tranquilla strada di campagna. Carole era appoggiata
a suo marito mentre la radio suonava Un momento o per sempre, in una versione per archi. Te la
ricordi? le chiese Owen.
Mmm, mmm. Carole lo baci sulla guancia.
Dov' quel motel che ci ha consigliato quel vecchio? domand lui.
Non  un po' pi avanti? disse lei.
Le gomme stridettero sul vialetto di ghiaia, poi la macchina si ferm. Owen, guarda disse
Carole, e lui si mise a ridere. ALDO WEAVER, AMMINISTRATORE, diceva l'ultima riga della targa
mezza arrugginita.
Gi, mio fratello George celebra tutti i matrimoni, da queste parti disse Aldo Weaver mentre
li accompagnava al loro bungalow e apriva la porta. Poi Aldo si allontan e Carole si appoggi alla
porta finch non si richiuse del tutto. Nella stanza silenziosa in cui le foglie degli alberi facevano
entrare solo un filo di luce, bisbigli: Adesso sei mio.
Attraversarono le stanze vuote ed echeggianti di una piccola casa a Northport. Oh, s disse
felice Carole. Si fermarono davanti alla finestra del soggiorno guardando i boschi ombrosi non lontani.
La mano di Carole scivol in quella del marito. Casa dolce casa.
Stavano traslocando e la casa era gi ammobiliata. Un secondo romanzo venduto, un terzo.
John era nato quando il vento soffiava neve farinosa sul prato in pendenza, Linda in una notte d'estate
piena del frinire dei grilli. Gli anni si succedevano come un fondale in movimento sul quale qualcuno
dipingeva gli eventi.
Owen se ne stava l, nel silenzio della sua piccola tana. Era rimasto in piedi fino a notte fonda
per correggere le bozze del suo nuovo romanzo, di imminente pubblicazione, Un piede in mare. Annu
soddisfatto, dopo aver messo via la penna stilografica. Mio dio, mio dio mormor stiracchiandosi.
Era esausto.
Dall'altra parte della stanza, sopra la mensola del minuscolo caminetto, l'orologio ronz una
volta. Owen lo guard: erano le 03:15 del mattino. Ben oltre il...
Si scopr a fissare l'orologio e si sent il cuore che batteva piano, come un timpano rallentato.
Diciassette minuti pi tardi rispetto all'ultima volta. Quel pensiero non se ne voleva andare: trentadue
minuti in tutto.
Owen Crowley rabbrivid e si sfreg le mani come se volesse riscaldarle di fronte a un fuoco
immaginario. Be', tutto questo  assurdo, si disse;  assurdo indulgere nella stessa fantasia ogni anno, o
gi di l. Era quel genere di assurdit che poteva facilmente tramutarsi in un'ossessione.
Volse gli occhi e si guard intorno. La visione di arredi e oggetti segnati dal tempo lo fece
sorridere. Quella casa, la disposizione degli arredi, quello scaffale carico di manoscritti sulla sinistra.
Tutte cose misurabili. Solo i bambini significavano diciotto mesi di lenta transizione.
Borbott fra s e s, disgustato. Tutto questo non aveva senso, mettersi a razionalizzare come
se quella fantasia fosse degna di essere confutata. Si schiar la gola e diede una sistemata al ripiano
della scrivania con gesti energici. Ecco fatto.
Si appoggi pesantemente allo schienale della sedia. Be', forse era un errore reprimerla. Il fatto
che quell'idea tornasse a presentarsi era la prova che aveva un significato definito. Certo, anche
combattere la pi esile delle illusioni poteva far vacillare la ragione. Lo sapevano tutti.
Bene, allora affrontiamola, decise. Il tempo  costante, su questo non si discute. Quello che
varia  la percezione che ognuno ne ha. Per alcuni arranca su piedi pesantissimi, per altri vola su ali
leggere. Era appena successo che lui fosse uno per cui il tempo sembrasse scorrere pi in fretta. A tal
punto da incrementare, anzich dissipare, il ricordo di quel desiderio infantile che aveva espresso pi di
tre anni prima.
Le cose stavano cos, ovviamente. I mesi sembravano un battito di ciglia e gli anni un alito,
perch a lui pareva cos. E...
La porta si spalanc e Carole entr portando un bicchiere di latte caldo.
Dovresti essere a letto la rimprover.
Anche tu replic lei. E invece ti trovo seduto qui. Lo sai che ora ?
Lo so.
Carole gli si sedette sulle ginocchia mentre sorseggiava il latte. Finita la correzione? gli
chiese. Lui annu e fece scivolare un braccio intorno alla sua vita. Lei lo baci sulla fronte. Fuori, nella
notte invernale, un cane abbai una volta.
Carole sospir. Sembra che sia successo appena ieri, vero? gli disse.
Lui inal un fiacco respiro. Non mi pare proprio disse.
Oh, ma sentitelo. E gli diede un pizzicotto sul braccio.
Sono Artie disse il suo agente. Indovina un po'?
Owen boccheggi. No.
La trov nella lavanderia che infilava lenzuola nella lavatrice. Tesoro! grid. Le lenzuola
volarono dappertutto.  successo! grid ancora lui.
Cosa?
Il cinema, il cinema! Vogliono acquistare Nobili e araldi!
No!
S! E senti questa... mettiti a sedere... va' a sederti da qualche parte se non vuoi cadere a terra.
Pagano dodicimila e cinquecento dollari!
Oh!
E non  tutto. Mi offrono anche un contratto per scrivere la sceneggiatura in dieci settimane...
a settecentocinquanta dollari la settimana!
Siamo ricchi strill lei.
Non proprio, disse lui mettendosi a passeggiare per la stanza ma  solo l'inizio, gente, solo
l'inizio!
Il vento di ottobre spazzava a ondate il terreno buio. Il cielo era attraversato da nastri di luce.
Vorrei che i bambini fossero qui disse poi, abbracciandola.
Sentirebbero solo freddo e diventerebbero nervosi, caro.
Carole, non credi che...
Owen, lo sai che verrei con te se potessi, ma dovremmo ritirare Johnny dalla scuola, e poi ci
costerebbe troppo. Sono solo dieci settimane, tesoro. Prima che tu te ne renda conto...
Volo 27 per Chicago e Los Angeles disse l'altoparlante. Imbarco al cancello 3.
Cos presto. Improvvisamente gli occhi di lei si persero. Carole accost la guancia sferzata
dal vento a quella del marito. Oh, amore, mi mancherai tanto.
Le grosse ruote scricchiolavano sotto di lui, scuotendo le pareti dell'aereo. All'esterno i motori
salirono di giri. Il terreno sfrecci via. Owen guard indietro, si vedevano ancora delle luci colorate in
lontananza. Tra queste ci doveva essere Carole che seguiva con lo sguardo l'aereo mentre si impennava
e saliva nel cielo. Owen si sistem sul sedile e chiuse gli occhi per un momento. Un sogno, pens.
Volare a occidente per scrivere la sceneggiatura di un film tratto da un suo romanzo. Santo dio, un
sogno vero.
Sedeva in un angolo del divano di pelle. Il suo ufficio era molto spazioso. Una scrivania a
penisola di legno levigato si protendeva dalla parete, e accanto era parcheggiata una poltrona imbottita.
Le tende di tweed nascondevano il ronzante condizionatore d'aria, alle pareti erano appese riproduzioni
di buon gusto e, sotto le scarpe, il tappeto cedeva come una spugna. Owen sospir.
Qualcuno buss alla porta interrompendo il suo sogno a occhi aperti. S? chiese. Una bionda
con la maglietta attillata entr con disinvoltura. Sono Cora, la sua segretaria disse. Era luned
mattina.
Ottantacinque minuti, prendere o lasciare disse Morton Zuckersmith, il produttore, mentre
firmava l'ennesimo documento.  una durata giusta. Un'altra firma. Si far le ossa lavorando. Una
firma sotto un contratto. Questo  un mondo a parte. Infil la penna stilografica nel suo cappuccio di
onice e la sua segretaria usc portandosi via la pila di carte. Zuckersmith si appoggi allo schienale
della poltrona di cuoio con le mani dietro la nuca e il petto che strabordava dalla polo. Un mondo a
parte, ragazzo ripet. Ah, ecco la nostra ragazza.
Owen si alz in piedi con i muscoli dello stomaco contratti quando Linda Carson entr nella
stanza protendendo una mano bianca come l'avorio. Morton, caro disse.
'Giorno, bellezza. Zuckersmith avvolse la sua mano, poi guard Owen. Cara, vorrei
presentarti lo scrittore de La signora e l'araldo.
Non vedevo l'ora di conoscerla disse Linda Carson, nata Virginia Ostermeyer. Adoro i suoi
libri, non so proprio dirle quanto.
Lui fece per alzarsi appena vide Cora. Resti dov' disse la segretaria. Le sto solo portando
le pagine. Siamo arrivati a quarantacinque.
Owen la guard mentre si sedeva alla scrivania. Le sue magliette diventavano sempre pi
attillate. I seni si sollevavano a ogni respiro, minacciandone ogni fibra.
Come va? le chiese.
Cora lo prese per un invito ad appollaiarsi sul bracciolo del divano, accanto a lui. Penso che
se la stia cavando a meraviglia rispose. Incroci le gambe e Owen intravide il merletto delle
mutandine. Lei ha molto talento. Respir ancora, gonfiando il seno. C' solo qualche cosa qua e l
aggiunse. Le direi subito di che si tratta, ma... ecco,  ora di pranzo e...
Pranzarono insieme, quel giorno e molti altri. Cora indoss i panni dell'assistente a tutto tondo,
guidandolo come se lui fosse privo di risorse. Gratificandolo di sorrisi e caff ogni mattina,
chiedendogli cosa preferisse mangiare per pranzo, prendendolo sottobraccio e accompagnandolo tutti i pomeriggi al bar a bere un succo d'arancia, alludendo a un proseguimento del loro rapporto anche dopo l'orario di lavoro, e in sostanza assumendo un ruolo nella sua vita di cui lui non sentiva affatto il
bisogno. E addirittura mettendogli il broncio un pomeriggio, dopo che Owen era andato a mangiare
senza di lei. Poi, mentre lui le accarezzava la spalla in un rozzo tentativo di consolarla, Cora gli si
premette addosso, le sue labbra si presero ci che desideravano e i due corpi aderirono come i denti di
un ingranaggio. Lui si ritrasse di scatto, sbalordito. Cora!
Lei gli accarezz la guancia. Non ci pensare, dolcezza. Hai un lavoro importante da
svolgere. Poi se ne and e Owen rimase seduto alla scrivania, colto da una diffusa preoccupazione.
Una settimana, poi un'altra.
Salve disse Linda al telefono. Come va?
Bene rispose lui mentre Cora entrava con un vestito di gabardine e seta molto aderente. A
pranzo? Mi piacerebbe. La vengo a prendere a... Oh, d'accordo! Riattacc. Cora lo fiss.
Mentre scivolava nel sedile di pelle rossa vide Cora davanti all'ingresso, dall'altra parte della
strada, che lo guardava in tralice.
Salve, Owen lo salut Linda. La Lincoln si immise nel traffico.  assurdo, pens Owen.
Avrebbe dovuto riprovare a dissuadere Cora. Il primo rifiuto lei lo aveva preso per correttezza, come il
gesto di un marito fedele alla moglie e ai figli. Almeno cos gli era sembrato.
Dio santo, che complicazione.
Pranzarono insieme sulla Strip, poi andarono anche a cena, e Owen era sicuro che tante ore
passate con Linda avrebbero convinto Cora della sua mancanza di interesse. Il giorno dopo di nuovo a
cena insieme e poi alla Filarmonica; due sere dopo a ballare e poi un giro in macchina lungo la
spiaggia. Quella ancora successiva un'anteprima a Encino.
In quale preciso momento il suo piano and a rotoli Owen non lo cap mai, ma assunse questa
forma irrevocabile la sera in cui, dopo aver parcheggiato in riva all'oceano, con la radio che suonava a
basso volume, Linda gli scivol addosso con naturalezza, premendo quel corpo ben noto in tutto il
mondo contro il suo e offrendogli le labbra morbide. Tesoro.
Giaceva nel letto senza riuscire a prendere sonno e pensava alle ultime settimane, a Cora e a
Linda, a Carole, la cui realt si era quasi dissolta assumendo la forma tenue di lettere quotidiane e della
sua voce che una volta alla settimana usciva dal telefono, oltre a una fotografia sorridente sulla
scrivania.
Aveva quasi finito con la sceneggiatura e ben presto se ne sarebbe tornato a casa. Era passato
cos tanto tempo. Dov'erano le giunzioni, i punti di collegamento? Dov'erano le prove se non in
frammenti secondari di memoria? Era come uno di quegli effetti che gli avevano insegnato allo studio:
un montaggio... una serie di scene proiettate a grande velocit. Ecco come gli sembrava la vita: una
sequenza di scene proiettate a grande velocit che scorrevano sullo schermo dell'attenzione e poi
sparivano subito.
La sveglia da viaggio ronz dall'altra parte della camera, ma stavolta non la degn di
un'occhiata.
Corse nel vento e nella neve, ma Carole non c'era. Si ferm in sala d'aspetto, un'isola di gente
e bagagli, cercando ancora con gli occhi. Stava male? Nel telegramma non gli aveva detto niente, ma...
Carole? La cabina era calda e maleodorante.
S rispose lei.
Mio dio, tesoro, ti sei dimenticata?
No disse lei.
Il viaggio in taxi fino a Northport fu un'avventura allucinante fra alberi e prati innevati,
semafori incombenti e catene da neve che gemevano sulle strade ricoperte di nevischio. Al telefono era
stata mortalmente calma. No, non sto male. Linda ha un leggero raffreddore, John sta bene, non ho
trovato una baby-sitter. Owen era angosciato da brividi premonitori.
Finalmente a casa. L'aveva sognata silenziosa, in mezzo agli alberi scheletrici, con un manto
di neve che ricopriva il tetto e una spirale di fumo che usciva dal camino. Pag il tassista con la mano
che gli tremava e si volt, ansioso. La porta rimase chiusa. Attese, ma continu a rimanere chiusa.
Lesse la lettera che alla fine sua moglie gli aveva dato. 'Gentile signora Crowley,' cominciava
'credo sia il caso che lei sappia...' Gli occhi corsero alla firma in basso. Cora Bailey.
Quella piccola, lurida... Non riusc a dirlo perch qualcosa lo trattenne.
Santo dio. Carole stava davanti alla finestra e tremava. Fino all'ultimo ho pregato che fosse
una menzogna, ma adesso...
Lei si ritrasse al suo tocco. Non farlo.
Non sei voluta venire con me ribatt Owen. Non sei voluta venire.
 questa la tua scusa? gli chiese lei.
Cosa devo fare? domand giocherellando con il suo quattordicesimo scotch e acqua. Cosa?
Non voglio perderla, Artie. Non voglio perdere lei e i bambini. Che devo fare?
Non lo so disse Artie.
Quella piccola, luri... biascic Owen. Se non fosse stato per lei...
Non prendertela con quella stupida sgualdrinella disse Artie. Lei  solo la guarnizione, ma
la torta l'hai cucinata tu.
Cosa devo fare?
Be', per prima cosa ricomincia a vivere un po' di pi la tua vita. Quella che si sta svolgendo
davanti a te non  un'opera teatrale, e tu non sei uno spettatore, ma uno dei protagonisti, e hai un ruolo
da recitare. Se non lo fai, diventi una pedina. Nessuno ti scriver i dialoghi o ti suggerir l'azione,
Owen. Sei da solo, ricordalo.
Non ci posso credere disse Owen. Lo disse allora e in seguito, nel silenzio della sua camera
d'albergo.
Una settimana, due settimane. Inutili passeggiate in una Manhattan che era solo rumore e
solitudine. Tanti film e tanti pasti da solo, tante notti insonni, e la ricerca della pace attraverso l'alcol.
Alla fine la telefonata della disperazione. Carole, riprendimi con te, ti prego, riprendimi con te.
Oh, tesoro, torna a casa da me.
Un altro viaggio in taxi, questa volta gioioso. La luce del portico accesa, la porta che si
spalanca, Carole che corre verso di lui. Si abbracciano, rientrano in casa insieme.
Il Grand Tour! Un turbine vertiginoso di luoghi ed eventi. L'Inghilterra nebbiosa in primavera,
le strade ampie, e quelle strette di Parigi, Berlino divisa dalla Sprea e Ginevra divisa dal Rodano,
Milano in Lombardia, le isole della laguna di Venezia, Firenze la culla della cultura, Marsiglia
schiacciata contro il mare, la riviera protetta dalle Alpi, l'antica Digione. Una seconda luna di miele, la
corsa a un disperato rinnovamento, met visto met sentito, come lampi di incerto calore nella grande
oscurit circostante.
Erano sdraiati vicini sulla riva del fiume. Il sole sparpagliava monete scintillanti nell'acqua, i
pesci guizzavano oziosamente nella corrente dell'acqua termale. Il contenuto del cestino da picnic era
ormai ridotto a briciole felici. Carole aveva appoggiato la testa sulla sua spalla, e il suo respiro caldo gli
solleticava il petto.
Che fine ha fatto il tempo? chiese Owen, non o lei o a qualcun altro, ma al cielo.
Tesoro, mi sembri turbato disse Carole sollevandosi su un gomito per guardarlo.
Lo sono rispose lui. Ti ricordi quella notte in cui andammo al cinema a vedere Un
momento o per sempre? Ti ricordi quello che dissi?
No.
Gliene parl, e le parl anche del suo desiderio e di quella paura senza forma che di tanto in
tanto lo attanagliava. Per era solo la prima parte che volevo si velocizzasse disse. Non tutta la
vita.
Tesoro, tesoro disse Carole sforzandosi di non sorridere. Immagino che questa sia la
maledizione di avere una fervida fantasia. Owen, sono passati sette anni. Sette anni.
Lui guard l'orologio. O cinquantasette minuti.
A casa di nuovo. Estate, autunno e inverno. Il vento dal Sud venduto per farne un film a
centomila dollari. Owen che declina l'offerta di scrivere la sceneggiatura. L'antica magione affacciata
sul Sound, l'assunzione della signora Halsey come governante. John che fa le valigie per l'accademia
militare, Linda iscritta a una scuola privata. E, come risultato del viaggio in Europa, in un pomeriggio
ventoso di marzo la nascita di George.
Un altro anno. Un altro ancora. Cinque anni, dieci. I libri che sgorgano incessanti dalla sua
penna: Echi di vecchie leggende, Satire in frantumi, Losche manovre e La libellula. Un decennio, poi
altri ancora. Il National Book Award a Niente morte niente tomba e il Pulitzer a La notte di Bacco.
Se ne stava davanti alla finestra dell'ufficio pannellato di legno e tentava di dimenticare
almeno uno dei tanti uffici pannellati in cui era stato... quello del suo editore il giorno in cui aveva
firmato il primo contratto. Ma non riusciva a dimenticare niente, non gli sfuggiva nemmeno il pi
piccolo dettaglio. Come se, invece di ventitr anni prima, fosse successo ieri. Come faceva ad avere
ricordi cos vividi? A meno che...
Pap? Si volt con la sensazione che una morsa gli stringesse il cuore. John entr a grandi
passi nella stanza. Sto partendo disse.
Cosa? Partendo? Owen lo fiss, fiss quell'estraneo alto, quel giovanotto in divisa che lo
chiamava pap.
Vecchio padre rise John stringendogli un braccio. Stai sognando un altro libro?
Solo allora, come se la causa seguisse l'effetto, Owen cap. In Europa infuriava di nuovo la
guerra e John era nell'esercito, destinazione oltreoceano. Se ne rimase l guardando suo figlio,
parlandogli con una voce che non era la sua, vedendo i secondi che scorrevano via veloci. Da dove era
venuta fuori questa guerra? Quali enormi e spaventose macchinazioni l'avevano scatenata? E dov'era il
suo ragazzo? Di certo non era quello sconosciuto che gli stringeva la mano e lo salutava. La morsa si
strinse ancora di pi. Owen emise un gemito soffocato.
Ma la stanza era vuota. Sbatt le palpebre. Era tutto un sogno, allucinazioni in una mente
sofferente? Torn alla finestra su piedi che sembravano di piombo e vide il taxi inghiottire suo figlio e
andarsene con lui.
Nessuno ti scriver i dialoghi, ripens, ma era davvero lui a parlare?
Il campanello aveva suonato e Carole era andata ad aprire. La maniglia della porta del suo
ufficio gir e lei era l, pallidissima, che lo guardava reggendo un telegramma. Owen si sent mancare il
respiro.
No mormor, poi boccheggiando guard in alto mentre Carole, senza dire una parola, si
accasciava a terra.
Almeno una settimana a letto gli disse il medico. Tranquillit e molto riposo. Lo shock 
stato molto forte.
Si trascinava sulle dune stordito, il volto inespressivo. Il vento gli soffiava addosso come una
lama di rasoio, facendo sventolare i vestiti e scompigliando i capelli gi striati di grigio. Con occhi
spenti segu la linea delle onde increspate di spuma sul Sound. Era solo ieri quando John  partito per la
guerra, pens, solo ieri quando  venuto tutto impettito nella sua divisa, solo ieri quando stava in
calzoncini corti con i libri delle elementari in mano, solo ieri quando imperversava per tutta la casa
inondandola delle sue risate fragorose, solo ieri quando era nato, e il vento riversava neve farinosa
sugli...
Santo dio! Morto. Morto! Nemmeno ventun anni e gi morto. Tutta la sua vita un momento
passato, un ricordo che gi gli scivolava via dalla mente.
Ho cambiato idea! Terrorizzato lo url al cielo impetuoso. Ho cambiato idea, non dicevo
sul serio! Giacque l, graffiando la sabbia e piangendo per il suo ragazzo, ma allo stesso tempo
domandandosi se avesse mai avuto un figlio.
Attendez, M'sieurs, M'dames! Nice!
Oh, mio dio, di gi? disse Carole. Hanno fatto presto, bambini, vero?
Owen sbatt le palpebre e volse gli occhi su di lei, guard quella donna imponente, con i
capelli grigi, seduta di fronte a lui. Sorrideva, dunque lo conosceva?
Cosa? chiese lui.
Oh, ma perch parlo con te? borbott lei. Sempre immerso nei tuoi pensieri, i tuoi
pensieri. Si alz sbuffando e prese un cestino di vimini dalla rastrelliera. Cos'era, una specie di gioco?
Accidenti, pap, guarda quello!
Owen fiss a bocca spalancata l'adolescente che gli sedeva accanto. Chi era? Scosse appena la
testa e si guard intorno. Nice? Nizza, in Francia di nuovo? E la guerra che fine aveva fatto?
Il treno piomb nell'oscurit. Oh, dannazione! sbott Linda. Strofin un altro fiammifero e a
quel leggero bagliore lui vide, riflessa sul finestrino, l'immagine di un altro sconosciuto di mezza et:
era lui. Il presente gli si rivers dentro. La guerra finita e lui con la famiglia all'estero: Linda, ventidue
anni, divorziata, amareggiata, con una leggera propensione all'alcol. George, quindici anni, paffuto,
sospeso nel limbo ormonale che ancora si frapponeva fra le ragazze e le prime erezioni. Carole,
quarantasei anni, riemersa dal sepolcro della menopausa, permalosa, e un po' annoiata. E s stesso,
quarantanovenne, un uomo di successo, dalla bellezza gelida, ancora a domandarsi se la vita fosse fatta
di anni o di secondi. Tutto questo gli pass per la mente prima che il sole della riviera tornasse a
riversarsi nello scompartimento.
In terrazza era buio e faceva freddo. Owen stava l a fumare e a osservare lo spruzzo di stelle
nel cielo che sembravano diamanti. Dentro, il chiacchiericcio dei giocatori era come un lontano ronzio
di insetti.
Salve, signor Crowley.
La donna era nell'ombra, vestita di un abito bianco pallido. Una voce, un movimento.
Conosce il mio nome? chiese lui.
Ma lei  famoso fu la risposta.
Quella consapevolezza lo turb. La forzata adulazione delle donne che facevano parte dei
circoli culturali gli aveva dato fastidio pi di una volta. Poi la donna emerse dall'ombra, Owen vide la
sua faccia e tutta la sua razionalit mor. La luce della luna le dipingeva le braccia e le spalle di un
color crema, e gli occhi sembravano incandescenti.
Mi chiamo Alison disse.  felice di conoscermi?
L'elegante yacht da crociera tracci una curva acuta nel vento, con la prua che fendeva le onde
riversandogli addosso una nebbiolina iridescente. Piccola idiota! disse lui ridendo. Vuoi annegare?
Tu e io! grid lei di rimando. Abbracciati negli abissi! Sarebbe bellissimo, non credi?
Lui le sorrise e le sfior la guancia rossa per l'eccitazione. Lei gli baci il palmo della mano e
gli piant gli occhi addosso. Ti amo. Senza parole, solo un movimento delle labbra. Lui gir la testa e
fiss il Mediterraneo ingioiellato dal sole. Sempre avanti, si disse, senza mai cambiare rotta. Sempre
avanti finch l'oceano non ci inghiottir. Non torner indietro!
Alison inser la guida automatica, poi gli giunse alle spalle cingendogli la vita con le braccia
calde e premendo il corpo contro il suo. Sei lontano di nuovo mormor. Dove sei, tesoro?
Lui la guard. Da quanto tempo ci conosciamo?
Da un momento o da sempre,  la stessa cosa rispose lei mordicchiandogli il lobo
dell'orecchio.
Un momento o per sempre mormor Owen. S.
Cosa? chiese Alison.
Niente disse lui. Riflettevo solo sulla tirannia degli orologi.
Visto che il tempo ti disturba cos tanto disse lei spalancando la porta della cabina non
perdiamone nemmeno un secondo.
Lo yacht prosegu ronzando sul mare silenzioso.
Cosa, un'escursione a piedi? disse Carole. Alla tua et?
Anche se pu contrariarti, replic Owen, teso almeno io alla mia et non sono disposto ad
arrendermi alle tediose blandizie della vecchiaia.
Adesso sarei vecchia io! strill lei.
Ti prego disse lui.
Pensa che tu sia vecchio? disse Alison. Santo cielo, quanto ti conosce poco quella donna!
Escursioni, sciate, corse in motoscafo, nuotate, cavalcate e balli fino a che il sole lasciava il
posto alla notte. Lui che racconta alla moglie che sta facendo delle ricerche per un romanzo, senza
sapere bene se lei gli creda, ma nemmeno preoccupandosene troppo. Settimane e settimane passate a
eludere uno spettro che gli sfugge.
Era sul balcone inondato dal sole, fuori dalla stanza di Alison. Dentro lei dormiva come una
bambina consumata dal gioco, bianca come l'avorio. Owen si sentiva esausto, ogni muscolo del suo
corpo implorava il riposo. Per il momento per non se ne preoccupava. Si poneva domande su
qualcos'altro, una riflessione che gli era venuta in mente quando era a letto con lei.
Gli sembrava che in tutta la sua vita non ci fosse un ricordo chiaro dell'amore fisico. Ogni
dettaglio dei momenti che conducevano a quell'atto era vivido, ma l'atto in s non lo era.
Analogamente, anche il ricordo di ogni imprecazione ad alta voce era offuscato, indefinito.
Ed erano proprio le cose che nei film venivano censurate.
Owen? Sent il fruscio del corpo di Alison contro le lenzuola. C'era una richiesta nella sua
voce: era dolce, ma autoritaria. Si volt. Cercher di ricordare questo, pens. Far in modo di trattenere
con me ogni secondo, ogni dettaglio delle sue accalorate pretese, ogni manifestazione della sua carne,
ogni dolce perversione accesa dall'alcol.
Entr in preda all'ansia.
Pomeriggio. Passeggiava lungo la spiaggia fissando il mare azzurro e piatto come uno
specchio. Allora era vero. Non c'era nessun ricordo distinto. Dal secondo in cui era entrato fino a ora,
era tutto un vuoto virtuale. S, vero! Adesso sapeva. Gli intervalli erano vuoti e il tempo lo stava
trascinando verso la sua fine, quella prevista dalla sceneggiatura. Era un attore, certo, come gli aveva
detto Artie, ma di un copione gi scritto.
Sedeva nello scompartimento buio del treno guardando dal finestrino. In basso dormivano
Nizza e Alison, entrambe bagnate dalla luna. Di fronte a lui dormivano George e Linda, mentre Carole
mugugnava in un sonno disturbato. Quanto ci erano rimasti male quando aveva comunicato loro che
sarebbero ripartiti subito per casa!
E adesso, pens, e adesso... Alz il polso e osserv le lancette luminescenti. Settantaquattro
minuti.
Quanti gliene rimanevano?
Lo sai, George disse. Quando ero giovane... be', anche dopo, a dire il vero... ho avuto come
una strana illusione. Mi sembrava che la mia vita scorresse come un film. Non  mai stata una certezza,
bada bene, solo un dubbio fastidioso, ma mi spaventava, oh, mi spaventava davvero. Finch un giorno,
un po' di tempo fa, mi  venuto in mente che tutti abbiamo un'incontrollabile avversione verso le
scorrerie della mortalit. Specialmente i vecchi come me, George. E questo ci porta a pensare che in
qualche modo il tempo si sia preso gioco di noi, distraendoci nel momento in cui, incontrollato, ci
scorre accanto portandosi via sulle sue orribili, inesorabili spalle la nostra vita.
Capisco disse George riaccendendo la pipa.
Owen Crowley ridacchi. George, George disse. Prendi con un po' di sano umorismo le
parole del tuo vecchio, anche se ti sembra rimbambito. Non rimarr a lungo con te.
Adesso basta con questi discorsi disse Carole che lavorava a maglia accanto al fuoco.
Piantala di dire scemenze.
Carole? chiam. Cara? Il vento che soffiava dal Sound spense la sua voce tremante. Si
guard intorno. Ehi, lei! Venga qui!
L'infermiera si precipit verso il suo letto e lo rimprover. Andiamo, signor Crowley. Non
deve stancarsi.
Dov' mia moglie? Per l'amor del cielo, la vada a cercare. Non riesco a...
Si calmi, adesso, signor Crowley, non ricominci.
Lui la fiss, vide quella donna goffa vestita di bianco, con un'ombra di baffi, che si affannava
e lo blandiva. Cosa? mormor Owen. Cosa? Poi qualcosa rimosse il velo e lui seppe. Linda stava
ottenendo il suo quarto divorzio, facendo la spola fra l'ufficio dell'avvocato e le feste a base di
cocktail. George faceva il corrispondente in Giappone, e aveva gi scritto diversi libri apprezzati dalla
critica. E Carole, Carole?
Morta.
No disse con calma sorprendente. No, non  vero. Glielo ripeto, la cerchi. Oh, ma guarda
che bella. Allung la mano verso una foglia che cadeva e ruzzol dalla poltrona.
Il buio si divise, lasciando spazio a un grigiore uniforme. Poi la stanza riapparve, un piccolo
fuoco nel caminetto, il medico accanto al letto che si consultava con l'infermiera. Al capezzale c'era
Linda, simile a uno spettro inacidito.
Adesso, pens Owen. Ecco, adesso era il momento giusto. La sua vita era stata solo un
ingaggio di breve durata: un flusso di immagini passato attraverso quale retina cosmica? Pens a John,
a Linda Carson, ad Artie, a Morton Zuckersmith e a Cora, a George, Linda e Alison, a Carole, e alle
legioni di persone che gli erano passate accanto nel corso della recita. Tutti andati, ormai senza quasi
pi un volto.
Che... ora ? chiese.
Il dottore tir fuori l'orologio. Le 04:08 disse. Del mattino.
Ma certo. Owen sorrise. Avrebbe dovuto capirlo dall'inizio. La secchezza alla gola trasform
la risata in un bisbiglio rauco. Erano l, e lo guardavano.
Ottantacinque minuti disse. Una buona durata. S, una buona durata.
Poi, appena prima di chiudere gli occhi, le vide... lettere che galleggiavano in aria, sovrapposte
alle loro facce e alla stanza. Formavano parole, s, ma viste allo specchio, bianche e immobili.
O era solo immaginazione?
Dissolvenza.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Nulla  come un vampiro.
...
.
...
Titolo originale: No Such Thing as a Vampire. 1959.
Traduzione di: Anna Ricci.
...
.
...
All'inizio dell'autunno dell'anno 18... madame Alexis Gheria si svegli una mattina con una
terribile sensazione di intorpidimento. Rest distesa sulla schiena, inerte, per pi di un minuto, con gli
occhi scuri fissi verso l'alto. Si sentiva cos distrutta. Le sembrava di avere braccia e gambe bloccate.
Forse era malata: Petre avrebbe dovuto visitarla per capire di cosa si trattava.
Inspirando a fatica, si tir su lentamente, facendo leva su un gomito. Mentre si muoveva, la sua
camicia da notte le scivol scoprendola fino alla vita. Come aveva fatto a slacciarsi?, si domand
meravigliata, guardandola.
All'improvviso madame Gheria si mise a urlare.
Nella sala da pranzo, il dottor Petre Gheria trasal e sollev gli occhi dal giornale del mattino.
In un attimo spinse indietro la sedia, gett il tovagliolo sul tavolo e si lanci nel corridoio. Ne super la
superficie ricoperta di moquette e sal i gradini due a due.
Trov madame Gheria quasi in preda all'isteria, seduta sul bordo del letto mentre si guardava
il petto con orrore. Sul colore candido della sua pelle spiccava una macchia di sangue che si andava
asciugando.
Il dottor Gheria fece uscire la cameriera, che era rimasta impietrita sulla soglia della stanza a
guardare la sua padrona a bocca aperta. Chiuse la porta a chiave e si avvicin in fretta a sua moglie.
Petre! ansim lei.
Fai piano le rispose, e l'aiut a ridistendersi sui cuscini macchiati di sangue.
Petre, che cos'? chiese in tono implorante.
Resta sdraiata, mia cara. Le sue mani esperte si mossero rapide alla ricerca di qualcosa.
All'improvviso gli manc il respiro. Spostandole la testa di lato, fiss in silenzio quelle che
sembravano lacerazioni da ago sul suo collo e la striscia di sangue rappreso che ne era fuoriuscito.
La mia gola fece Alexis.
No,  soltanto... Il dottor Gheria non concluse la frase: sapeva esattamente di cosa si
trattava.
Sua moglie cominci a tremare. Oh, mio dio, mio dio sussurr.
Lui si alz e prese una bacinella. Vi vers dell'acqua, torn dalla donna e cominci a lavare
via il sangue. Ora la ferita era ben visibile: due piccoli fori vicino alla giugulare. Con una smorfia il
dottor Gheria tocc i rigonfiamenti di tessuto infiammato che si erano formati in prossimit dei fori.
Quando lo fece, Alexis emise un lamento disperato e mosse la testa.
Adesso ascoltami le disse con voce apparentemente calma. Non ci lasceremo travolgere
dalla superstizione, d'accordo? C' una quantit di possibili...
Sto per morire lo interruppe.
Alexis, mi ascolti? L'afferr saldamente per le spalle.
Lei si volt a guardarlo con occhi inespressivi. Sai bene di che si tratta.
Lui deglut. Aveva ancora il sapore del caff in bocca.
So cosa sembra rispose. E non dobbiamo... ignorare questa possibilit. Comunque...
Morir ribad lei.
Alexis! Il dottor Gheria le prese una mano e la strinse con foga. Nessuno ti porter via da
me! promise.
Solta era un villaggio di qualche migliaio di abitanti situato ai piedi dei monti Bihor, in
Romania. Era un luogo dalle tradizioni oscure. Gli abitanti, all'udire un latrare di lupi in lontananza, si
facevano istintivamente il segno della croce. I bambini raccoglievano teste d'aglio invece di fiori, e le
appendevano alle finestre delle loro case. Su ogni porta era dipinta una croce e tutti ne portavano una di
metallo appesa al collo. Temevano i vampiri quanto una malattia mortale; era come se la loro presenza
fosse nell'aria.
Il dottor Gheria rifletteva su questo, mentre sprangava la finestra di Alexis. Lontano, un
crepuscolo infuocato sovrastava le montagne. Di l a breve sarebbe stato di nuovo buio, e i cittadini di
Solta si sarebbero barricati nelle loro case trasudanti aglio. Non aveva alcun dubbio che chiunque tra
loro avrebbe saputo dire esattamente cosa era successo a sua moglie. Il cuoco e la cameriera avevano
gi implorato di essere licenziati. Solo l'inflessibile disciplina del maggiordomo, Karel, li aveva
convinti a restare l. Ma presto non sarebbe stata sufficiente. Davanti al terrore dei vampiri, la ragione
svaniva.
Ne aveva avuto la prova quella stessa mattina, quando aveva ordinato di setacciare la stanza di
sua moglie fino a snudare i muri in cerca di roditori o insetti velenosi. La servit si era mossa per la
stanza come se il pavimento fosse fatto di uova, gli occhi sgranati, le dita che correvano di continuo
alle croci che avevano al collo. Sapevano gi che non sarebbero riusciti a trovare nessun insetto n
roditore. E anche Gheria lo sapeva. Eppure si era infuriato con loro per il timore che avevano
dimostrato, con il solo risultato di spaventarli ancora di pi.
Volt le spalle alla finestra, sorridendo.
Be', disse nessuna creatura vivente riuscir a entrare in questa stanza, stanotte.
Si corresse immediatamente, vedendo il terrore guizzare negli occhi di sua moglie. Non
entrer proprio nulla dichiar.
Alexis giaceva immobile nel letto, premendosi sul petto la mano nella quale stringeva la croce
d'argento che aveva preso dal portagioie. Non la indossava da quando, dopo che si erano sposati, lui
gliene aveva regalata una tempestata di diamanti. Era un retaggio tipico di quella cittadina il fatto che,
in preda al terrore, lei avesse cercato protezione nella croce disadorna della sua chiesa. Si comportava
come una bambinetta. Gheria le sorrise dolcemente.
Non ne avrai bisogno, mia cara la rassicur. Stanotte sarai al sicuro.
Ma lei serr le dita intorno al crocifisso.
No, no, tienilo al collo se lo desideri. Volevo solo dire che sar al tuo fianco per tutta la
notte.
Starai qui con me?
Lui si sedette sul letto e le prese la mano. Pensi che ti lascerei, anche solo per un momento?
Mezz'ora dopo, lei stava dormendo. Il dottor Gheria port una sedia accanto al letto e vi si
accomod. Si tolse gli occhiali, si massaggi il dorso del naso con l'indice e il pollice della mano
sinistra. Poi, con un sospiro, si mise a osservare sua moglie. Era cos incredibilmente bella. Cominci a
sentirsi teso.
Nulla  come un vampiro sussurr fra s.
Ud un tonfo lontano. Gheria mormor nel sonno, le dita contratte in un moto involontario. Il
suono si fece pi forte, e una voce agitata lo raggiunse tra le spire dell'oscurit. Dottore! lo
chiamava.
Si svegli di soprassalto. Per un attimo rimase confuso a fissare la porta chiusa a chiave.
Dottor Gheria? chiese la voce di Karel.
Cosa c'?
Va tutto bene?
S, va tutto...
Il dottor Gheria emise un grido soffocato, lanciandosi verso il letto. La camicia da notte di
Alexis era stata strappata di nuovo. Una spaventosa scia di sangue le ricopriva il collo e il petto.
Karel scosse il capo. Le finestre sprangate non possono tener fuori quella creatura, signore
dichiar.
Se ne stava in piedi, alto e magro, accanto al tavolo della cucina, sul quale era posata
l'argenteria che stava pulendo quando il dottor Gheria era entrato nella stanza.
La creatura ha il potere di trasformarsi in vapore in modo da poter passare attraverso qualsiasi
apertura, per quanto minuscola.
E la croce? protest il dottore. L'ha sempre avuta al collo. E non  stata toccata... se non
dal sangue aggiunse addolorato.
Non riesco a capire come sia stato possibile rispose Karel con aria afflitta. La croce
avrebbe dovuto proteggerla.
Ma perch io non ho visto nulla?
La sua mefitica presenza l'ha drogata. Si consideri fortunato a non essere stato attaccato
anche lei.
Non mi considero affatto fortunato! protest Gheria, sopraffatto dall'angoscia. Che cosa
devo fare, Karel?
Appenda dell'aglio disse l'anziano. Lo appenda alle finestre, alle porte. Faccia in modo che
nessuna apertura sia sguarnita d'aglio.
L'altro annu distrattamente. In vita mia, non ho mai visto niente del genere constat
affranto. E ora mia moglie...
A me  capitato di vederla fece Karel. Ho messo a dormire per sempre uno di quei mostri
usciti dalla tomba, e con le mie stesse mani.
Con un paletto? Gheria sembrava disgustato.
L'altro annu lentamente.
Il dottore deglut. Prega dio di poter mettere a dormire per sempre anche questo gli disse.
Petre?
Alexis era pi debole, e la sua voce si era ridotta a un mormorio smorto. Gheria si chin su di
lei. S, mia cara.
Torner, stanotte gli disse.
No. Scosse il capo, determinato. Non pu tornare. L'aglio lo respinger.
La mia croce non lo ha respinto, protest lei e nemmeno tu.
L'aglio far effetto. E poi, vedi? E indic il comodino. Mi sono fatto preparare del caff
forte. Non mi potr addormentare.
Lei chiuse gli occhi, e i suoi lineamenti si incresparono in un'espressione di dolore. Non
voglio morire disse. Ti prego, Petre, non permettere che io muoia.
Non succeder le assicur. Te lo prometto: quel mostro verr annientato.
Alexis rabbrivid leggermente. Ma non c' modo, Petre bisbigli.
C' sempre un modo rispose lui.
Fuori l'oscurit, fredda e pesante, accerchiava la casa. Il dottor Gheria si sistem accanto al
letto e si mise in attesa. Nel giro di un'ora, Alexis era sprofondata nel sonno. Lui lasci delicatamente
la sua mano e si vers una tazza di caff fumante. Mentre lo sorseggiava, caldo, amaro, lasci vagare lo
sguardo per la stanza. La porta era chiusa, le finestre sprangate, ogni apertura era stata riempita d'aglio,
e Alexis aveva la croce al collo. Annu, riflettendo tra s. Funzioner, si disse. Il mostro sarebbe stato
fermato.
Rest seduto, in attesa, ascoltando il proprio respiro.
Il dottor Gheria raggiunse la porta prima che bussassero la seconda volta.
Michael! Abbracci l'uomo pi giovane di lui. Caro Michael, ero certo che saresti
venuto!
Impaziente, accompagn il dottor Vares al proprio studio. Fuori aveva appena cominciato a
farsi buio.
Dove sono finiti tutti gli abitanti del villaggio? chiese Vares. Giuro che non ho visto anima
viva in tutto il tragitto fin qui.
Si ammassano terrorizzati nelle loro case, spieg l'altro e la mia servit fa lo stesso. Tranne
una persona.
Chi?
Il mio maggiordomo, Karel. Non ha aperto lui la porta perch sta dormendo. Pover'uomo, 
molto anziano e ha lavorato per cinque. Afferr Vares per un braccio. Michael caro, disse non hai
idea di quanto sia felice di vederti.
L'altro lo guard preoccupato. Sono corso qui appena ho ricevuto il tuo messaggio.
Lo apprezzo. So quanto  lunga e difficile la traversata a cavallo da Cluj.
Cosa succede? domand il giovane. La tua lettera diceva solo...
Gheria gli narr in breve gli avvenimenti dell'ultima settimana.
Michael, te lo dico sinceramente: sono sull'orlo della pazzia. Nulla fa effetto! L'aglio,
l'aconito, gli specchi, l'acqua corrente... tutto inutile. No, non dirlo! Non si tratta n di superstizione n
di fantasia. Sta succedendo davvero! Un vampiro la sta distruggendo! E ogni giorno lei sprofonda di
pi in quel... torpore mortale da cui... Gheria serr le mani tra loro. E non riesco a capire come sia
possibile.
Vieni a sederti, avanti. Il dottor Vares fece accomodare il suo anziano collega su una sedia,
cercando di sorridere al suo volto pallido. Con le dita cerc nervosamente il polso di Gheria, per
sentirne le pulsazioni.
Non badare a me protest lui.  Alexis che ha bisogno di aiuto. Si pass una mano
tremante sugli occhi. Ma come? aggiunse.
Non oppose resistenza quando l'altro gli slacci il colletto e gli esamin il collo.
Anche tu... disse Vares sconvolto.
Che cosa importa? Gheria gli strinse forte una mano. Tu sei mio amico, il mio amico pi
caro. Dimmi che non sono io! Non sono io a fare questa cosa mostruosa a mia moglie!
Vares parve confuso. Tu? chiese. Ma...
Lo so, lo so riprese l'altro. Io stesso sono stato aggredito. Eppure nulla lo ferma! Che razza
di orrore  questo, che non si pu arrestare? Da quale maledetto luogo viene fuori? Ho fatto ispezionare
la campagna palmo a palmo, ho fatto rovistare ogni tomba, ogni cripta! Non c' pi una sola casa nel
villaggio che non sia stata sottoposta a perquisizione. Te lo assicuro, Michael, non c' niente! Eppure...
eppure c' qualcosa, qualcosa che ci assale la notte, prosciugando le nostre vite. Il villaggio  in preda
al panico, e anch'io lo sono. Non sono mai riuscito a vedere o sentire quella creatura! Eppure ogni
mattina scopro che la mia amatissima moglie...
Il volto di Vares si era fatto pallido e teso. Fissava con attenzione il suo amico.
Che devo fare, amico mio? lo implor Gheria. Come posso salvarla?
Vares non sapeva cosa rispondere.
Da quanto tempo sta... sta cos? chiese Vares. Non riusciva a distogliere lo sguardo dal
pallore del viso di Alexis.
Da molti giorni fu la risposta di Gheria. La regressione  stata costante.
Il dottor Vares lasci ricadere il braccio molle della donna. Perch non mi hai avvisato
prima? domand.
Pensavo di poter gestire la situazione si scus con un filo di voce l'altro. Solo ora so di non
esserne in grado.
Vares rabbrivid. Ma sicuramente... cominci.
Non c' altro che si possa tentare lo interruppe Gheria. Abbiamo provato di tutto, di tutto!
Si avvicin a passi malfermi alla finestra e si mise a guardare con occhi vuoti l'oscurit profonda della
notte. Adesso torner, sussurr e noi non potremo nulla contro di lui.
Non siamo del tutto indifesi, Petre. Vares si sforz di sorridergli e gli poggi una mano su
una spalla. Star io qui di guardia, stanotte.
 inutile.
Niente affatto, amico mio ribatt l'uomo, nervosamente. Ora  meglio che tu vada a
dormire.
Non intendo lasciarla.
Ma hai bisogno di riposo.
Non posso. Non mi allontaner da lei.
Vares annu. Bene. Allora faremo due turni di guardia.
Gheria sospir. Possiamo tentare disse, ma non c'era alcuna speranza nella sua voce.
Circa venti minuti dopo torn con una caffettiera fumante, il cui aroma era a malapena
distinguibile tra i fumi dell'aglio che impregnavano l'aria. Raggiunto a fatica il letto, Gheria pos il
vassoio. Vares era seduto l accanto.
Far io il primo turno disse il dottore pi giovane. Tu dormi, intanto, Petre.
Non credo sia una buona idea fece l'altro. Prese una tazza e vi vers del caff, che
continuava a bollire, nero e gorgogliante.
Grazie disse piano Vares quando gli porse la tazza. Gheria annu e ne riemp una per s
prima di sedersi a sua volta. Non so cosa potrebbe succedere a Solta se quella creatura non verr
eliminata. La mia gente  attanagliata dalla paura.
Ci sono... ci sono stati altri attacchi nel villaggio?
Gheria sospir esausto. Che bisogno avrebbe di andare altrove? Trova tutto ci che gli serve
tra queste mura. Guard sua moglie con aria scoraggiata. Quando saremo morti, si sposter. Il
popolo lo sa, e sta aspettando quel momento.
Vares pos la sua tazza e si pass una mano sugli occhi. Sembra impossibile che noi, degli
scienziati, non siamo in grado di...
E cosa pu la scienza contro quella creatura? Potremmo portare proprio qui, in questa stanza,
i pi grandi studiosi del mondo, e loro direbbero solo: 'Amici cari, siete stati ingannati. Non c' alcun
vampiro. Non  altro che un trucco.' Poi si blocc e guard fisso l'amico. Michael? lo chiam.
Il respiro di Vares si era fatto lento e pesante. Gheria pos il caff che non aveva nemmeno
toccato, si alz e si avvicin all'uomo, che si era accasciato sulla sedia. Gli sollev una palpebra,
controll la sua pupilla inerte, poi ritrasse la mano. La droga era stata veloce, pens. E molto efficace.
Vares sarebbe rimasto privo di sensi anche oltre il necessario.
Avvicinandosi all'armadio, Gheria prese la sua borsa e la port vicino al letto. Slacci la
camicia da notte di Alexis e, in pochi secondi, riemp un'altra siringa del suo sangue; sarebbe stato
l'ultimo prelievo, fortunatamente. Tamponando la piccola ferita, avvicin la siringa alla bocca di Vares
e ve la svuot dentro, imbrattandogli denti e labbra.
Fatto ci, and alla porta e apr la serratura. Torn accanto al suo amico, lo sollev e lo
trascin nel corridoio. Karel non si sarebbe svegliato; a questo avrebbe pensato il piccolo quantitativo
di oppio che gli aveva sciolto nella cena. Gheria si affann per le scale, sostenendo il peso di Vares.
Nell'angolo pi buio della cantina, c'era una cassa di legno ad attendere il giovane. L sarebbe rimasto
disteso fino alla mattina seguente, quando l'ormai disperato dottor Petre Gheria, con un'intuizione
improvvisa, avrebbe chiesto a Karel di cercare in soffitta e in cantina, nella remota, anzi fantasiosa
ipotesi che...
Dieci minuti dopo, Gheria era di nuovo in camera da letto, e cercava di sentire il polso di
Alexis. Non era ancora troppo debole; sarebbe sopravvissuta. Il dolore e la tortura dell'orrore al quale
era stata sottoposta sarebbero stati per lei una punizione sufficiente. Per Vares invece...
Gheria sorrise compiaciuto per la prima volta da quando Alexis era tornata da Cluj alla fine
dell'estate. Santi spiriti del cielo, sarebbe stato un vero incanto poter assistere allo spettacolo del
vecchio Karel che piantava un paletto nel cuore di quel traditore di Michael Vares!
...
.
...
Fine.
...
.
...
Il terrore strisciante.
...
.
...
Titolo originale: The Creeping Terror. A Touch of Grapefruit. 1959.
Traduzione di: Anna Ricci.
...
.
...
Tesi presentata come uno dei requisiti per il conseguimento del dottorato in Lettere Il fenomeno noto nei circoli scientifici come il 'Movimento di Los Angeles' fu rivelato nel 1982, quando il dottor Albert Grimsby, laureato in Lettere, Scienze e Medicina, con un dottorato di ricerca in Lettere, e professore di Fisica al California Institute of Technology, fece una scoperta singolare.
Ho fatto una scoperta singolare disse il dottor Grimsby.
Di che si tratta? domand il dottor Maxwell.
Los Angeles  viva.
Il dottor Maxwell lo guard sbigottito.
Scusi? chiese.
Posso capire la sua incredulit riprese il dottor Grimsby. Tuttavia... e guid il dottor Maxwell verso il tavolo del laboratorio.
Guardi in questo microscopio disse. Qui ho isolato un frammento di Los Angeles.
Il dottor Maxwell guard. Poi sollev la testa, sbalordito. Si muove ammise.
Avendo fatto questa singolare scoperta, il dottor Grimsby, alquanto curiosamente, decise di
diffonderla senza alcun clamore. Apparve solo come trafiletto dal titolo Fisico della Caltech trova segni di vita di Los Angeles nella rivista Science News Letter del 2 giugno 1982.
Forse per la sfortunata scelta delle parole, forse per una semplice mancanza di interesse, il trafiletto non suscit attenzione n commenti. Tale infelice negligenza si dimostr da quel momento in
poi un tormento per colui che ne era stato l'autore. Negli anni seguenti, quella notizia divenne nota come 'Il granchio di Grimsby'.
Fu cos che, nel generale disinteresse della popolazione, era stato presentato un fenomeno che
sarebbe diventato, nel giro di qualche anno, una delle peggiori minacce per la sopravvivenza stessa della nazione.
Di recente, i ricercatori hanno scoperto che l'esistenza del Movimento di Los Angeles era nota gi da anni all'epoca della scoperta del dottor Grimsby. Infatti, cenni di questa spaventosa crisi possono essere trovati in opere pubblicate anche quindici anni prima della sfortunata 'rivelazione Caltech'.
Riguardo Los Angeles, il famoso giornalista John Gunther scrisse: 'Quello che distingue Los Angeles ... la sua crescita tentacolare4.'
Un altro riferimento alla citt conferma: Los Angeles, come un'ameba,  cresciuta allargandosi in tutte le direzioni5...
Dunque possono essere apprezzati dei primitivi approcci al fenomeno, tanto inconsapevoli
quanto acuti. Anche se non c' alcuna prova a indicare che una qualunque persona in tale periodo
conoscesse davvero quell'impressionante processo,  impossibile dubitare che molti l'abbiano
percepito, per quanto in modo imperfetto.
Speculazioni attive riguardanti il bizzarro comportamento della natura sono iniziate nel luglio
e nell'agosto del 1982. In un periodo di circa 47 giorni, gli interi Stati di Arizona e Utah, gran parte del New Mexico e il Colorado meridionale sono stati inondati da piogge che frequentemente superavano i 25 millimetri.
Questi diluvi, in zone fino ad allora aride, sollevarono grande agitazione e discussioni. Le
prime teorie davano la colpa delle precipitazioni eccezionali ai test atomici nel Sudest del Paese6.
Il fatto che il Governo negasse questa possibilit non fece che aumentare il credito della teoria,
successivamente invalidata.
Altri 'postulati delle precipitazioni', come divennero noti nel gergo investigativo, possono
essere tranquillamente relegati nella categoria 'eccentricit'7.
Essi includono teorie secondo le quali i voli commerciali, divenuti troppo numerosi, stavano
sbilanciando lo strato nuvoloso naturale, oppure alcuni folli nativi americani avevano in qualche modo
scoperto un fattore letale di condensazione e lo stavano applicando alle loro danze della pioggia senza
scrupoli, o un ignoto freddo spaziale stava colpendo l'atmosfera causando queste piogge esagerate.
E, come sembra inevitabile ogni volta che la Natura si comporta in modo anomalo, furono
suggerite ipotesi secondo cui le abbondantissime precipitazioni presagivano un secondo diluvio
universale.  attestato fuori da ogni dubbio che molti fedeli a culti religiosi minori iniziarono rapide
costruzioni di 'Arche della salvezza'. Una di esse pu ancora essere ammirata sulla collina dove  stata
costruita 'in attesa dell'inondazione'8 presso la cittadina di Dry Rot in New Mexico.
Infine venne il memorabile giorno in cui il nome del contadino Cyrus Mills divenne noto in
tutto il mondo.
Maledizione! esclam Mills il contadino.
Rimase a osservare a bocca aperta, con rustico stupore, l'oggetto che aveva trovato nel suo
campo di granturco. Si avvicin con cautela. Gli diede dei colpetti con un dito tozzo.
Maledizione ripet.
Jason Gullwhistle della Stazione Sperimentale Agricola degli Stati Uniti numero tre, in
Nebraska, guid la sua station wagon fino alla fattoria del contadino Mills in risposta a una chiamata
urgente. Mills accompagn il signor Gullwhistle a vedere l'oggetto.
Che strano comment l'uomo. Sembra un arancio.
Approfondite analisi rivelarono la fondatezza di quell'affermazione. Era proprio un albero di
arance.
Incredibile, fece Jason Gullwhistle un arancio in mezzo a un campo di granturco nel
Nebraska. Non mi era mai capitato nulla del genere.
Pi tardi tornarono in casa per una limonata e trovarono la signora Mills in pantaloncini e
canottiera; portava occhiali scuri e un vecchio giacchetto di pelliccia stazzonato che aveva riesumato
dal suo fatiscente corredo.
Penso che andr a Hollywood comunic la signora Mills, che aveva almeno sessantacinque
anni.
Gi in serata ogni agenzia telegrafica aveva parlato dell'oggetto, e giornali di tutti i tipi
avevano trattato la notizia nelle vignette in prima pagina.
Entro una settimana, comunque, l'ironia era stata messa da parte, poich erano cominciate ad
arrivare notizie da ogni zona dello Stato; e da intere porzioni di Iowa, Kansas e Colorado erano stati
diffusi rapporti che parlavano di alberi di agrumi scoperti in campi di grano e granturco, e ancora pi
allarmanti resoconti su comportamenti eccentrici della popolazione rurale.
La passione per gli abiti succinti divenne notevole, si manifest un'inesplicabile aumento delle
vendite di succo d'arancia, e lettere stranamente simili furono ricevute da dozzine di comuni. Lettere
che richiedevano calorosamente la costruzione immediata di condomini, supermercati, campi da tennis,
cinema all'aperto e ristoranti drive-in, e al tempo stesso protestavano per l'eccessivo smog.
Ma non fu fatto nulla finch una sensibile diminuzione delle temperature giornaliere e un
parimenti sensibile aumento di inspiegabili crescite di piante di agrumi non iniziarono a minacciare in
modo serio le coltivazioni di mais e grano.
Gruppi di contadini organizzarono allora vaporizzazioni d'acqua, ma inutilmente o con
scarsissimi risultati. Aranci, limoni e pompelmi continuarono a crescere proliferando
esponenzialmente, e alla fine l'intera nazione cominci a esserne spaventata.
A Ragweed, in Nebraska, centro geografico dell'inarrestabile invasione, si tenne un convegno
tra i maggiori scienziati per trovare una soluzione.
Si tratta di scosse dinamiche nel substrato alluvionale afferm il dottor Kenneth Loan
dell'universit di Denver.
 un ingente squilibrio chimico nella composizione del suolo obiett Spencer Smith dei
Laboratori Dupont.
Significative mutazioni genetiche dei semi di granturco controbatt il professor Jeremy
Brass dell'universit del Kansas.
Violente contrazioni della cupola atmosferica disse il professor Lawson Hinkson del mit.
Spostamento dell'orbita propose Roger Cosmos del Planetario Hayden.
Ho paura concluse un ometto di Purdue.
I risultati positivi che sono emersi da tale consesso di geni speculativi devono ancora essere
stimati. La Storia racconta che una classificazione pi accurata delle cause di questo comportamento
inusuale della Natura e dell'Uomo venne fatta all'inizio dell'ottobre 1982, quando David Silver,
professore associato, giovane ricercatore di fisica all'universit del Missouri, pubblic nella rivista
The Scientific American un articolo dal titolo La raccolta delle prove.
In questo brillante saggio, il professor Silver sugger per primo che tutta quella serie di
avvenimenti apparentemente scollegati era, in realt, la rivelazione superficiale di un unico fenomeno
sottostante. Fino alla pubblicazione del suo articolo, gli stravaganti modi di comportarsi degli abitanti
delle zone colpite avevano ricevuto scarsa attenzione. Il professor Silver li attribu alla stessa causa che
aveva scatenato l'assurda crescita di alberi di agrumi.
L'ultimo tassello deduttivo fu aggiunto, per quanto strano, in un supplemento domenicale di
quella che un tempo era l'agenzia di stampa di Hearst9.
L'autore, un giornalista professionista, facendo delle ricerche per un articolo, per caso aveva
trovato il trafiletto che riportava la scoperta del dottor Grimsby. Rendendosi conto che si trattava di uno
spunto molto prezioso, scrisse un altro articolo, che combinava le tesi del dottor Grimsby e del
professor Silver, proponendo la sua profana idea che  strano a dirsi  si rivel assolutamente corretta
(questo fatto fu poi messo in ombra nel gran processo che si svolse quando i professori Grimsby e
Silver querelarono l'autore per non averli consultati prima di scrivere l'articolo). Fu cos che infine si
venne a sapere che Los Angeles, proprio come un fungo gigante, stava diventando troppo grande per i
suoi confini territoriali.
Segu un periodo di gestazione durante il quale varie pubblicazioni nel Paese non fecero che
parlare del Movimento di Los Angeles, fino a farlo diventare un tormentone in tutto lo Stato. Fu in
questo periodo che un fervido colonnista soprannomin Los Angeles 'Ellie, la metropoli mutaforme',
appellativo poi ridotto a 'Ellie', termine che per gli americani divenne comune come 'uova al
prosciutto' o 'seconda guerra mondiale'.
Prese il via allora un periodo di raccolta di dati e un tentativo di molte delle principali branche
scientifiche di analizzare il Movimento di Los Angeles al fine di fermare la sua strana espansione, che
si era ormai estesa in South Dakota, Missouri, Arkansas e fino al Texas (uno scritto a parte potrebbe
essere dedicato allo stato di agitazione di massa che ebbe luogo proprio nello Stato della Stella
Solitaria).
I REPUBBLICANI RICHIEDONO INDAGINI APPROFONDITE
Affermano che il Movimento di Los Angeles
sia un inganno sovversivo
Dopo un veloce dispiegamento di agenti in ogni punto dell'area infetta, L'Associazione
medica americana divulg in tutta la nazione una lista dei sintomi che avrebbero potuto preallertare gli
abitanti dell'approssimarsi del terrore.
SINTOMI DELL'ELLIEITIS10
1. Una smodata voglia di agrumi in qualsiasi forma, liquida o solida;
2. Parziale o completa perdita delle distinzioni geografiche (per esempio, una persona di
Kansas City potrebbe pensare di andare in auto a San Diego per trascorrere il week-end, percorrendo
un tragitto di oltre 2.600 chilometri);
3. Desiderio innaturale di acquistare un motoveicolo;
4. Insana passione per il cinema e le anteprime dei film (include, come sintomo secondario non
generalizzato ma nondimeno pericoloso, un desiderio spropositato da parte delle ragazze di diventare
dive del cinema);
5. Ricerca di accessori stravaganti (inclusi pellicce, calzoncini, prendisole, pantaloni, sandali,
jeans e costumi da bagno, tutti solitamente di colori sgargianti).
Questa lista, sfortunatamente, si dimostr inadeguata allo scopo prefisso. Non faceva cenno,
per esempio, agli effetti nocivi dell'eccesso di sole sugli abitanti degli Stati settentrionali. Con l'infinita
attesa dell'arrivo dell'inverno, molti sventurati, incapaci di abituarsi, divennero nevrotici e spesso
persero del tutto la ragione.
La storia di Matchbox, nel North Dakota, un paesino della zona pi settentrionale dello Stato, 
un tipico esempio di quanto accadeva nel tardo autunno e nell'inverno del 1982.
I cittadini di questa sfortunata localit si infuriarono con un uomo che si augurava che la neve
arrivasse presto, al punto che impazzirono del tutto e diedero alle fiamme le loro stesse case.
Il volantino non riportava nemmeno il fenomeno psicologico pi tardi chiamato 'Ricerca della
spiaggia'11, una mania in preda alla quale le folle, in costume da bagno e con in mano asciugamani e
teli di spugna, girovagavano senza speranza per pianure e praterie in cerca dell'oceano Pacifico.
In ottobre, il Movimento di Los Angeles (il processo fu battezzato con questo nome pi serio
verso la fine di settembre dal professor Augustus Wrench in una nota inviata al Consiglio nazionale
degli scienziati americani) prese a diffondersi con la massima velocit; nell'arco di dieci giorni aveva
coinvolto Arkansas, Missouri e Minnesota, e stava strisciando rapidamente verso i confini di Illinois,
Wisconsin, Tennessee, Mississippi e Louisiana. Lo smog si spostava per tutto il Paese.
Fino a questo momento, i cittadini della costa orientale erano stati s coinvolti nel fenomeno,
ma non ne erano stati eccessivamente disturbati, dal momento che la distanza dalla zona infestata aveva
consentito loro di restarne distaccati. A quel punto per, con il silenzioso avvicinarsi dei confini della
citt di Los Angeles, si allarmarono anche le regioni costiere.
Le attivit legislative a Washington furono praticamente interrotte da un'ondata di lettere di
protesta e richieste che invest i membri del Congresso. Un comitato speciale, fino ad allora oppresso
dall'apatia generalizzata dell'Est, vide introdotta la partecipazione di molti distinti membri del
Congresso, da cui deriv un dispendioso esame del problema. Fu tale comitato, durante le sue riunioni
in diretta televisiva, a scoprire l'esistenza di un gruppo segreto, chiamato i 'Primissimi di Los Angeles'.
Questa subdola associazione sembrava essere sorta quasi spontaneamente dal caos
generalizzato dell'involucro di Los Angeles. Per un breve periodo si credette che si trattasse di un altro
sintomo di Ellieitis. Tuttavia concitati interrogatori rivelarono l'esistenza di cellule di Primissimi di Los
Angeles in localit della costa orientale che potevano ancora essere infettate dal temuto virus.
La rivelazione infuse il terrore nel cuore della popolazione. La presenza di una accertata
sovversione a questo punto del processo aveva quasi fiaccato la volont della nazione. Perch non si
trattava semplicemente di un'organizzazione che legava le persone tra loro con le emozioni. Questa
fazione era strutturata con un'accurata gerarchia di uomini e donne, e stava programmando lo
stravolgimento del governo federale. Quasi contestualmente all'avvento del Movimento di Los Angeles
era gi iniziata una distribuzione a livello nazionale di scritti di propaganda. Essi, con l'arguzia di
cavilli ribelli, dipingevano una rosea figura del futuro degli... Stati Uniti di Los Angeles!
ALZATI, POPOLO!12
Alzati, popolo! Getta via le catene reazionarie! Che senso ha opporsi all'avanzamento del
progresso?  inevitabile! E tu, popolo di questa gloriosa terra  una terra pagata a caro prezzo con le
vostre lacrime e il vostro sangue  dovete capire che la stessa Natura appoggia i Primissimi di Los
Angeles! Come?, chiederete. Come fa la Natura a sostenere questa gloriosa avventura? La domanda ha
una semplice risposta.
'La natura ha sostenuto il movimento dei Primissimi di Los Angeles per migliorare la vita di
tutti voi! Voi!'
Ecco alcuni dati:
Negli Stati che sono stati benedetti sono stati registrati:
52% di diminuzione dei reumatismi;
61% di diminuzione delle polmoniti;
Assideramento scomparso;
Incidenza del raffreddore comune diminuita del 73%!
Sono cattive notizie? Sono forse cambiamenti portati dall'anti-progresso?
No!
Ovunque sia andata Los Angeles, i deserti ne sono fuggiti, portando milioni di ettari di fertile
terra al nostro Paese. Dove un tempo c'erano solo sabbia, cactus e ossa sbiancate, ora ci sono piante e
alberi e fiori!
Questo volantino si chiudeva con un distico che fece montare la furia in tutta la nazione.
Canta, nazione, a vessilli spiegati
Los Angeles! Il Mondo del Domani!
La rivelazione dei Primissimi caus un'ondata reazionaria che attravers rapidamente tutto il
Paese. La rabbia divenne la nota dominante di questa controrivoluzione; rabbia per l'astuzia con cui i
Primissimi avevano distorto la verit nei loro opuscoli; rabbia per l'arrogante ipotesi che il Paese
avrebbe inevitabilmente capitolato di fronte a Los Angeles.
Gli slogan 'Abbasso gli amanti di Los Angeles!' e 'Rimandateli dove sono venuti!'
risuonarono per tutta la regione. Fu imposto al Congresso e alla firma presidenziale un provvedimento
che rendesse illegale il gruppo e dichiarasse la militanza in esso rea di alto tradimento. Gruppi di
fanatici aggiunsero una clausola addizionale, che imponeva la messa fuorilegge, il sequestro e la
distruzione di tutte le fabbriche di forniture per il tennis e la spiaggia. A questo punto, in ogni caso,
l'Associazione nazionale dell'industria manifatturiera entr in scena, e attraverso un uso ponderato di
vari metodi di pressione annull tale tentativo.
Nonostante questa improvvisa rappresaglia, i Primissimi di Los Angeles continuarono a
operare clandestinamente, e almeno uno degli incidenti causati dalle loro persistenti agitazioni fu
quanto avvenne nello Stato del Missouri.
In qualche modo, finora mai rivelato, i Primissimi ottennero il controllo della legislatura di
Stato e riuscirono a imporre un emendamento alla costituzione del Missouri che fu ratificato in tutta
fretta e rese quel Paese il primo legalmente parte della contea di Los Angeles.
Utter McKinley apre cinque nuove filiali nel Sudovest
Nei mesi seguenti emerse un notevole aumento nella produzione di automobili, in particolare
quelle decappottabili. Negli Stati colpiti dal Movimento di Los Angeles, ogni cittadino sembrava essere
affetto dal sintomo noto come 'automania'. L'industria dell'automobile entr cos in una fase di picco
della produzione, con le fabbriche che sfornavano vetture ventiquattr'ore al giorno, sette giorni su sette.
Nello stesso tempo, accanto alle fabbriche automobilistiche, ebbe luogo un exploit quasi folle
nella costruzione di ristoranti e drive-in. Tale crescita inarrestabile e rapidissima in tutti gli Stati Uniti
dell'Ovest e del Midwest si espanse secondo piani edilizi che andavano ben al di l del buon senso.
Tipico di quei progetti avventati fu il tentativo di scavare una montagna per costruirvi un cinema
accessibile alle auto13.
Con l'arrivo del mese di dicembre, il Movimento di Los Angeles ingoi l'Illinois, il
Wisconsin, il Mississippi, met del Tennessee e stava cominciando a lambire le coste di Indiana,
Kentucky e Alabama (non si far menzione dei profondi effetti che il Movimento ebbe sulla
segregazione razziale nel Sud, dal momento che tale argomento richiederebbe una trattazione a s
stante).
Fu circa in questo periodo che un'ondata di fervore religioso ossession la nazione. Come 
nella natura delle mente umana in occasione di una catastrofe, in molti si convertirono alla religione.
Numerosi culti trovarono messi da raccogliere per i loro mulini spirituali.
Fra tali movimenti, per esempio, gli adoratori della vigna di San Bernardino erano convinti che
Los Angeles fosse la reincarnazione della divinit Ochsalia, la vigna divina. I Figli dell'erba di San
Diego professavano invece una teoria secondo cui Los Angeles era la personificazione della loro dea,
che era rimasta nascosta per trent'anni prima che il Movimento si manifestasse.
Sfortunatamente per tutti gli interessati, un piccolo gruppo fascista inizi a prendere il
controllo di molti di questi culti, che altrimenti sarebbero rimasti inoffensivi, enfatizzando il loro
dominio secondo il motto di 'Potere e vigore'. In questo modo le semplici congregazioni religiose
presero sempre pi spesso a degenerare in semplici fronti politici che complottavano per rovesciare il
governo ed espandersi (documenti segreti ritrovati anni dopo rivelarono che una perfida confraternita
aveva intenzione di trasformare l'edificio del Pentagono in una pista coperta per le gare
automobilistiche).
In un periodo che prese avvio a settembre e si protrasse per anni, ebbe luogo anche una
deliberata espansione dell'industria cinematografica. Molti dei produttori pi importanti aprirono nuovi
studi di registrazione ovunque (per esempio la MGM ne costru uno a Terre Haute, la Paramount a
Cincinnati e la 20th Century Fox a Tulsa). L'associazione degli sceneggiatori apr succursali in ogni
grande citt, e il termine Hollywood divenne una denominazione pi generica di quanto non fosse in
passato.
Gli introiti delle aziende cinematografiche quadruplicarono, mentre cinema di tutti i tipi
venivano innalzati in continuazione ovunque a ovest del Mississippi, a volte uno accanto all'altro per
interi isolati14.
Tali costruzioni raramente venivano erette in modo adeguato, e spesso crollavano entro
qualche settimana dall'inaugurazione.
Eppure, nonostante l'incredibile quantit di cinema, i film erano prodotti in numero ancor
maggiore (ma non erano di migliore qualit). Fu per compensare questa situazione pericolosa per
l'economia che gli studi inaugurarono la pratica di bruciare i film al fine di mantenere la stabilit dei
prezzi di base. Ma questo caus il risentimento degli studi minori, che non producevano abbastanza
pellicole da volerne dare alle fiamme alcuna.
Un altro svantaggio nella produzione di film fu l'aumento esponenziale delle difficolt causate
da piccoli ma insistenti gruppi di pressione.
Una tipica setta era la Lega di Dallas contro i cavalli, che si opponeva strenuamente all'utilizzo
di equini nei film. La sua esistenza, insieme al crescente acquisto delle automobili che rendeva poco
fruttuoso l'allevamento dei cavalli, rese impossibile la realizzazione di film western cos come erano
stati concepiti fino ad allora. Il cosiddetto genere western si spost velocemente verso rappresentazioni
pi 'salottiere'.
ESTRATTO DI UNA SCENEGGIATURA-TIPO 15
Tex D'Urberville arriva a Doomtown, in Colorado: la sua Jaguar solleva una nube di polvere
in quella sonnacchiosa citt dell'Ovest. Parcheggia davanti al saloon Golden Sovereign e scende
dall'auto.  un mandriano alto e slanciato, impeccabilmente abbigliato con un gil, pantaloni di pelle
e un cappello a tesa larga, stivali e ghette grigio perla. Alla cintura ha una pesante sei colpi. Avanza
con un bastone di legno di palma con il pomello d'oro.
Entra nel saloon e tutti gli uomini presenti fuggono dal locale, lasciando solo Tex e un
minaccioso energumeno, che  dall'altra parte del bar.  Dirty Ned Updyke, furfante e pistolero ben
noto da quelle parti.
Tex (si toglie i guanti bianchi e si rivolge al barista fingendo di non aver notato Dirty Ned):
Versa un whisky con seltz a questo bravo ragazzo, per favore, Roger.
Roger: S, signore.
Dirty Ned sposta lo sguardo cupo sul proprio drink, ma non osa fare il gesto di estrarre la sua
pistola, una Webley automatica che tiene nascosta in una fondina sotto la giacca di tweed.
Ora Tex D'Urberville lascia vagare lentamente i suoi glaciali occhi azzurri per il saloon, fino
a posarli sulle fattezze corvine di Dirty Ned.
Tex: Dunque... tu sei quel disgustoso animale che ha sparato a mio fratello.
Di colpo i due estraggono le pistole, e avvicinandosi uno all'altro si salutano fieramente.
Ulteriore risultato da non sottovalutare fu l'effetto dell'aumento della produzione di film
politici. Il bisogno di lavoratori ad alto costo come scrittori, attori, registi e manovali era estremo, e la
moltitudine di nuovi ricchi, che avevano raggiunto il benessere in un tempo relativamente breve, si
trasform in un ben definito complesso di colpa che sfoci nella partecipazione a cosiddetti gruppi
liberali e progressisti. L'aumento dell'attivit radicale ebbe come effetto l'alterazione della storia
politica americana (anche questo  argomento che  opportuno approfondire separatamente per
un'appropriata valutazione delle sue diverse ramificazioni).
Altri due fattori tipici di questo periodo che vanno menzionati furono l'aumento dei divorzi,
causato dalla mitigazione delle leggi in merito in tutti gli Stati affetti dal Movimento di Los Angeles, e
i lenti ma inesorabili divieti posti sulla produzione di forniture per il tennis e la spiaggia messi in atto
da un rabbioso e potente gruppo all'interno dell'Associazione nazionale dell'industria manifatturiera.
Tali divieti condussero senza scampo a un breve periodo di tempo che equivalse alla cosiddetta
epoca del Proibizionismo degli anni Venti. In tale scellerato lasso di tempo, gente in cerca di emozioni
frequentava circoli del tennis clandestini in tutto il Paese, che spuntavano ogni volta che la perversa
richiesta del pubblico li rendeva speculazioni d'azzardo per uomini senza scrupoli.
Nei primi giorni del gennaio del 1983, il Movimento di Los Angeles raggiunse quasi la costa
atlantica. Il panico si diffuse nel New England e nelle regioni costiere meridionali. Il Paese intero e,
infine, Washington, risuonavano del grido 'Fermate Los Angeles!', e tutti i procedimenti governativi si
arrestarono a un punto morto nel caos che andava prendendo piede. L'applicazione della legge si
atrofizz, ondate di crimine si diffusero nella nazione e la situazione si fece cos seria che perfino i
Primissimi di Los Angeles, considerati dei fuorilegge, potevano incontrarsi liberamente per le strade.
L'11 febbraio 1983 il Movimento di Los Angeles super il fiume Hudson e invase l'isola di
Manhattan. Carri armati lanciafiamme si dimostrarono inutili contro quel flusso invincibile. Nel giro di
una settimana, le linee della metropolitana vennero chiuse e le vendite di automobili triplicarono.
Nel marzo del 1983 gli unici Stati ancora non toccati erano il Maine, il Vermont, il New
Hampshire e il Massachusetts. Tale condizione fu spiegata tempo dopo dall'adattamento del fungo al
suolo roccioso del New England e alle avverse condizioni meteorologiche.
Quegli Stati settentrionali, cos periferici e inermi, fecero ricorso a misure straordinarie nel
vano tentativo di evitare la terrificante invasione. Alcuni di essi legalizzarono l'omicidio di coloro che
presentavano i sintomi dell'Ellieitis. Sui giornali le notizie di sparatorie, accoltellamenti, avvelenamenti
e uccisioni per strangolamento divennero cos comuni in quel periodo di 'ultima trincea' che i
quotidiani inaugurarono una sezione giornaliera dedicata unicamente a questi fatti.
BOSTON, 13 Aprile  Sono state celebrate oggi le esequie del signor Abner Scrounge, ucciso
da un colpo di pistola dopo essere stato trovato nel garage di casa sua mentre cercava di rimuovere il
tettuccio della sua Rolls-Royce con un apriscatole.
La storia della coraggiosa battaglia che Boston condusse per mantenere la propria dignit
potrebbe da sola costituire un tomo voluminoso. Il racconto di come intrepidi cittadini di quell'antica
citt rifiutarono di rinunciare ai loro diritti, scegliendo il suicidio di massa pur di non sottomettersi  un
esempio di enorme coraggio e grandiosa sofferenza in circostanze insormontabili.
Ci che accadde quando il Movimento inglob i confini degli Stati Uniti (nome ben presto
messo da parte)  materiale per un altro scritto. Un breve cenno, in ogni caso, pu essere fatto per
quanto riguarda l'immenso sforzo conosciuto come il movimento 'Bacon e Waffle', che cerc di
garantire 750 dollari al mese a ogni persona di Los Angeles che avesse pi di quarant'anni.
Con questo incentivo messo a disposizione della gente, le legislature di Stato si ritrovarono
impotenti di fronte alla valanga di richieste dei cittadini, e nel giro di tre anni tutta la nazione era
entrata a far parte di Los Angeles. La sede del governo venne posta a Beverly Hills e in breve furono
inviati in tutta fretta ambasciatori nei Paesi stranieri.
Dieci anni dopo il continente del Nordamerica cadde, e Los Angeles si stava gi insinuando
nell'istmo di Panama.
Poi giunse quel giorno fatale del 1994.
Nell'isola di Pingo-Pongo, Maona, figlia del comandante Luana, si avvicin a suo padre.
...
.
...
FINE.

Note
1. In italiano nell'originale.
2. In italiano nell'originale.
3. In italiano nell'originale.
4. John Gunther, Dentro l'America, p. 44.
5. Henry G. Alsberg (ed.), La guida americana, p. 1200.
6. Symmes Chadwick, Affogheremo il mondo?, Southwestern Review IV (estate 1982), p. 698 e sgg.
7. Guillaume Gaulte, Le teorie dell'acqua del cielo sono false, Jaune Journale (agosto 1982).
8. Harry L. Shuler, Non cerchiamo questo mondo, South Orange Literary Review XL (settembre 1982), p. 214.
9. H. Brahm, Los Angeles  viva?, Los Angeles Sunday Examiner, 29 ottobre 1982.
10. Ellieitis: I sintomi, AMA pamphlet, autunno 1982.
11. Fritz Felix DerKatt, La ricerca della spiaggia, Einzweidrei, novembre 1982.
12. Il Manifesto di Los Angeles, Primissimi Press, inverno 1982.
13. L. Savage, Rapporto sul drive-in di Grand Teton, Fortune (gennaio 1983).
14. Gulls Creek ottiene il suo cinema, pubblicato su The Arkansas Journal, 12 marzo 1983.
15. Maxwell Brande, Altercation at Deadwood Spa, Epigram Studios (aprile 1983).
